Peter Singer e l’altruismo efficace: anche le emozioni devono essere logiche

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Peter Singer e l’altruismo efficace: anche le emozioni devono essere logiche

Quante volte abbiamo ragionato seguendo la dialettica separativa tra la sfera emotiva e quella razionale, tra il sentimento e la logica? Due mondi considerati differenti, rispondenti a leggi diverse e non accomunabili. Secondo Peter Singer (Melbourne, 6 luglio 1946), filosofo settantenne e saggista professore all’Università di Princeton, esiste invece un fondamento di calcolo dietro alle migliori scelte d’altruismo solidale che possiamo prendere all’interno della società. Ciò che il professore sostiene è il concetto definito  altruismo efficace. Solamente in quest’ottica, il nostro aiuto verso i bisognosi può rivelarsi effettivamente utile e valido. L’altruista efficace è colui che di fronte a un clochard capisce che vuole rendere il proprio servizio affinché venga migliorata la situazione sociale, o colui che nella consapevolezza del dramma dei migranti avverte la necessità di dover intervenire per apportare un proprio contributo, per esempio. Ma come fare? Calcolando, valutando, razionalizzando la situazione e incanalando nella maniera più ottimale le possibili soluzioni, e optando, infine, per quella logicamente più giusta per le altre persone.

Il filosofo Peter Singer

L’ultimo libro scritto dal filosofo che diffonde tale teoria è uscito presso le edizioni Sonda con il titolo La cosa migliore che tu puoi fare. Che cos’è l’altruismo efficace. In questo testo, Peter Singer pone al centro del discorso l’eticità alla base delle questioni morali all’interno della nostra epoca. L’idea rivoluzionaria di altruismo efficace viene espressa secondo una descrizione di vita che deve tendere sempre ad agire secondo il miglior modo possibile, intraprendendo una strada della razionalità su cui incamminarsi e fondare le proprie opere di beneficenza e solidarietà. Questo renderebbe tutti noi persone migliori, dal momento che riusciremmo ad aiutare gli altri nel modo oggettivamente migliore. Un’ampia disamina di esempi correda la descrizione di questa inedita concezione dell’agire solidale: vi si ritrovano testimonianze e casi reali che dimostrano, nella loro completa riuscita, l’applicazione dell’altruismo efficace. Vi sono, tra le tante deposizioni riportare, battaglie per la salvaguardia del pianeta, per la tutela della cultura e i suoi beni trascurati, per la difesa degli animali o per contribuire a contrastare la fame e la povertà presenti nel mondo.

Un’analisi che fa emergere come il guadagno di una persona possa essere indirizzato verso l’ottica della donazione, ma facendolo in maniera pienamente lucida e logica. Secondo Peter Singer, ogni volta, dunque, che vogliamo renderci utili per la società o per l’ambiente, dovremmo chiederci: qual è l’azione migliore che potrei fare? Sarebbe il gesto più efficace?

Talvolta, soprattutto laddove si parla di prementi questioni urgenti, le persone agiscono d’impulso, spinte dalla rabbia per l’ingiustizia della situazione e applicano le loro forze senza porsi dubbi o domande. L’emozione del momento può portarci a compiere gesti che non centrano efficacemente gli obiettivi, e questo solamente perché non abbiamo lasciato che la logica guidasse le nostre gesta. Perciò, in tutta calma e sincerità, Peter Singer dichiara come una persona che dispone di un ingente patrimonio e guadagno mensile abbia effettivamente più doveri economici verso la società, verso la donazione a scopo solidale e benefico. E, infatti, ha affermato:

Una persona ricca, con uno stile di vita sobrio, può destinare a scopi umanitari molti più soldi di un povero. Mi viene in mente l’esempio di Matt Wage, un mio ex allievo all’università di Princeton conosciuto nel 2009. […] Matt aveva ragionato molto sull’altruismo efficace, per individuare quale carriera perseguire per fare il meglio che poteva. Invece di intraprendere la carriera universitaria, decise di lavorare per una grande società finanziaria a Wall Street. Guadagnando di più, infatti, sarebbe stato in grado di donare assai di più del 10 per cento del suo stipendio. Un anno dopo la laurea, Matt stava già donando una somma a sei cifre, salvando un centinaio di vite.

E allo stesso modo si pronuncia, anche, sull’infelice fenomeno dei migranti: l’accoglienza di questi ultimi merita un approccio e un agire che non posso trascendere la razionalità applicativa. Viene riconosciuto come accogliere profughi e  migranti comporti dispersione di forze e dispendio economico,  ma se nel dibattito europeo venisse applicato l’altruismo efficace – basato dunque su ciò che sarebbe più giusto fare, senza lasciare che le emozioni condizionino le decisioni – allora converremmo che la soluzione migliore sarebbe portare aiuti direttamente nei Paesi da cui giunge la gente figlia della disperazione. Si potrebbero sostenere la Giordania e la Libia, che ospitano il maggior numero di rifugiati siriani, affinché vengano evitate a priori le traversate nei mari della morte.

Una logica sentimentale ed emozionale, in sostanza, quella di Peter Singer, che è in grado di guardare al meglio e al giusto che sono comunque ravvisabili nella culla della solidarietà e della beneficenza. Ovviamente, l’altruismo efficace non riguarda solamente questioni di portata internazional-mondiale come la fame nel mondo o la questione dei profughi e immigrati morti in mare, ma dovrebbe risultare un metodo applicabile in ogni nostra decisione quotidiana. Anche se tendiamo a legittimare e giustificare le nostre emozioni come accettabili e giuste solo perché, appunto, emozioni, si potrebbe forse, grazie all’altruismo efficace, riordinare il caos dell’irrazionalità passionale e sentimentale per un mondo più efficace e giusto?

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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