Oriana Fallaci: personaggio scomodo per la libertà d’espressione

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Oriana Fallaci: personaggio scomodo per la libertà d’espressione

Così Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) racconta le sue origini in La vita di Oriana narrata da Oriana stessa per i lettori dell’Europeo, un testo inviato al collega Salvatore Giannella e destinato ai lettori della rivista con cui collaborava:

Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa.

Oriana Fallaci: personaggio scomodo per la libertà d'espressioneOriana Fallaci, giornalista tanto capace quanto controversa, nasce a Firenze il 29 giugno 1929. Il padre Edoardo è un attivo antifascista che coinvolge la figlia nella Resistenza. Infatti, Oriana vi partecipa fin da giovanissima, unendosi al movimento clandestino Giustizia e Libertà. Ma anche la madre ha un ruolo fondamentale nella formazione del suo carattere e nella sua crescita intellettuale: è una donna forte e coraggiosa e sostenitrice delle idee del marito, e Oriana condivide con lei la passione della lettura. Proprio i pochi risparmi della famiglia vengono investiti nell’acquisto di libri, ed è forse la loro presenza in casa a spingere Oriana, fin dalla più tenera età, sulla via della scrittura: «Quando avevo cinque-sei anni non concepivo nemmeno un mestiere che non fosse il mestiere di scrittore. Il giornalismo all’inizio per me fu un compromesso, un mezzo per arrivare alla letteratura», ammette lei stessa. Scrittore, non scrittrice, sarebbe rimasto per sempre il suo modo di definire se stessa.

Gli anni della Resistenza partigiana,  per i quali avrebbe poi ricevuto un attestato al valore, la aiutano a sviluppare quell’autodisciplina e quell’acutissimo senso del dovere che l’avrebbero resa una lavoratrice instancabile fino agli ultimi giorni di vita. A questo punto, essendo impossibile riportare con dettaglio l’intera carriera della giornalista, dai primi articoli all’ascesa, fino al successo planetario, ci soffermeremo solo sugli eventi principali della sua vita, in modo da mettere in risalto le capacità, la caparbietà e l’eccellente professionalità di una giornalista tanto abile quanto dibattuta, appunto.

I primi contatti tra Oriana Fallaci e il giornalismo si possono far risalire all’età di diciassette anni, quando Il Mattino dell’Italia Centrale, un quotidiano fiorentino, nel 1946 pubblica il suo primo articolo. Dopodiché, nel  1954 Oriana si trasferisce a Roma e viene assunta da Arrigo Benedetti, all’epoca direttore dell’Europeo, per occuparsi di “fatti romani”. È allora che la Fallaci comincia ad elaborare e mettere a punto quel modo inedito di realizzare le sue interviste che nel giro di pochi anni l’avrebbe resa celebre e proiettata (pur essendo una donna alle prese con una professione quasi esclusivamente maschile) ai vertici del giornalismo mondiale. È una tecnica unica quella che Oriana crea gradualmente negli anni Cinquanta e sviluppa in totale autonomia tra gli anni Sessanta e Settanta. Inoltre, sempre grazie all’Europeo Oriana vede realizzarsi uno dei suoi primi sogni: il viaggio negli Stati Uniti. Un paese che sembrava inarrivabile ma che viene raggiunto dalla giornalista nel 1955.

Oriana Fallaci: personaggio scomodo per la libertà d'espressioneDopo ciò ad Oriana viene affidata un’inchiesta sul ruolo delle donne e sul loro modo di vivere dall’altra parte del mondo, in Oriente. Così la stessa Fallaci narra quel viaggio, dando vita al libro dal titolo Il sesso inutile. Oriana Fallaci conquista così un territorio professionale che, fino a quel momento, è sempre stato prerogativa maschile. Ciò concorre non poco a creare la figura della Fallaci, sia agli occhi del mondo, sia nelle dinamiche più personali che forgiano il suo carattere indomito. Una giornalista sempre in viaggio, abituata a visitare i Paesi più lontani, capace di denunciare i maltrattamenti inflitti alle donne e a schierarsi senza problemi contro gli uomini, diventa un personaggio scomodo. Ma questo non la frena, anzi le dà la forza di proseguire e di entrare in piena competizione con i suoi colleghi maschi.

