GelosaMente – La gelosia di Otello da Giraldi Cinzio a Shakespeare

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Il misero Moro, come tocco da pungentissimo strale, se n’andò a casa, attendendo che venisse il giorno, che l’alfieri gli facesse veder quello che lo devea far per sempre misero.

Giraldi Cinzio, Ecatommiti, deca terza, novella settima

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Laurence Fishburne e Kenneth Branagh come Otello e Iago (1995, Othello)

Chi è l’infelice Moro di cui si parla in queste righe? Qual è la freccia (lo “strale”) che lo ha colpito? E chi è il diabolico alfiere che gli deve mostrare la fonte della sua infelicità? Non vi allontanate troppo dalla verità se, ricordando la tragedia shakespeariana Othello, the Moor of Venice, rispondete che il Moro è Otello, e il “pungentissimo strale” è la gelosia che lo porta a dubitare della fedeltà di Desdemona, e l’alfiere che gliela instilla altri non è che il luciferino Iago. Eppure, queste righe non sono di Shakespeare, bensì provengono da una novella contenuta nella raccolta Ecatommiti (ovvero, dal greco “ekatòn mythoi“, i “cento racconti”) dell’autore ferrarese Giovan Battista Giraldi Cinzio (1504-1573). La raccolta venne pubblicata a Mondovì nel 1565, quando il Bardo di Stratford-upon-Avon non aveva che un anno di vita. Non è ben chiaro come questa novella raggiunse l’Inghilterra, fatto sta che la tragica storia di Otello e Desdemona ha chiare origini italiane, che non vengono mai abbastanza messe in luce.

Fin dalla versione originale, la vera protagonista della vicenda è la gelosia. Iago, descritto da Giraldi Cinzio come un alfiere «di bellissima presenza, ma della più scelerata natura, che mai fosse uomo del mondo», non è altro che una riuscitissima personificazione di questo sentimento. In realtà, il nome Iago non è presente nella novella italiana: è invece un’invenzione di Shakespeare, che si prese così il merito di aver battezzato quello che è giunto alla posterità come uno dei peggiori villain della storia letteraria.

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Otello, un generale moro dall’animo gentile, e Desdemona, la sua affezionatissima moglie veneziana, vivono un matrimonio sereno finché non si presenta sulla scena l’infido Iago con i suoi propositi di vendetta. In Giraldi Cinzio, l’alfiere è innamorato di Desdemona e vuole distruggere l’idillio che la fanciulla vive col marito. Shakespeare aggiunge un ulteriore motivo di vendetta: Iago è adirato con Otello perché gli ha preferito il giovane Cassio nel ruolo di luogotenente.

Geloso di Desdemona, invidioso di Cassio, Iago trova in Otello la sua nemesi. Iago è l’antitesi dell’amore che unisce Otello e Desdemona e dell’amicizia che lega Otello a Cassio, e mira a distruggerli. Architetta così un piano subdolo per ingannare Otello e privarlo dei suoi affetti: fargli credere che la moglie lo tradisca con l’amico Cassio.

Ha forse Disdemona cagione di vederlo volentieri [Cassio].
Io non voglio por mano tra marito e moglie; ma se terrete aperti gli occhi, voi stesso lo vi vedrete. (Giraldi Cinzio, Ecatommiti)

Receive it from me. I speak not yet of proof. / Look to your wife; observe her well with Cassio… (Ascoltatemi bene. Non parlo ancora di prove, ma tenete d’occhio vostra moglie, osservatela mentre è con Cassio…) (Shakespeare, Othello)

Iago è abile nel far credere a Otello che gli instilli questi sospetti non per volontà di turbarlo, bensì, al contrario, per aiutarlo. Nella sua totale ipocrisia, dimostra una rara abilità di manipolatore: finge di invitare Otello a non cedere alla gelosia, quando, in realtà, mettendogli la pulce nell’orecchio, vuole sortire proprio l’effetto opposto.

O, beware, my lord, of jealousy;
It is the green-eyed monster which doth mock
The meat it feeds on; that cuckold lives in bliss
Who, certain of his fate, loves not his wronger;
But, O, what damned minutes tells he o’er
Who dotes, yet doubts, suspects, yet strongly loves!

Fate attenzione, mio signore, alla gelosia; essa è il mostro dagli occhi verdi che si prende gioco del suo stesso nutrimento; felice vive portando le corna l’uomo che, consapevole del suo destino, non ama più la sua traditrice; ma, ohimé, che momenti penosi deve passare colui che adora, ma dubita, sospetta, eppure ama fortissimamente!

Shakespeare, Othello

Nell’Otello di Shakespeare l’analisi psicologica dei personaggi è molto ben approfondita, e di battuta in battuta emerge come Otello ceda progressivamente ai sospetti inculcatigli in maniera surrettizia da Iago. In ogni caso, l’espediente destinato a far crollare definitivamente il protagonista sotto la scure della gelosia è d’invenzione italiana: è infatti Giraldi Cinzio a introdurre nella storia il famigerato “pannicello“, ovvero il fazzoletto, che Iago ruba a Desdemona, per poi far credere a Otello che lei lo abbia regalato a Cassio come pegno d’amore. È ormai troppo tardi per dissuadere Otello dalla gelosia quando Desdemona si confida con Emilia, moglie di Iago:

Desdemona

Alas the day! I never gave him cause.

Oh cielo, ma non gliene ho mai dato motivo [di essere geloso].

Emilia

But jealous souls will not be answer’d so;
They are not ever jealous for the cause,
But jealous for they are jealous: ‘tis a monster
Begot upon itself, born on itself.

Ma alle anime gelose non puoi rispondere così; loro non hanno una ragione per essere gelose, sono gelose perché sono gelose: questo è un mostro che nasce e cresce su se stesso.

Desdemona

Heaven keep that monster from Othello’s mind!

Che il cielo tenga lontano questo mostro dalla mente di Otello!

otelloOtello, convinto del tradimento della moglie, è ormai deciso a darle la morte. «Per bestial gelosia che gli era nata nel capo», secondo le parole di Giraldi, non vede più Desdemona come la dolce amata. Ora per lui è solo un’ignobile sgualdrina. Ma se il nome di una donna viene infangato da una rozza contesa tra uomini, è proprio una donna, Emilia, a raccontare la verità a Otello, riportandolo alla realtà. Iago, inferocito con la moglie che ha rivelato al generale le sue malvagie macchinazioni, la uccide.

Otello, nella novella italiana, viene esiliato da Venezia e ucciso dai parenti di Desdemona. Shakespeare, invece, per concludere in maniera coerente la sua tragedia di eros e thanatos, opta per una scena finale ricca di pathos con il suicidio di Otello. Queste le ultime parole del Moro, valoroso generale che deve accettare la sconfitta subìta da un crudo sentimento ingannatore:

I kiss’d thee ere I kill’d thee: no way but this;
Killing myself, to die upon a kiss.

Ti ho baciata e ti ho uccisa; ora non mi resta altro da fare, che uccidermi in un tuo bacio.

Speriamo che anche oggi la nostra rubrica vi abbia fatto scoprire nuovi segreti letterari e abbia stuzzicato la vostra curiosità sulle origini italiane dell’ispirazione di Shakespeare. Alla prossima puntata!

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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