Bufale e Fake News: ma se iniziassimo a leggere gli articoli e a cercarne le fonti le cose potrebbero cambiare?

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Bufale e Fake News: ma se iniziassimo a leggere gli articoli e a cercarne le fonti le cose potrebbero cambiare?

fake newsPost verità, bufala, fake news: se ne fa così tanto parlare che ormai ci siamo stufati pure di questo. Ma, per quanto sia insopportabile, il problema è più che mai attuale e dalla carta stampata al web il tema viene affrontato su più fronti.

Ne ha parlato anche Salvatore Settis su Il Fatto Quotidiano, l’edizione cartacea, qualche tempo fa. L’archeologo e storico dell’arte ha cercato di indagare le cause di questo proliferare di notizie false o poco accurate, individuandone essenzialmente tre cause scatenanti: la maggior appettibilità del pettegolezzo rispetto al vero, la memoria corta di lettori e politici, l’atteggiamento da servo encomio dei giornali. Insomma, i lettori sembrano apprezzare più i nuovi flirt della star di turno piuttosto che informasi; di questo ne approfitta la politica che cambia le carte in tavola nel giro di pochi mesi e questo gioco è aiutato e ben servito dai giornali e dai media tutti, che non sembrano voler andare troppo contro questo o quel politico. Settis se la prende anche senza troppi mezzi termini con Renzi, ma senza andare nello specifico sembra comunque lampante che la politica italiana voglia approfittare della memoria volatile dei propri elettori.

Settis cita anche la mappa di Freedom House che indica quanto sono liberi gli organi di informazione, riferita allo scorso anno. L’Italia fa parte dei paesi indicati in giallo: non siamo certo al pari della Russia o della Cina, ma ci troviamo trai parzialmente liberi. Quindi, nonostante dovremmo poter godere della verità di stampa, pare che vi sia qualche fattore per cui non riusciamo ad avere dei media totalmente liberi. Non vigendo una dittatura – anche se qualche grullo di turno vorrà dire che invece è proprio così perché non eleggiamo il nostro Presidente – sembra che i nostri giornali non si sentano totalmente liberi di esporre le proprie opinioni.

Insomma: questa povera Italia sembra avere giornali asserviti al potere, quasi dispotico, e dei cittadini che non hanno la minima voglia di informarsi. Quindi è un problema del lettore, della stampa. Della società, oserei dire.

fake newsIn tutta la franchezza possibile, forse sarebbe opportuno smetterla di lamentarsi sempre di tutto, cercando di individuare non solo un problema ma anche una conseguente soluzione. Queste bufale, queste fake news, sono davvero il male del nostro secolo? Perchè, sinceramente, alle volte viene da pensare che le false notizie siano sempre esistite. Certo, oggi sono molto più virali e hanno un potenziale di diffusione molto più alto, visto che siamo immersi nei social e, ormai, molta dell’informazione arriva più da questi canali che da telegiornali e carta stampata. C’è anche il vizio, da parte di molti giornalisti, di fare un becero copia-incolla delle notizie senza nemmeno verificarle. Cosa che, e fin qui non abbiamo dubbi, sarebbe parte dell’etica di questo mestiere.

Però, quando si punta il dito contro un certo tipo di giornalismo servile e devoto al click-baiting, ci si dimentica che abbiamo d’altra parte un’arma potentissima: possiamo essere noi a controllare la veridicità di fonti, notizie, bufale. Per quanto potenzialmente sia virali queste balle spazio-virtuali, in pochi secondi si può verificarne la fallacità semplicemente googlando. Ma fino a che i lettori non si sveglieranno e si aspetteranno sempre di trovare la verità pronta sul piatto d’argento, dubitiamo seriamente che i giornali che puntano tutto sui click facili si decidano a cambiare la loro rotta. Anzi, più commenti indignati ricevono più le loro visualizzazioni salgono: cosa potrebbero guadagnarci a parlare, improvvisamente, di cose vere?

Mancano personalità che facciamo giornalismo d’inchiesta, tesserino o meno. Servirebbero meno lamentele e più azioni. Ma forse, questo sì, è un problema del nostro Paese, prima ancora della libertà di stampa e ciance varie.

fake newsSe ripensiamo ai grandi regimi dittatoriali del Novecento, ove davvero qualsiasi informazione veniva accuratamente modificata in base ai voleri del regime (e come ancora accade non tanto lontano da noi nella patria del Putin amato da molti italiani), forse c’era più volontà di informarsi davvero? La consapevolezza che tutto ti è negato, che non puoi mai essere sicuro che quello che stai leggendo sia la verità, forse stimolava di più la ricerca della stessa? Quanto sta accadendo in Russia, forse, fa pensare che la nostra situazione sia talmente avvantaggiata da non farci capire il vero valore della verità.

La mancanza di capacità critica, forse, è il problema. Unito alla becera abitudine di lamentarsi sempre di tutto e di dare la colpa sempre agli altri.

Quindi, prima di lamentarsi di politica e stampa, bisognerebbe farsi innanzitutto un bell’esame di coscienza: quanti di noi, di fronte ad una notizia quantomeno bizzarra, cercano di indagare su quale sia la verità? Quante volte provate almeno a capire se la fonte sia certificata o qualcosa tipo Ilfattoquotidaino (esiste davvero)? Condividere senza leggere, commentare senza aprire gli articoli: se lo avete fatto almeno una volta, prendetevi la vostra responsabilità!

Secondo, ma non per importanza: stiamo educando i nostri giovani a volerne sapere di più? A essere curiosi? A cercare di indagare il mondo con i – tanti – strumenti che hanno? Stiamo instillando in loro il desiderio di conoscenza? Fino a che vivremo come bruti e come tali cresceremo i nostri figli, forse poi non possiamo lamentarci troppo dell’abbruttimento della nostra società.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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