Ray Bradbury e la sua dichiarazione d’amore: “Fahrenheit 451”

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Ray Bradbury e la sua dichiarazione d’amore: Fahrenheit 451

Ray Bradbury

Ray Bradbury, narratore fantascientifico e sceneggiatore cinematografico, colui che immaginò un mondo distopico in cui i libri erano proibiti, ci lasciava il 5 giugno 2012, in un momento in cui la crisi dell’editoria e il calo delle letture soprattutto tra i più giovani, erano, e sono, argomenti all’ordine del giorno.

Raymond Douglas Bradbury nacque a Waukegan, Illinois, il 22 agosto 1920. Possiamo dire avesse già qualche accenno nerd fin da piccolo: appassionato di fantascienza, frequentava spesso le biblioteche e non mancava di puntualizzare quanto fossero sfornite di romanzi fantascientifici. Divorò i racconti dei padri indiscussi della letteratura fantascientifica e horror come Allan Poe, H. G. Wells e Jules Verne, lesse a tal punto da rovinarsi gli occhi, infatti, giunto alla maggiore età venne respinto alla visita di leva.

Il piccolo Ray già a 12 anni iniziò a scrivere i suoi primi racconti e non si fermò più. Dedicò anima e corpo alla scrittura ma stentava ad affermarsi: il suo primo racconto venne pubblicato solo nel 1941, quando il magazine Super Science Stories gli pubblicò Pendulum.

Ray Bradbury – The Martian Chronicles (Le Cronache Marziane)

La fama arrivò qualche anno più tardi, quando si avvicinò di più al genere fantastico. Nel ’46 pubblicò il primo di una serie di racconti che andranno a costituire le Cronache Marziane, il suo primo vero successo. Tre anni dopo pubblicherà il suo capolavoro indiscusso, il romanzo che al meglio rappresenta Ray Bradbury: Fahrenheit 451.

Bradbury osservò il suo presente e lo trasformò in una grande riflessione tanto forte quanto attuale. Era un ragazzino quando venne a conoscenza del rogo dei libri perpetrato dai nazisti e delle purghe di Stalin in Russia e dei tanti scrittori e poeti arrestati e giustiziati. Una volta conclusosi il secondo conflitto mondiale, il clima gelido della Guerra Fredda gettò gli Stati Uniti in una maniacale caccia alle streghe con forti ingerenze del governo nella cultura. La televisione divenne sempre più presente nello stile di vita americano, le famiglie alla sera si riunivano davanti alla tv e i canali di informazione mettevano in guardia dalla delinquenza giovanile, «se continua così, nessuno leggerà più i libri» pensò Bradbury. Le premesse per Fahrenheit 451 erano poste.
Scrisse inizialmente Il Pompiere nel 1951 che anticipava la trama di Fahrenheit, scrisse 25 mila parole e l’editore gli chiese se poteva scriverne altre 25 mila e tramutare il racconto in un romanzo, cambiando anche il titolo.

Ray Bradbury – Fahrenheit 451

Era già a Los Angeles in quel periodo, senza un soldo, vagava per strada quando udì il rumore delle macchine da scrivere. Nel seminterrato della Biblioteca Powell dell’Università di Los Angeles si noleggiavano macchine a ore, spese nove dollari e novanta centesimi e scrisse il romanzo. Una volta concluso chiamò la stazione dei pompieri e chiese a che temperatura un libro potesse prendere fuoco, il pompiere gli rispose 451 gradi Fahrenheit: trovò il titolo.

I libri sono intelligenti, brillanti e saggi.

Ray Bradbury ha sempre avuto un forte rispetto per i libri. I libri sono un simbolo di indipendenza mentale, un monito a pensare con la propria testa. Si comincia con il bruciare i testi non graditi e si finisce con il fare lo stesso con le persone.

Al di là di tutto ciò che si può dire su questo romanzo, Fahrenheit 451 è, in fin dei conti, la dichiarazione d’amore di uno scrittore ai libri e alla lettura. Ciò che realizzò Bradbury era e rimane tuttora un capolavoro letterario, così come tutti i suoi racconti e i romanzi, poetici e vivi perché lui stesso inserì un pezzo della sua vita tra le pagine.

Se trovi una persona che ama la vita e i libri come te, acchiappala e sposala.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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