“American Beauty”: la Bellezza esiste, la perfezione no!

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American Beauty: la Bellezza esiste, la perfezione no!

American BeautyAmerican Beauty è stato definito dalla critica una satira delle ossessioni del ceto medio americano: i temi trattati vanno dall’amore romantico alla paternità e all’identità. Il film è un’indagine visiva che strizza l’occhio alle trame tipiche del noir dove lo spettatore è chiamato a scoprire chi o cosa è la Bellezza autentica. Il titolo sembra suggerire la promessa del Sogno Americano: riuscire a ottenere, dal nulla, tutto ciò che si è sempre desiderato. Successo, soldi, una casa e un lavoro da sogno… In altre parole, una vita assolutamente perfetta. Ma è la vera felicità? Per capire, occorre guardare più vicino: look closer, come suggerisce la tagline.

American Beauty esce al cinema il 15 settembre del 1999. La sceneggiatura è di Alan Ball (True Blood e Six Feet Under), mentre la regia è di Sam Mendes (Skyfall, Era mio padre, Revolutionary Road per citarne alcuni): ai Premi Oscar del 2000, il film conquisterà le statuette più ambite nelle categorie Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore Protagonista, Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Fotografia. Più tre Golden Globes e sei BAFTA! 

La storia è narrata dalla voce fuoricampo del defunto Lester Burnham (Kevin Spacey), un quarantenne padre di famiglia, che descrive la sua come un’esistenza apatica: odia il suo lavoro e si sente come se fosse già morto. Per di più, sua moglie Carolyn e sua figlia Jane lo ritengono un fallito, tuttavia, i Burnham appaiono come il ritratto dell’American Way of Life. Le vite dei personaggi si intrecciano con quelle dei nuovi vicini, i Fitts, un’altra tipica famiglia americana: padre ex militare e omofobo, moglie sottomessa affetta da depressione cronica e un figlio adolescente appena uscito dalla clinica psichiatrica. Aggiungete citazioni dei classici della Golden Age hollywoodiana e la cornice del quadretto familiare sarà pronta a implodere!

Penso che stavo raccontando di come sta diventando sempre più difficile condurre un’esistenza autentica, quando viviamo in un mondo che sembra puntare i riflettori sull’apparenza.

Alan Ball

Ball è sconcertato dal materialismo che impregna la società americana, la quale ha sacrificato la propria autenticità in nome dell’apparenza e del prestigio sociali. Centinaia di persone comprano, consumano, si sforzano di vivere una vita perfettamente costruita e una volta raggiunto l’obbiettivo, si scoprono infelici e insoddisfatti. O peggio, invidiosi del proprio vicino, che magari è nella stessa condizione! Tutto per non rompere l’illusione di avere potere sul proprio destino e su quello degli altri.

American BeautyUna delle prime immagini che Mendes presenta è quella della perfetta rosa rossa recisa dal suo gambo: la metafora della perdita di spontaneità, tagliata dalla sua fonte vitale. All’interno del film, la rosa recisa simboleggia la bellezza falsa e superficiale, infatti rose rosse sono inquadrate in ogni scena chiave. La rosa è il simbolo cliché dell’amore romantico: costosa, ricercata, ma anche ordinaria e senza immaginazione. Mendes vuole che il pubblico metta da parte l’apparenza e non si lasci lavare il cervello dai valori sbagliati. E le scene più memorabili di American Beauty servono proprio a tale scopo: mostrare ciò che Bellezza non è.
Rose rosse accompagnano la fantasia erotica di Lester sulla giovane Angela, la migliore amica di sua figlia Jane. La bionda cheerleader innesca il risveglio dei sensi di Lester: Angela è il nuovo Sogno Americano, qualcos’altro che si desidera intensamente possedere. Alla fine, la fantasia di Lester si rivela una menzogna poiché la giovane Lolita è una comune rosa rossa: insicura, non sincera, terrorizzata all’idea di essere ordinaria.
Nella sequenza iniziale, la rosa è associata anche a Carolyn Burnham. Ella, da ragazza spontanea, è diventata una donna spaventata, piena di ansia e frustrazione, ossessionata dall’ordine. Carolyn vive come le rose recise che mette in mostra nei vasi di cristallo in giro per la casa come a dire: fate come me, continuate a cercare la bellezza in posti banali, la soddisfazione nei beni materiali e diverrete cinici e disincantatati!

Secondo American Beauty, che aspetto ha la vera Bellezza? Essa appare quando Ricky mostra a Jane la cosa più bella che ha filmato con la videocamera che porta sempre con sé. Lontano dalle costose e finte rose rosse, il video fa vedere qualcosa che la massa considera senza valore, da buttare: una busta di plastica.

American BeautyLa Bellezza è nello sguardo con cui osserviamo la realtà: pura esperienza dei sensi. Unica e irripetibile. Mi viene in mente solo un verbo da associarle: fluire. Un’azione che comporta il divenire, il cambiamento. Come insegna Platone, un ideale non potrà mai essere riprodotto al di fuori dei limiti, cioè dei sensi, del corpo umano. L’immagine finale sarà sempre imparziale, imperfetta. La Bellezza, come ogni idea, non è fatta per essere riprodotta, ma per essere ricordata. Dal greco antico, letteralmente: rievocare qualcosa che sta a cuore. American Beauty mostra come definire la Bellezza, con lo sguardo o il linguaggio, equivalga a sprofondare nel sublime. L’unica cosa da fare è abbandonarsi, ricordare di essere vivi e amare ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo.

Lester Burnham

Margherita Montali per MifacciodiCultura

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