Margaret Keane, grandi occhi ciechi nell’ombra di un abile mercante

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Margaret Keane, grandi occhi ciechi nell’ombra di un abile mercante

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Amy Adams in “Big Eyes”

Oggi Margaret Keane, protagonista (e vittima) di una delle vicende più singolari di plagio della storia dell’arte americana, spegne 90 candeline. Nata Peggy Doris Hawkins, è al momento una delle artiste più prolifiche al mondo e un’icona del riscatto dell’arte al femminile. La sua storia di donna e artista è narrata in Big Eyes, film di Tim Burton del 2014.

Nata nel sud degli Stati Uniti (Nashville, 15 settembre 1927), fin dalla tenera età il disegno e la pittura sono per la timida Margaret un mezzo per esternare le domande esistenziali. Traspone i suoi tanti perché negli occhi di bambini spauriti, emaciati, dipingendo con tratto delicato occhi grandi, irreali, lucidi: perché viviamo, se il mondo è così spaventoso, così crudele? Perché Dio permette che esista il dolore e che i bambini soffrano?

Fin da bambina, dunque, Margaret riversa nella pittura le sue inquietudini, la sua insicurezza,. Quegli occhi così grandi sono ancora oggi il suo segno artistico distintivo, ma l’angoscia ha ottenuto delle risposte nella lettura della Bibbia. Con la conversione religiosa della pittrice, gli occhi, specchio dell’anima, si sono riempiti di gioia.

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“Big Eyes”

Margaret si sposa. È una donna fragile, a parole non si sa difendere. Scappa da questo primo matrimonio infelice , sale in macchina senza portarsi via nemmeno uno straccio. Siamo negli anni ’50. Porta via con sé la figlia Jane e la maledizione di una donna separata, con questa frivolezza dell’amore per la pittura. Negli anni ’50 una donna che abbandona il marito è una donna ingrata, una donna che dipinge è una sovversiva e un’ingenua: le donne non devono sentirsi in diritto di cambiare il mondo. «Suo marito approva che lei lavori?».

In un pomeriggio di sole del 1955, Margaret sta cercando di vendere per pochi spiccioli i suoi dipinti in una strada di San Francisco. Si firma ancora col cognome del primo marito: Margaret Ulbrich. Quel pomeriggio primaverile segna l’inizio di un nuovo amore insano e di una vita nell’ombra. Margaret sposa Walter Keane, un sedicente pittore, un bugiardo patentato, un diabolico megalomane.

Margaret Keane, grandi occhi ciechi. Un matrimonio val bene una messa. Walter promette agiatezza economica, un futuro prospero, una grande casa con la staccionata bianca. Margaret Keane soffocò il suo essere donna e artista nella speranza di una staccionata bianca. Mentì a sua figlia, così presente nei suoi quadri, e cadde nella trappola di un uomo che diceva di amarla e apprezzarla anche artisticamente.

Walter e Margaret Keane
Walter e Margaret Keane

Walter Keane cominciò ad escogitare una delle più proficue speculazioni commerciali della storia americana: riservò per sé gli oneri e gli onori della pittura della moglie. Margaret Keane visse per una decina d’anni segregata nell’atelier della sua bella casa con piscina e staccionata bianca, 16 ore al giorno dedicate alla pittura, senza che nessuno sapesse che tra i fumi della trementina c’era una donna assoggettata ai ricatti del marito.

La donna non è intraprendente, la donna non vende l’arte: e così Walter Keane convinse la moglie a dipingere nell’ombra alla velocità di una stampatrice industriale e lui riuscì a far credere al mondo intero di essere il creatore di quella stirpe di bambini dagli occhi grandi. I Big Eyes divennero un fenomeno commerciale di massa, un’arte per tutti. Chi non poteva permettersi il lusso di acquistare una tela, si accontentava di una cartolina e di un poster a pochi spiccioli nei supermercati. Parallelamente ad Andy Warhol, Walter Keane inventò la serialità dell’arte.

the-stray-kean-eyes-gallery-san-franciscoNel film dedicato alla vicenda di Walter e Margaret Keane, Tim Burton ci mostra lo schifo del mondo dell’arte, di quell’arte venduta per profitto, quell’arte che Walter Keane non sapeva nemmeno descrivere con parole sue. Cosa significavano quei grandi occhi? Margaret cercò di insegnare a Walter come dipingerli (senza riuscirci) e instillò in lui le parole per descriverli.

Walter si eresse a paladino dei diritti dei bambini, ma il mito cominciò a barcollare quando Margaret Keane decise di dire la verità in un programma radiofonico. Divorziò e intentò un processo. Lo vinse.

In tribunale il giudice chiese agli ex coniugi di dipingere una tela nell’arco di un’ora. Il processo passò alla storia: Margaret concluse il suo ennesimo dipinto in 53 minuti, Walter non incominciò nemmeno e, pur perdendo la causa, fino al giorno della sua morte accusò la ex moglie di aver ordito un complotto contro di lui. Morì nel 2000, alcolista e senza un soldo in tasca.

Se non fosse esistito quel marito avido di successo, saremmo qui, oggi, a scrivere di Margaret Keane e dei grandi occhi da lei dipinti, che lei continua a vendere online sotto forma di poster e cartoline?

Dobbiamo forse arrivare alla conclusione che sono gli abili mercanti, gli uomini sleali, a creare i grandi artisti?

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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