Kampung Pelangi, il villaggio arcobaleno: ecco il turismo che si fa social

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Kampung Pelangi, il villaggio arcobaleno: ecco il turismo che si fa social

Kampung Pelangi, il villaggio arcobaleno: ecco il turismo che si fa socialDiciamocelo. Siamo oramai abituati a tenere in considerazione il ruolo che hanno i social in tutti gli aspetti della nostra vita. Questo non solo da parte di privati cittadini ma anche da Istituzioni e Governi. In qualsiasi parte del mondo. Così a Kampung Pelangi (piccolo villaggio che si trova a Radunsari nel Serang, regione dell-Indonesia) hanno pensato bene di trasformare il villaggio in maniera da attirare i turisti. Ma qual è la caratteristica di Kampung Pelangi? È stato completamente colorato. Ogni angolo del piccolo paese brilla di colori vivaci e luminosi e questo lo ha reso ideale per foto di grande effetto da pubblicare sui social. In effetti in questo posto non ci sono particolari attrazioni turistiche né dal punto di vista storico né da quello artistico o naturalistico. Un piccolo villaggio, a dirla tutta, una baraccopoli che grazie a questa opera di restyling è diventata una meta interessante, un posto in cui scattare delle belle foto che in poco tempo hanno fatto il giro del web e, di conseguenza, del mondo.

IlKampung Pelangi, il villaggio arcobaleno: ecco il turismo che si fa social villaggio conta solamente 232 case e, come detto in precedenza, si trova in una zona solitamente poco battuta dai turisti. È per questo motivo che il Governo ha deciso di stanziare un finanziamento di ben 22 mila dollari per trasformare quello che un tempo si chiamava Kampung Wonosari in una meta turistica per il cosiddetto “turismo social”. Adesso tutti i muri del piccolo villaggio indonesiano sono ricoperti di splendidi murales e dipinti con colori vivaci. Controllando il  numero di selfie pubblicati su Instagram di persone felici ritratte nella nuova Kampung Pelangi possiamo affermare che l’operazione di marketing è riuscita.

C’è però da sottolineare che questo ricorso al pennello aveva interessato in precedenza altri piccoli villaggi.

Ma davvero l’aver trasformato i muri, i vicoli, le case in un paese multicolor possiamo considerarla una forma di riscatto? Una foto… e dopo? Uno scatto da postare sui social, felici e sorridenti davanti a delle casette colorate che rimangono pur sempre un piccolo villaggio povero dell’Indonesia. Cosa rimane di tutto questo turismo mordi e fuggi? Davvero quei luoghi possono trarre reale beneficio dal passaggio di tutte queste persone venute solo per scattare una foto e poi andarsene? Non c’è dubbio che, almeno in questo caso, i benefici almeno visivi ci siano. A guardarlo oggi questo piccolo villaggio non ha niente dello slum che era, prima di essere investito da questa pioggia di colori.

Ma quando tutto questo sarà passato? È inutile nascondercelo. Le mode nate sui social nascono e muoiono nel giro di qualche mese. La speranza è quella che in questo piccolo villaggio si sia fatto un tipo di investimento che guardi davvero al futuro. Sappiamo bene che il turismo ha bisogno non solo di attrazioni ma anche di servizi ed infrastrutture. Inoltre possiamo aggiungere che i primi a godere di tutto ciò dovrebbero essere i cittadini stessi. Non dobbiamo dimenticarci che ci troviamo in uno degli Stati più poveri al mondo, uno di quei paesi che nelle statistiche stilate da varie organizzazioni umanitarie è ancora presente alle voci riguardanti stato di malnutrizione, abbandono scolastico, lavoro minorile e questo solo per quanto riguarda i rapporti sulla condizione dei minori. Un paese dove, dati alla mano, una donna su quattro è obbligata a sposarsi prima dei 18 anni. Un paese in cui ci sono villaggi dove mancano servizi essenziali come le fognature o la possibilità di avere acqua potabile con tutto ciò che da questo consegue.

Magari fosse possibile risolvere tutti questi problemi con una semplice colata di colore.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

 

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