Andrea Mantegna e i Gonzaga, tra fasti celebrativi e diplomazia

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Andrea Mantegna e i Gonzaga, tra fasti celebrativi e diplomazia

Nel Quattrocento, Andrea Mantegna (Isola di Carturo ?, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506) visse in tre dei centri culturali più importanti di quello che ante litteram si può chiamare il Nord Italia: Padova, Ferrara e Mantova.

Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù

Fu un innovatore in chiave rinascimentale e antiquaria, presentando in primo luogo nello stimolante ambiente patavino – fondamentale per comprenderne la genesi stilistica e compositiva – interessanti soluzioni. Seppe coniugare la tradizione coloristica veneta con il mondo antico e con le novità della scuola toscana, soprattutto Donatello che soggiornò a Padova, lavorando all’altare della Basilica di Sant’Antonio tra il 1446 e il 1453.

La sua profonda conoscenza della prospettiva e il suo attaccamento al vero e al reale gli fecero guadagnare la fama di padre del trompe-l’oeil.

Una delle sue prime commissioni importanti fu la decorazione della Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani di Padova, andata distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1449 si attesta un suo breve soggiorno a Ferrara, dove ebbe modo di conoscere i lavori del fiammingo Rogier van der Weyden e di Piero della Francesca. L’anno dopo, nel 1453, Mantegna sposò la figlia del pittore veneziano Jacopo Bellini, padre dei famosi figli Gentile e Giovanni Bellini che tanto importanti furono per le sorti della pittura in laguna, ma non solo.

Pala di San Zeno

Gli anni seguenti per Mantegna furono caratterizzati ancora da un frequente nomadismo, che lo portò ad assumere commissioni a Venezia e Verona (la pala dell’altare maggiore della chiesa benedettina di San Zeno).

Nel 1459, tuttavia, gli arrivò un’offerta irrinunciabile: stabilirsi alla corte mantovana dei potenti Gonzaga come loro pittore di corte. Il marchese di Mantova, Ludovico II Gonzaga, era stato allievo di Vittorino da Feltre, quindi la sua formazione umanistica gli consentiva di poter amare e comprendere non solo lo stile, ma anche l’impianto compositivo della pittura del Mantegna.

I rapporti tra l’erudito Ludovico e il Mantegna erano cominciati già qualche anno prima, quando il pittore era impegnato con la commissione veronese. Ludovico avrebbe voluto che già all’epoca Mantegna si trasferisse presso la sua corte, ma la commissione veronese proveniva dall’abate del monastero, il protonotaro Gregorio Corner, amico e compagno di studi di Ludovico stesso nonché cugino di papa Eugenio IV Condulmer.

L’attività di Andrea Mantegna presso i Gonzaga fu in forma quasi esclusiva, poiché l’incarico prevedeva che qualsiasi commissione straniera venisse autorizzata dal principe. Di conseguenza, i lavori da lui realizzati per altri committenti (gli Sforza di Milano, gli Este di Ferrara e papa Innocenzo VIII Cybo) vanno letti in chiave politico-diplomatica: l’obiettivo ultimo era sempre e comunque celebrare la magnificenza dei Gonzaga.

Camera Picta – pareti

L’arrivo del Mantegna a Mantova coincise inoltre con la convocazione da parte di papa Pio II proprio a Mantova, per il 1 giugno 1459, di una dieta dei principi dell’impero per combattere i Turchi che avevano conquistato Bisanzio nel 1453. La città andava preparata per accogliere un simile evento, in particolare il Castello di San Giorgio. Sfortunatamente dei lavori di Mantegna per la cappella del Castello, sono sopravvissute poche, ma mirabili, tavole e nel complesso scarse informazioni; quel che è certo è che il programma iconografico fu elaborato da Ludovico II stesso. La celebrazione della sua città, della sua dinastia e infine, non meno importante data la circostanza che aveva portato alla commissione, le tematiche cristologiche e mariane che verosimilmente andrebbero lette come il desiderio di proporre Mantova come una nuova Bisanzio. Impressionante, e incredibilmente famosa già all’epoca, è invece la famosa Camera degli Sposi o Camera picta del Castello, ultimata il 16 giugno 1465, una celebrazione anch’essa di Ludovico II Gonzaga.

L’impegno di Andrea Mantegna per compiacere i suoi signori gli venne riconosciuto da Francesco II Gonzaga, che lodò – tra gli altri – il ciclo dei Trionfi di Cesare, nove dipinti cominciati nel 1486 e ultimati nel 1506, quando Francesco II ordinò la loro esposizione dentro il nuovo palazzo mantovano vicino la chiesa di San Sebastiano.

Il Parnaso

Per la moglie di Francesco, la famosa collezionista e committente d’arte Isabella d’Este, Mantegna fu tra gli artisti (Perugino, Lorenzo Costa e Correggio) che lavorò alla decorazione del suo Studiolo rinascimentale a Ferrara. Mantegna realizzò per questo luogo, all’epoca così famoso, Il Parnaso (1497) e Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù (1502), ma morì prima di realizzare l’ultimo dipinto, per il quale aveva però ultimato il disegno Il regno di Como (1506).

Il genio immortale di Andrea Mantegna fu celebrato nel primo libro de Cortegiano di Baldassarre Castiglione, dove gli si riconobbe il merito di aver portato un importante contributo alla pittura italiana del XVI secolo:

Eccovi che nella pittura sono eccellentissimi Leonardo Vincio, il Mantegna, Rafaello, MichelAgelo, Georgio da Castelfranco; nientedimeno, tutti son tra sé nel far dissimili, di modo che ad alcun di loro non par che manchi cosa alcuna in quella maniera, perché si conosce ciascuno nel suo stilo esser perfettissimo.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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