Federico García Lorca: tra la riscoperta del tragico e l'alienazione dell'uomo moderno

Federico García Lorca: tra la riscoperta del tragico e l’alienazione dell’uomo moderno

Federico García Lorca

Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936) è l’intellettuale spagnolo più importante e più dirompente del XX secolo, esponente di spicco della cosiddetta Generazione del ’27, il Modernismo spagnolo. L’appartenenza letteraria dell’autore a correnti che abbracciano un certo sperimentalismo letterario indicano già il suo percorso: non ci sarà la prosecuzione pedissequa dei classici temi, ma una rivoluzione, evidente, come si vedrà, nel teatro.

Dopo un inizio non esaltante negli studi, gli anni universitari saranno fondamentali per lo scrittore spagnolo: a Madrid, presso la famosa Residencía de Estudiantes, conobbe Luis Bunuel e Salvador Dalí, ma anche Gregorio Martínez Sierra, impresario teatrale, per il quale metterà in scena la prima opera, El maleficio de la mariposa (1920, “Il maleficio della farfalla”). La farfalla che, nonostante sia ferita, vola via rappresenta la caducità della vita (una tematica cara all’arte barocca spagnola) e quanto essa sia breve e transeunte. 

García Lorca non è in grado di nascondere la sua omosessualità, una condizione che determina in lui crisi depressive, unite alla disperazione per l’insuccesso letterario. La famiglia dell’autore decide dunque di aiutarlo pagandogli un viaggio a New York. L’esperienza americana diventerà fondamentale per lo scrittore spagnolo, in quanto è in questo periodo che produce la sua opera poetica più celebrePoeta en Nueva York (1929-1930, pubblicata postuma nel 1940, “Un poeta a New York”). La disamina della città moderna da parte di Lorca non ha niente da togliere a quella altrettanto angosciante dell’Eliot della Waste Land (1922): essa è un brulichio di persone, di spettri alienati, schiacciate e stritolate dai suoi inarrestabili ritmi. Tema della sua poesia americana è l’umana comprensione: 

Dei perseguitati, del gitano, del negro, dell’ebreo… del moro, che noi tutti ci portiamo dentro!

Accanto al Lorca impegnato socialmente c’è anche il Lorca privato. Ho già menzionato la sua passione omoerotica, una passione che tradurrà concretamente nei Sonetos del amor oscuro (1984 postumi, “Sonetti dell’amore oscuro”), scritti poco prima di essere fucilato dalle milizie franchiste e pubblicati in seguito sul giornale ABC. In essi il poeta spagnolo dà conto del suo amore omosessuale con grande potenza e lirismo, con accenti quasi romantici, dedicati allo studente Rafael Rodríguez Rapún:

[…] L’aurora ci congiunse sopra il letto,
le bocche contro il gelido fluire
di uno sbocco di sangue senza fine […]

Poeta en Nueva York

Nel 1930 Lorca ritorna in Spagna e qui prende avvio la più importante avventura culturale dello scrittore: il teatro itinerante La Barraca, col quale il poeta mostra alla Spagna profonda i grandi capolavori e i fasti della letteratura nazionale e popolare. Mi preme soffermarmi brevemente su questa lodevole iniziativa: quale governo (men che meno quello italiano, troppo preso da discutere nei vari sotterfugi della legge elettorale) si prenderebbe l’onere di istruire in questo modo le aree più disagiate e più povere? Credo che simili iniziative, ancora oggi, dovrebbero essere incoraggiate e finanziate, perché anche questo significa fare cultura. 

La riflessione sul teatro consente di discutere quindi delle tre pièce più celebri del drammaturgo spagnolo: Bodas de sangre (1933, “Nozze di sangue”), Yerma (1934, “Yerma”) e La Casa de Bernarda Alba (1936, “La casa di Bernarda Alba”). È opportuno iniziare questa breve disamina sul teatro dell’ultimo Lorca da Nozze di sangue: egli voleva dare nuovo lustro a un genere letterario ormai consolidato nella scena letteraria europea, cioè la tragedia. Per far questo non c’è nessun’ambientazione migliore dell’Andalusia, una regione dove sembra si sia fermato il tempo e tutto e regolato dagli antichi ritmi della vita contadini e dai suoi riti. È infatti in questa terra antica, ma al tempo stesso moderna, che si consuma la più classica della scene: l’abbandono, da parte della promessa sposa, del promesso sposo per fuggire col proprio amante. Sulla riflessione sulla tragedia si innestano poi i commenti di Nietzsche e Steiner, i quali sintetizzano che la tragedia è ben presto morta e quella che noi chiamiamo tragedia non è che una sia riattulizzazione moderna. 

Yerma dà voce a un Lorca femminista, conscio della situazione della Spagna rurale e della difficile condizione femminile nel paese. La protagonista è schiava della morale cattolica e del maschilismo, tanto che arriva a uccidere il suo desiderio di maternità e si nega qualsiasi altro rapporto dopo la morte del marito.

Bodas de sangre

Simile è l’intreccio del La Casa di Bernarda Alba, dove la situazione è ancora più triste: una torbida vicenda legata alla dote e a un patrimonio familiare porta alla morte di una delle figlie della protagonista eponima, la quale abbuia tutta la vicenda. 

Lascio che siano le parole di Lorca a concludere questo articolo:

Io sono uno spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è spagnolo per essere spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on agosto 19th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

RELATED ARTICLES

Leave Comments

dieci + otto =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter