One Hour Photo – Edward Weston e la poesia delle forme

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One Hour Photo – Edward Weston e la poesia delle forme

Nelle sue opere la poesia si unisce alla fotografia, viene creata un’atmosfera di armonia e morbidezza. Edward Weston (Highland Park, 24 marzo 1886 – Carmel, 1° gennaio 1958) è uno dei più grandi fotografi americani dell’inizio del ‘900. La sua fotografia è l’espressione di una ricerca ostinata di purezza esteriore e apparente: nelle forme compositive, nella rigorosa inquadratura, così come nella perfezione dell’immagine in se stessa. Temi ricorrenti nel suo percorso artistico sono i nudi femminili, i paesaggi e le immagini naturali in cui si rispecchia la sua ossessione per la purezza della forma.

Edward Weston nasce in Illinois nel 1886. Abbandona presto gli studi, ma si costruisce autonomamente una notevole cultura da autodidatta che sta alla base della sua ambizione e dei suoi successi artistici. Da quando il padre gli regala la prima macchina fotografica non ha mai smesso di dedicarsi alla fotografia. Dopo aver studiato per qualche tempo al College of Photofray dell’Illinois, nel 1911 si trasferisce in California, dove trascorse gran parte della sua vita, e dove apre il primo studio fotografico.

One Hour Photo - Edward Weston e la poesia delle forme
Edward Weston – Cabbage Leaf, 1931

Il 1922 fu l’anno della svolta e della conquista della ribalta. Durante un viaggio in Ohio abbandona lo stile pittorialista che lo aveva contraddistinto fino a quel momento per dedicarsi ad una fotografia diversa, con cui ricerca le forme astratte di oggetti industriali, corpi umani e vegetali. Nello stesso anno, a New York, conosce Paul Strand e Alfred Stieglitz. Un’ulteriore scossa alla sua carriera fu data dal trasferimento in Messico con la compagna, modella e allieva Tina Modotti, nel 1923. I contatti con il fervente universo artistico di Città del Messico, ed in particolare con i pittori Diego Rivera, Frida Khalo, David Siqueiros e Orozco, fornirono nuova linfa alla sua ispirazione. Qui realizza le prime fotografie artisticamente indipendenti: ritratti, come quelli famosi di Tina Modotti, Nahui Olin e Lupe Marin,  foto minimaliste come quelle scattate ad una palma o ad un gabinetto, e a nudi femminili.

Nel 1932 torna in California dove fonda, insieme ad Ansel Adams ed altri fotografi, il celebre gruppo f/64, chiamato così perché in genere usavano l’apertura minima di diaframma degli obiettivi che impiegavano per ottenere la massima profondità di campo: si tratta di un’associazione di fotografi dedita alla sperimentazione ed alla ricerca sull’utilizzo del mezzo fotografico. Continua la sperimentazione iniziata in Messico, e realizza le fotografie che lo hanno reso celebre. Si tratta di studi su oggetti semplici di cui ricerca la purezza della forma e delle linee: conchiglie, peperoni, pietre, (ancora) nudi femminili. La struttura di queste fotografie è straordinariamente semplice, e richiama il linguaggio della fotografia industriale: l’oggetto su una superficie. L’isolamento del soggetto, privato di ogni richiamo alla realtà esterna, fa svanire il contesto e le proporzioni e conferisce vita e vigore all’oggetto in sé. L’esempio più lampante di questo tipo di fotografie è la famosa serie di scatti realizzate a dei peperoni.

Col passare degli anni, i consensi nei confronti del lavoro di Weston crescono esponenzialmente: nel ’36 è il primo fotografo a vincere un assegno di ricerca dalla Fondazione Guggenheim e 10 anni dopo il MoMa di New York gli dedica una retrospettiva che lo consacra come uno dei più grandi artisti del ‘900. Abbandona la fotografia due anni dopo, nel 1948, provato dai sintomi del morbo di Parkinson.

Le foto di Edward Weston sono puro piacere per gli occhi, suscitato dal richiamo una sensualità tattile, dalla purezza della superfici e della forma. La sinuosità delle linee cattura lo sguardo dello spettatore fino a che non viene assorbito nello scatto, etereo e astratto. Sembra incredibile come da oggetti di tutti i giorni riesca a tirare fuori delle opere d’arte solo cambiando la prospettiva. L’immagine al naturale veniva superata e trasformata di un simbolo di pure forme e di allusione dal sapore quasi magico. Ciò che lo rende un fotografo interessante è la sua interpretazione della realtà che gli è intorno, analizza fino al minimo dettaglio per esprimere al meglio l’essenza del soggetto nello scatto.

Andrea Porro per MIfacciodiCultura

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