BelPaese di nome. E di fatto? – Bufera Schmidt: il classico lamento italiano

0 895

BelPaese di nome. E di fatto? – Bufera Schmidt: il classico lamento italiano

Ancora una volta al centro della forca mediatica c’è l’attuale direttore degli Uffizi Eike Schmidt. L’obiettivo della riforma Franceschini prevedeva la nomina di 20 super direttori per riformare un sistema museale ormai addormentato e indifferente al pubblico italiano ed internazionale. Forse siamo andati un po’ oltre la previsione di partenza. Sembra esserci infatti una maledizione su questo programma che da quando è andato in porto (nell’agosto 2015) è perennemente al centro di discussioni e sulle pagine dei giornali.

Ministro Dario Franceschini

Per prima c’è stato lo sgomento tutto italiano per la nomina straniera.
Milioni di indignati che gridavano contrariati a gran voce: “Ma come uno straniero a capo del nostro museo, non c’è nessun italiano in grado di diventare direttore?“.
Si parlava di un museo nostro, quando probabilmente la maggior parte di loro non ci era neanche mai entrata in un museo.
Superata a fatica questa fase del primo anno, storcendo un po’ il naso, tutti aspettavano i nuovi direttori al varco, pronti a gioire al primo errore, e intanto l’opinione pubblica rimaneva in sordina in  attesa dei ricorsi, sperando in una giustizia superiore che rimettesse le cose al proprio posto.

Sono stati momenti tristi in cui i titoli di giornali parlavano di un’Italia spaccata in due, di fazioni opposte: dell’italiano e dello straniero. E nel frattempo i direttori neo eletti si sentivano diversi e dovevano presentare le loro idee in punta di piedi, nella speranza di essere accettati.
Sarà stato il momento storico purtroppo intollerante che stiamo vivendo ma siamo stati in grado di innalzare barriere in un mondo in cui non sono mai esistite. Se c’è un settore in cui non esistono frontiere è proprio quello dell’arte.

Non ultima arriva il tira e molla del TAR. Imbarazzanti ricorsi che si susseguivano sulla legittimità o meno delle nomine. Se volevamo far parlare dei nostri musei a livello internazionale ci siamo riusciti: mezza Europa ne è rimasta sbigottita. In quel frangente si parlava solo di concorsi truccati, di un sistema museale immobilizzato ma nessuno che si soffermava mai sui programmi avviati. Le notizie che dovevano trapelare, su cui l’opinione pubblica doveva discutere, su cui TV e giornali dovevano riflettere dovevano essere proprio queste. Cosa sta facendo il direttore Bradburne a Brera? Quali le novità proposte da Bellenger per Capodimonte? Come sta cambiando la Reggia di Caserta con l’arrivo di Felicori?
Chissà perché questi discorsi non suscitano mai l’interesse sperato, perché i riflettori non si accendono mai sul lavoro concreto ma solo sull’errore. È più facile discutere di Schmidt quando viene additato come “traditore” invece che chiedergli cosa ha fatto in questi due anni a capo degli Uffizi.

Si perché è notizia degli ultimi giorni l’annuncio del ministro austriaco che Eike Schmidt nel 2019 sarà il nuovo direttore del Kunsthistorisches Museum di Vienna. Partirà alla fine del suo attuale mandato, non abbandona certo gli Uffizi all’improvviso, eppure in Italia la stessa opinione pubblica che lo accusava di ricoprire una carica disonesta, e che praticava il ricorso, in questi giorni lo piange e lo chiama traditore, come un’amante ferita. Adesso il direttore degli Uffizi sta bene e piace a tutti e quindi non può lasciare la carica –ricordiamo a fine mandato- ma deve rimanere e anzi continuare con la proroga. Un paradosso tutto italiano!

Direi che per il 2019 c’è ancora tempo, la riorganizzazione interna che sta tentando di attuare Schimdt è comunque un cambiamento per gli Uffizi che ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti e che vedremo, si spera, anche dopo la sua partenza. La linea intrapresa sta aprendo il museo alla comunicazione, alla sua città, all’educazione e alla ricerca ma per farlo la squadra organizzativa ha bisogno di poter lavorare con serenità! Ben vengano questi dibattiti così popolari e accesi ma che siano sulle attività concrete dell’istituzione museale.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.