Il Vortice Filosofico – Sii in forma! Discussione di un antico imperativo categorico

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Il Vortice Filosofico – Sii in forma! Discussione di un antico imperativo categorico

Il Vortice Filosofico – Sii in forma! Discussione di un antico imperativo categorico
Henri Bergson (1859-1941)

Quanto è importante oggi essere in forma? Sicuramente molto, se il referente in cui si cerca risposta è il nostro contesto sociale quotidiano: le pubblicità, l’immagine delle persone mediaticamente sulla ribalta, i social e quanto altro ha a che fare con la comunicazione propongono un modello formale estetico ben preciso, o al limite un piccolo spazio di “scelta obbligata” entro un ristretto novero di paradigmi tra loro sempre affini. Nonostante ciò le prediche moralistiche sul valore del presunto scarto tra forma esteriore e materia interiore sono all’ordine del giorno e vengono addirittura avvertite quasi come urgenti, soprattutto alla luce dei numerosi fatti di cronaca riconducibili a comportamenti di discriminazione estetica. Dare importanza alla forma, nell’accezione in cui essa viene intesa oggi, è sinonimo di superficialità e grettezza, eppure la nostra società, si può affermare senza troppo timore di sbagliare, è sempre più fondata sull’attenzione alla forma e sull’esaltazione dell’esteriorità.

Come spiegare questa contraddizione? Per quale motivo una certa etica minima ci suggerisce l’ulteriorità dell’essere umano rispetto all’esteriorità, mentre nell’agire pratico siamo soliti risolverci, senza troppi indugi, per l’opposta direzione, ovvero per la primarietà del fuori sul dentro? Questa propensione non è in realtà tendenza solo del nostro tempo; si pensi, per semplice celebrità, al carmen 43 del poeta latino Catullo, nel quale si assiste ad una vera e propria svalutazione di una donna a causa dei suoi difetti fisici: la provinciale Amena, infatti, viene descritta dall’elevata anima del poeta come non in linea con il canone estetico formale della Roma della primo secolo a.C., naso troppo grande, nec minimo naso, piede poco grazioso, nec bello pede, occhi che non sono neri, nec nigris ocellis, ecc.

Il Vortice Filosofico – Sii in forma! Discussione di un antico imperativo categorico
Hegel (1770-1831)

Forse l’appello ad una certa confusione commessa sul termine forma può metterci in cammino verso la spiegazione di questo cortocircuito: in filosofia, contrariamente al lessico di tutti i giorni, forma non è affatto esteriorità; ecco dunque che, se depurato dall’in abituale e riscoperto nel suo carattere riflettente, il termine può riacquisire un certo ordine, ed insieme una certa utilità. Per Aristotele la forma era la causa o la ragion d’essere della cosa, ciò per cui una cosa è quello che è, in altri termini, l’attualità della cosa stessa; circa 2000 anni dopo, nel XVIII secolo, Hegel sosteneva che la forma fosse l’essenza nel suo manifestarsi come fenomeno, fino ad arrivare al 1911, quando Henri Bergson dirà della forma che essa è «un’istantanea presa su una transizione», cioè una specie di immagine media cui si avvicinano le immagini reali nel loro mutamento e che viene assunta come «l’essenza delle cose o la cosa stessa»: dalle parole di questi pensatori si evince, nonostante il divario temporale e la notevole diversità dell’impianto teoretico della riflessione di ciascuno di essi, la caratteristica comune della forma di essere una possibilità momentanea, non eterna, una caratteristica dell’ora di ciò cui si lega che però non contraddice un possibile modificarsi, e dunque non dice nulla di davvero assoluto sulla profondità di ciò cui si riferisce.

Se è vero che, come la filosofia da millenni argomenta, forma e materia sono facce della stessa medaglia, dunque inscindibili ed in ultima analisi non pensabili separatamente, è altrettanto vero che questo non significa nulla sulla primarietà ontologico-valoriale dell’una sull’altra: la forma viene prima solo in termini temporali, infatti ci salta ai sensi perché tipica del fenomeno, primo elemento di contatto di ogni nostra interazione col mondo; ma a ben guardare, in profondità, essa, di nuovo, fa sempre il paio con una momentanea maniera di darsi dell’essenza delle cose. Il discorso si complica a questo punto, in quanto molto si può obiettare sulla fissità o meno delle essenze, punto sul quale la filosofia ancora oggi dibatte senza possibilità di soluzione: ma quello che è interessante osservare, senza entrare nel merito di questa apertura teoretica, tanto interessante quanto amplia, è la funzione ordinatrice della forma, la quale, in virtù del suo essere un ponte tra essenza e fenomeno, sia pensati unitamente che separatamente, permette la descrizione e la classificazione di quanto e quanti ci circonda.

Il Vortice Filosofico – Sii in forma! Discussione di un antico imperativo categoricoEd è proprio a partire da questa virtù della forma, promossa su tutte dal fiorire delle scienze naturali, interessate a ordinare i viventi e non, che si è travisata l’intera portata della nozione, restringendola a sinonimo di involucro, di custodia, di esterno: oggi la riflessione sulla forma deve imparare ad essere più onesta e volenterosa, deve ritrovare il desiderio di rovistare tra gli strati di fraintendimenti che nei millenni hanno coperto il concetto, ritrovando così, sotto di essi, una nozione altamente problematica che si richiama molto da vicino alle domande sull’essenza umana e non, e sul rapporto tra anima e corpo.

La stanchezza riflessiva in cui oggi viene mortificata la forma è causata da quell’in che la incastra di volta in volta nel paradigma della magrezza piuttosto che in quello degli abiti corti, in quello delle mode comportamentali piuttosto che in quello delle “buone” maniere tradizionali, e che ha la pretesa di spacciare una forma universale, valida a priori e sempre, una formula preconfezionata, ovvero l’esatto contrario di quell’immagine media di cui parlava Bergson: se spogliata del suo in, la forma torna ad essere un grido di libertà, un punto più che mai critico e vivo della riflessione, oltre che, se ben condotta, una valida bussola euristica nella meravigliosa complessità del cosmo. Scoprire più genuinamente la forma, evitando semplificazioni e sbarazzandoci dell’odierno travisamento della stessa, può aprire le potenzialità dell’uomo e far cessare le tragedie psicologiche legate alla discriminazione esteriore.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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