Il  1967 è l’anno della svolta: per conoscere da vicino il dramma della guerra, chiede (e ottiene) di seguire come inviata il conflitto nel Vietnam. In prima linea anche nei combattimenti più feroci, Oriana vive sulla propria pelle l’odio tra soldati, la comune paura di morire, l’irrazionalità di scontri a fuoco di una violenza disumana. La Fallaci crea così un nuovo modo di fare informazione: arricchisce la pura cronaca con le rivelazioni e gli stati d’animo di chi quella guerra la fa e la subisce.

Il 1968 è  l’anno in cui Oriana, trovandosi a Città del Messico alla vigilia delle Olimpiadi, il 2 ottobre viene coinvolta nella strage di Piazza delle Tre Culture. Viene apparentemente ferita a morte dalla polizia che spara sugli studenti. Tale drammatica esperienza, insieme a quella del Vietnam, unite alla mole del lavoro di scrittura, rendono la giornalista  ancora più severa e rigorosa, sia con se stessa sia con gli altri. Di conseguenza, l’odio verso le dittature e ogni forma di limitazione della libertà dell’uomo (maturato negli anni dell’infanzia sotto il fascismo) ha contribuito ancor più alla determinazione e alla verve che le rendono possibile anche limpossibile.

La tecnica delle sue interviste, in continua crescita ed evoluzione, riesce a insediarsi sempre più a fondo nei meccanismi dei giochi di potere: quel potere che tanto affascina Oriana e che allo stesso tempo ripugna. Capirne le trame più segrete è la sua più grande ambizione. Sono essenziali gli interrogativi che la guidano: perché alcune persone piuttosto che altre hanno il potere tra le mani? Sono più intelligenti, più furbe, o soltanto più ambiziose e quindi pronte a calpestare chiunque capiti sulla loro strada? Il potere è sempre uno strumento orribile oppure è possibile che chi lo possieda sia innocente, semplicemente meritevole?

Dopo il periodo delle interviste ai grandi della Terra, Oriana raggiunge un successo a livello planetario grazie alla pubblicazione di due libri che lasciano il segno nella storia dell’editoria: Lettera a un bambino mai nato e Un uomo. Entrambi autobiografici, sono ispirati dall’amore profondo e tormentato tra Oriana e Alexandros Panagulis, meglio conosciuto con il diminutivo Alekos, uno dei leader della Resistenza greca alla dittatura dei Colonnelli.

Oriana Fallaci: personaggio scomodo per la libertà d'espressioneDopodiché, paradossalmente, seguono anni di ritiro e di silenzio per dedicarsi alla grande saga della sua famiglia e combattere la sua spietata guerra personale contro il cancro. Tuttavia, dopo la  tragedia delle Twin Towers Oriana sente di nuovo la necessità di scrivere: sarà proprio in questa occasione, in seguito alla pubblicazione di un lungo articolo sul Corriere della Sera, che avrà inizio un dibattito senza precedenti in Italia e all’estero. Il pamphlet della giornalista, infatti, incisivo e di grande forza espressiva, analizza e approfondisce in modo articolato e complesso le problematiche, gli attriti e i dilemmi innescati dallo scontro di civiltà tra Occidente e Islam. La scrittrice rimarca senza mezzi termini l’ottusità dell’Islam e l’impossibilità di una convivenza serena, richiamando la coscienza dei lettori a ricucire l’orgoglio ferito con la rabbia e la razionalità. Dopo quest’ultimo j’accuse per Oriana sarà impossibile tirarsi indietro dalle critiche, dagli attacchi e dai continui diverbi sulla sua figura.

Tuttavia, la scrittrice ribadirà sino alla fine la sua spontanea unicità, il suo desiderio di rimanere, nonostante l’età, sempre lontana da ogni schema del politically correct: «Apro la mia boccaccia. […] E dico quello che mi pare» afferma in un’ultima intervista. Oriana Fallaci morirà il  15 settembre 2006 a Firenze.

Forse, oggi come allora, sembra che ce ne siamo dimenticati, ma è proprio questo il diritto principale di un giornalista: la libertà d’espressione.

Marianna Fangio per MIfacciodiCultura

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