“Arrivano i Paparazzi!”: viaggio tra gli scatti più indiscreti e rubati

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Arrivano i Paparazzi!: viaggio tra gli scatti più indiscreti e rubati

Tazio Secchiaroli, Rugantino, spogliarello di Aiché Nanà, Roma 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli
Tazio Secchiaroli, Rugantino, spogliarello di Aiché Nanà, Roma 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

Apre oggi la mostra Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi presso il CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino dedicata alla controversa figura del paparazzo, dalla sua nascita fino al suo ruolo oggi nel mondo dello spettacolo.

Il percorso espositivo non può che partire dalla Roma degli anni ’50, quella raccontata ne La Dolce vita di Fellini, film in cui viene tra l’altro coniato il termine paparazzo: uno dei fotografi che si occupa di seguire ed immortalare i divi del cinema si chiama per l’appunto Paparazzo e per estensione, questo personaggio farà nascere una parola utilizzata in tutto il mondo per definire una professione ben precisa, quella dedicata allo scatto rubato.
Tazio Secchiaroli, Marcello Geppetti, Elio Sorci, Lino Nanni furono solo alcuni degli uomini che negli anni ’50 e ’60 mostrarono ai comuni mortali i personaggi famosi che popolavano via Veneto e i suoi locali, e dei quali sono in mostra molte fotografie che ci mostrano come costoro abbiano contribuito alla formazione di una certa estetica e di un certo modo di intendere la comunicazione delle notizie.

Ellen von Unwerth, Kate Moss and David Bowie, 2003 © Ellen von Unwerth

Ma oltre a questo aspetto più “romantico” della fotografia di costume vista come una testimonianza importante di un’epoca, Arrivano i Paparazzi! mette in luce anche gli aspetti negativi dell’attività invasiva dei paparazzi, a partire dall’ossessione fino ad arrivare all’invasione della privacy dei personaggi più popolari. Jackie Kennedy e Lady D, per esempio, sono state letteralmente perseguitate dai fotografi, tanto che si sospetta sia stato proprio un flash a far sbandare il guidatore dell’auto sulla quale Diana morì, che scappava a tutta velocità da altrettante spietate macchine fotografiche.

Mentre nel corso del tempo l’attenzione dei paparazzi si è concentrata sempre più sugli uomini politici e sulle loro consorti, come dimostrano le due donne sopracitate, più che sui divi del jet set, la moda ha sfruttato il concetto di fotografia rubata e l’ha utilizzato per campagne pubblicitarie d’effetto, come quelle firmate da Ellen von Unwerth, di cui troviamo alcuni esempi in mostra.

Arrivano i Paparazzi! può e deve essere uno spunto di riflessione sul ruolo e il significato oggi della fotografia e del mistero che circonda i famosi: dopotutto nel 2017 chi ha voglia o desiderio di essere conosciuto o apprezzato, non ha bisogno di andare in locali esclusivi sperando che fuori vi sia appostato qualche solerte paparazzo, oggi la notorietà è a portata di selfie. È possibile poi documentare la propria esistenza attraverso il mezzo fotografico mettendo in crisi la figura del paparazzo, al quale non resta che indagare ciò che sui social non è mostrato oppure smontare l’immagine del vip di turno, studiata ma irreale.

Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

La categoria dei paparazzi quindi non è però ancora del tutto annientata per la sfortuna dei vip assediati dai fotografi, ma ha perso sicuramente la sua fondamentale importanza nel processo di narrazione dei protagonisti della cronaca rosa, anche perché oggi il concetto di scandalo è decisamente diversa rispetto a quella di 60 anni fa: lo spogliarello di Aiché Nanà oggi farebbe scandalo come fece nel ’58? Sicuramente no.

Arrivano i Paparazzi! Fotografi e divi dalla Dolce Vita a oggi
A cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino
dal 13 settembre 2017 al 7 gennaio 2018

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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