“La tua giustizia non è la mia”: dialogo tra i protagonisti della storia giudiziaria italiana

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La tua giustizia non è la mia: dialogo tra i protagonisti della storia giudiziaria italiana

Iustitia – Palazzo di Giustizia di Milano

Non c’è società civile senza ordine, garantito da un sistema di norme giuridiche che garantiscano la convivenza civile tra i consociati e i meccanismi attraverso cui i trasgressori vengono sanzionati e puniti: la giustizia è fondamentale all’interno di qualsiasi costruzione sociale, intesa come ordinamento giurisdizionale o valore. Attraverso essa si riduce il libero arbitrio umano e laddove vi sono limiti ad esso vi è libertà: il rispetto del diritto di ciascuno da parte degli altri e viceversa rende possibile la sussistenza di uno spazio di libertà personale. Libertà come (auto)limitazione, rispetto verso il prossimo per essere rispettato a propria volta. Il dovere al rispetto è l’altra faccia del diritto. Nel momento in cui la norma che impone tale rispetto viene violata, nel momento patologico della convivenza, interviene il giudice: figura terza, indipendente rispetto alle parti e riconosciuta come investita del potere di dicere jus, il risolvere la controversia giuridica, che non è altro scontro sociale.

Che cos’è la giustizia? Ecco la domanda fondamentale del libro La tua giustizia non è la mia di Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, due giuristi e magistrati resi famosi per il peso delle loro inchieste, tra le quali, senza dubbio, la più nota è stata Mani pulite: con questa nel 1992 il mondo politico-istituzionale fu sconvolto al punto tale da comportare il dissolvimento dei vecchi partiti protagonisti dell’età repubblicana post Ventennio, determinando la fine della così detta Prima Repubblica.

Gherardo Colombo

Per rispondere alla domanda topica non si può prescindere dall’ambito nel quale la parola giustizia viene ad essere richiamata: in filosofia è un aspetto morale, nella teologia una virtù cardinale, nel diritto può essere intesa come rispetto formale e procedurale della legge (legalità formale), oppure come rispetto al suo contenuto (legalità sostanziale). Partendo dal positivismo giuridico, la concezione secondo la quale la legge è solo quella posta dagli uomini (così escludendo l’esistenza e/o la valenza del diritto naturale o divino), Davigo fonda la sua idea di giustizia associandola alla dignità umana che si sostanzia nei diritti della persona affermati a livello mondiale nel Protocollo generale delle Nazioni Unite sui diritti umani, richiamati anche nel’art.2 della Costituzione italiana. Diritti non concessi dall’autorità, bensì connaturati alla persona, dunque innegabili in quanto nascenti con l’uomo. Inoltre Colombo pone l’accento anche sull’art.3 comma 1 della nostra Costituzione: la giustizia accostata alla negazione di qualsiasi forma di discriminazione fondata su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali (uguaglianza formale).

Piercamillo Davigo

È un tale premessa che si sviluppa la dialettica trai i due magistrati, che investirà, nel prosieguo del testo, le problematiche e gli interrogativi più discussi del sistema della giustizia, del nostro paese e non solo: scopo ed effetti della pena, carcere a vita, custodia cautelare, amnistia, indulto, prescrizione, riforma del sistema giudiziario, rapporto tra intercettazioni e privacy, operazioni sotto copertura, corruzione, rapporto tra informazione e giustizia. I dilemmi sui quali si accendono scontri tra contrapposti interessi, che si traducono nelle polemiche politiche che toccano concretamente le nostre vite, più o meno direttamente.

Un dialogo vivace, arguto e aperto a tutti: giuristi, filosofi, sociologi, semplici cittadini. La sua lettura ci regala un qualcosa che al giorno d’oggi è merce rara: la consapevolezza che alimenta quel senso civico capace di smuovere e sconvolgere gli ordini costituiti, i monopoli di potere che si alimentano dalla indolenza delle masse. Essere cittadini attenti a tali discussioni vuol dire essere in grado di esercitare a pieno i propri diritti.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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