Perché visitare… I luoghi di Giuseppe Verdi

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La casa natale di Giuseppe Verdi
La casa natale di Giuseppe Verdi

Siamo a Roncole, in provincia di Parma, precisamente in una frazione di Busseto. Se nel corso dell’estate avete voglia di trascorre una giornata all’insegna della curiosità, questa è una località decisamente adatta, specialmente se siete anche appassionati di cultura e di musica classica. Proprio in questo paese è nato Giuseppe Verdi (infatti, la località viene denominata non più Le Roncole ma Roncole Verdi) il 10 ottobre 1813 e qui si trova la sua casa natale, divenuta un museo vero e proprio aperto al pubblico. Nell’abitazione che sicuramente desta un certo fascino vissero per primi i nonni del compositore, Francesca e Giuseppe, che la acquistarono nel 1781 e due anni dopo iniziarono i lunghi lavori di ristrutturazione per adibire l’edificio ad un’osteria. Dopo la morte della donna, Giuseppe cede l’attività al figlio Carlo, che sarà il padre del musicista. Carlo e Luigia, sposatisi nel 1805, si accorgono ben presto dello straordinario talento del figlio, che non esita a mettere in pratica tutto quanto Pietro Baistrocchi, l’organista della Chiesa di San Michele del paese, gli insegna sull’arte della musica. Proprio in questa chiesa dalle forme barocche, Giuseppe Verdi fu battezzato e suonò l’organo settecentesco conservato al suo interno.

La casa natale presenta l’ingresso, una vecchia cucina, un’osteria, la cantina, la stalla per i cavalli, le camere da letto, un giardino nel quale è collocata una statua dell’autore. Una casa semplice, e in un certo senso autentica. Ma ciò che rende la sua visita speciale è la multimedialità del museo. Infatti, grazie al cosiddetto suono binaurale, nello spazio si può riprodurre un suono tridimensionale, mentre ombre vengono proiettate sulle pareti, interagendo con gli oggetti della casa come a ricreare una situazione di quotidianità ottocentesca, facendo sì che sia lo stesso Verdi a guidarci in casa sua.

Museo Nazionale Giuseppe Verdi
Museo Nazionale Giuseppe Verdi

Al tempo dei suoi esordi, entra al ginnasio di Busseto, fino a sostituire, per la sua bravura, il direttore della Società filarmonica locale. Nel 1831 Antonio Barezzi, personalità fulcro nella vita del compositore, lo prende sotto la sua ala protettrice, aiutandolo economicamente. Cinque anni dopo Verdi sposa Margherita Barezzi, figlia di Antonio, ma la sua vita coniugale non sara così fortunata dal momento in cui la moglie muore giovane e con lei anche i due bambini nati. Lo stesso si può dire della carriera artistica, dal momento in cui Verdi riesce a ottenere lo sperato successo solo nel 1842, col Nabucco, rappresentato alla Scala di Milano.

Verdi, da un decennio ormai, si è fatto strada nei salotti letterari d’Italia e si è affermato nei maggiori teatri, grazie al suo talento musicale inarrivabile. Nel 1847 incomincia la relazione con Giuseppina Strepponi, cantante e attrice lirica che aveva partecipato proprio al Nabucco. Ovviamente, è con opere quali la Traviata, il Trovatore e il Rigoletto, l’Aida, Macbeth che il suo successo internazionale viene sancito.

Palazzo Orlandi di Busseto
Palazzo Orlandi di Busseto

Continuando, è Busseto la città che incarna maggiormente il nome di Verdi. La piazza principale e il Teatro sono dedicati a lui, inoltre Casa Barezzi, presso la quale egli sviluppò e rifinì sempre di più la sua arte musicale, è una testimonianza diretta del suo vissuto in questi luoghi ricchi di storia. Ma l’itinerario verdiano non finisce qui: Palazzo Orlandi, il Museo Nazionale, Villa Sant’Agata a Villanova sull’Arda sono altre località segnate dalla presenza del compositore ottocentesco.

Facciamone una panoramica: Palazzo Orlandi di Busseto, dalle forme neoclassiche, fu acquistato da Verdi nel 1845 non appena godette di fortuna grazie alle sue opere liriche e lì visse insieme a sua moglie Giuseppina Strepponi, dal 1849 al 1851. La dimora che essi scelsero e la loro stessa relazione creò scandalo nell’ambiente che Verdi aveva sino ad allora frequentato, dato lo spirito libero della donna. Ad ogni modo, il compositore trovò in Palazzo Orlandi grande ispirazione, perché qui scrisse Luisa Miller, Stiffelio e il Rigoletto. Il Museo Nazionale Giuseppe Verdi è ospitato, dal 2009 a questa parte, da Villa Pallavicino, ovvero un edificio in stile rinascimentale che si trova al di fuori delle mura di Busseto. La villa è stata un luogo prediletto da Carlo V d’Asburgo, presenta una pianta a scacchiera ed è suddivisa in cinque ambienti indipendenti tra loro ma uniti attraverso un corpo centrale che sovrasta l’atrio. La volta è interamente affrescata con raffigurazioni di carattere mitologico. Verdi acquistò Villa Sant’Agata nel 1848, su suggerimento di Antonio Barezzi, e vi si trasferì con Giuseppina lasciando la casa di Busseto al padre Carlo. Fu il musicista stesso a voler partecipare ai lavori di ristrutturazione dell’edificio, infatti disegnò bozzetti e schizzi, dando indicazioni sui materiali da utilizzare e sulle modifiche per ampliare sempre più gli spazi. Inoltre, il fatto che la casa fosse in campagna, e perciò ben isolata, era un indice maggiore di apprezzamento per il maestro, per soddisfare meglio il suo genio creativo.

Villa Sant'Agata
Villa Sant’Agata

Nonostante l’amore per questi luoghi nella bassa parmense, Verdi, che morì nel 1901 a causa di un ictus, non è sepolto qui, bensì a Milano, presso la Casa di Riposo per Musicisti, come volle lui stesso, per il quale l’aveva fatta costruire. Perciò, dopo questo assaggio delle località verdiane, non possiamo fare altro che lasciarci accompagnare col suono della sua musica nelle orecchie, e affermare VIVA V.E.R.D.I. Certamente non Vittorio Emanuele Re d’Italia, come celebra questo motto diffuso tra il patriottismo ottocentesco, ma lui, che pronunciò questa bellissima frase:

La melodia e l’armonia non devono essere che mezzi nella mano dell’artista per fare della Musica, e se verrà un giorno in cui non si parlerà più né melodia né di armonia né di scuole tedesche, italiane, né di passato né di avvenire, allora forse comincerà il regno dell’arte.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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