Laicità: se fosse la via verso la libera convivenza?

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Laicità: se fosse la via verso la libera convivenza?

Perché il tema della laicità è così urgente? Se parliamo di Isis, attacchi terroristici o stragi al giorno d’oggi non possiamo prescindere da questioni di fede né dal fatto che molti agiscono in nome di un credo esasperato che discolpa, se non motiva, brutali azioni. Ogni volta è sempre un attacco al mondo occidentale e cristiano da parte dei fondamentalisti islamici. Ma è tutto davvero così semplicisticamente inquadrabile? Una guerra composta da imprevedibili attacchi e continue battaglie che trova ragione nel dettame di un Dio che viene solamente chiamato in causa per giustificare il tutto.

E, se, davanti a uno tale scontro di credo, la soluzione ultima fosse la laicità? Una laicità che saprebbe di libertà religiosa, una laicità a livello statale per cui viene riconosciuta «l’eguaglianza di tutte le confessioni religiose, senza concedere particolari privilegi o riconoscimento ad alcuna di esse, e che riafferma la propria autonomia rispetto al potere ecclesiastico» (Enciclopedia Treccani).

Papa Francesco, sul soglio pontificio dal 2013

Laicità non significa assenza di credo, ma semplicemente compresenza libera di religioni che potrebbero convivere rispettandosi in una civiltà senza violenze. Lo stesso Papa Francesco, in occasione di una sua visita in Brasile a Rio de Janeiro nel 2013 (dove ha incontrato la classe dirigente del luogo), aveva affermato che:

“La laicità dello Stato favorisce la pacifica convivenza tra religioni diverse. Senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, la laicità dello Stato rispetta e valorizza la presenza del fattore religioso nella società, favorendone le sue espressioni concrete”

Una dichiarazione che, pronunciata da un pontefice, non cela la sua portata rivoluzionaria e innovativa – concetti spesso associati alla persona che è Papa Francesco. La laicità verrebbe, dunque, confermata come scelta valorosa verso una convivenza in libertà, una possibilità di vita che garantirebbe l’assenza del male, quello che nello scontro per oltrepassare i propri confini tenta di minare il terreno altrui generando solamente odio senza meta precisa. Perché questo odio, che scaturisce dalla compresenza non rispettosa dei vari credo, è probabilmente figlio di una società multietnica e globalizzata che non sa gestire se stessa.

Convivere vuol dire accettare una presenza altra da noi, esterna e differente. Ma laddove non si è pronti a questo sforzo, riemergono inevitabilmente etichette e stereotipi che hanno l’obiettivo di ridefinire i confini tra le parti e rimettere ordine: ecco che si originano gli stereotipi quali il cristiano-razzista o il musulmano-terrorista. Tutto ciò non fa altro che alimentare l’astio tra persone che si ritrovano all’interno di confini nazionali, portando a scontri solo in nome di un’ideologia inesistente e fallacemente basata su una semplicistica divisione manichea di ruoli. Ma tali ruoli non dovrebbero esistere, non dovremmo permettere che all’interno di una città, stato, continente le diverse religioni non possano convivere e essere libere di esistere.

Anche i recenti fatti in Turchia, che hanno visto coinvolto Erdogan e la sua tendenza all’islamizzazione, rientrano in un discorso per cui un credo viene cancellato mentre un altro viene statalmente elevato e privilegiato. Ciò che è stato applicato al settore dell’istruzione e dell’educazione è avvenuto in nome di un favoreggiamento degli istituti coranici e dell’insegnamento della religione musulmana. E a tal proposito, in riferimento alla scuola e alla laicità, un pensiero potrebbe andare a Gaetano Salvemini (Molfetta, 1873 – Sorrento, 1957) – persona di spicco nell’Italia politica e rinomato storico del Novecento – il quale si era pronunciato a proposito del concetto di scuola laica, lasciandoci uno dei pensieri più stimolanti sul tema. Egli affermava che la scuola laica è quella che non ascrive allo Stato il monopolio dell’istruzione e dell’educazione e che dovrebbe lasciare al di fuori del corpo insegnanti pubblici i preti.

Gaetano Salvemini (1873-1957

È una laicità dell’istituzione scuola che non imporrebbe ad alcuno studente un unilaterale punto di vista. Esistono molteplici punti di vista, e sta all’educatore imparziale comunicarli agli alunni. Solo in questo ultimo caso si potrebbe parlare di insegnamento delle verità, proprio perché scaturite da menti che con uguale scrupolo espongono le proprie discipline. È così che la scuola laica diverrebbe scuola libera, secondo Salvemini, più libera di una clericale.

La laicità, in fin dei conti, viene dunque associata alla libertà, come se fosse il suo presupposto laddove si parla di religioni costrette in confini territoriali ristretti. Il problema, come è facile intuire, non è della religione in sé, ma dell’uomo che non è in grado di muoversi nelle diversità e ha bisogno di un indottrinamento al rispetto e al riguardo verso il differente − oltre che della conoscenza della propria cultura. E, se ragionassimo in quest’ottica, allora converremmo che probabilmente il progetto della scuola laica esposto dal Salvemini nel secolo scorso potrebbe trovare oggi giusta applicazione per poter aprire le porte alla laicità professata e auspicata da Papa Francesco. Perché l’uomo ha bisogno di educazione, di essere istruito a determinati valori e a vivere una realtà che non può essere ridotta a una sola etichetta stereotipata.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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