Luci e ombre di Fidel Castro, l’ultimo vero gigante del Novecento

Luci e ombre di Fidel Castro, l'ultimo vero gigante del NovecentoFidel Castro, lider máximo di Cuba, nasceva il 13 agosto del 1926 a Biràn, piccolo villaggio della sua amata Cuba. Quando è morto, il 25 novembre 2016, il mondo ha accolto la notizia in un torpore che sapeva quasi di incredulità, quella che si prova quando muore un gigante, un simbolo, un uomo che si pensava immortale. Perché Fidel Castro, volenti o nolenti, è stato tutto questo: rivoluzionario, presidente, dittatore, lider, capo carismatico, sovversivo, amato ed odiato, ma comunque figura di primo piano, che ha definito e scandito lo scorrere del Novecento.

Nella famosa udienza del suo processo del 1953 quando, dopo aver fallito il primo golpe con l’assalto alla caserma della Moncada, venne arrestato, Fidel pronunciò l’ormai celeberrima frase: «Condannatemi, non importa, la Storia mi assolverà». Il momento è arrivato: il lider è morto e il processo storico è cominciato. Ma come si giudicano persone che, come lui, hanno cambiato la storia del mondo? Come accogliere la notizia della sua morte?

Ecco, di questo non ne erano molto sicuri neanche i cubani: a Cuba furono indetti nove giorni di lutto nazionale, nello stesso momento in cui a Little Havana, il quartiere cubano di Miami, in Florida, che si trova a meno di quattrocento chilometri dall’isola caraibica, la gente per strada si abbracciava e festeggiava la morte di quello che era visto come un sanguinario dittatore. Forse queste opposte reazioni meglio rappresentano la difficoltà ad inquadrare ed etichettare seccamente Fidel Castro e ben trasmettono l’ambiguità e la contraddittorietà della sua figura.

Su una cosa, però, si può essere tutti d’accordo: Fidel Castro è stato un gigante del Novecento, uno dei suoi ultimi protagonisti e leader indiscussi, e la sua morte segna la fine di un’epoca. Epoca che, se ci pensiamo ora, sembra lontanissima: eppure sono passati solo 58 anni da quando Fidel entrò trionfante a L’Avana, dopo aver messo fuga il dittatore Fulgencio Batista; 55 da quando il mondo visse attimi di terrore con la crisi dei missili di Cuba, quando ci si trovò sull’orlo di una terza guerra mondiale nucleare. Fidel Castro era alla guida del suo paese attraverso tutti questi momenti di crisi, vivendoli lui stesso da protagonista: membro dei paesi non allineati, leader di questi accanto a Tito, Nehru e Nasser, la sua Cuba rappresentò per l’Unione Sovietica un’arma irrinunciabile contro gli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, in quanto paese comunista a pochi centinaia di chilometri dalle coste del più grande nemico del blocco sovietico.

Proprio la scelta del comunismo, annunciata in un discorso alla nazione nel 1962, mise definitivamente in crisi i rapporti con gli Stati Uniti, già dilaniati dal fallito golpe dell’anno precedente, con lo sbarco delle forze americane nella Baia dei Porci. Ma cos’aveva spinto un ragazzo di buona famiglia ed istruito in collegi esclusivi dei Gesuiti prima a diventare il capo di una rivoluzione, e poi ad allineare il suo paese con il blocco sovietico, abbracciando l’ideologia comunista? La povertà del suo paese, che mal sopportava il protettorato americano, visto come ladro non solo delle risorse economiche dell’isola, ma anche dell’indipendenza e dell’identità del popolo cubano. La rabbia verso una politica che vedeva susseguirsi a Presidenti-fantocci dittatori saliti al potere con colpi di stato, come Batista, e nel vedere il proprio paese ridotto ad una sorta di resort per ricchi e mafiosi, pieno di casinò, case da gioco e bordelli. La voglia di ridare dignità ed indipendenza al proprio popolo, infiammata da ideali di ispirazione comunista. Perché il comunismo, anche se poi è stato ampiamente snaturato e trasfigurato dalle interpretazioni di vari regimi dittatoriali, ha rappresentato per più di un secolo il faro e la spinta nella lotta di emancipazione delle classi più umili e sfruttate, dei lavoratori e dei popoli coloniali. 

Questo è stato Fidel Castro, e poi Cuba, per il mondo: un faro, un modello per tutti quei popoli oppressi che vedevano nella rivoluzione popolare l’unico mezzo per conquistare la propria libertà. «Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà» diceva, frase sintesi di una vita vissuta tra la luci di rivoluzionario e le ombre di dittatore. Perché è stato questo il rovescio della medaglia della sua revolución, la dittatura che ancora oggi accompagna Cuba, con il passaggio di testimone a suo fratello Raul: repressione di tutti i partiti politici oltre a quello comunista, imposizione di elezioni fantocce, con un solo partito, repressione dei cattolici e degli omosessuali, repressione di diritti quali libertà di espressione o di manifestazione.

Eppure a Cuba ha creato un sistema di servizi sociali tra i migliori dell’America Latina e in alcuni campi migliore persino del nostro, che ha sradicato analfabetismo, mortalità infantile (inferiore a quella dei vicini Stati Uniti) e alzato l’aspettativa di vita rendendo sanità e istruzioni accessibili a tutti. Ha saputo resistere a fronte di un embargo commerciale che tutt’ora persiste, mai sottomettendosi al capitalismo del mondo occidentale.

Fidel Castro è morto a L’Avana il 25 novembre 2016, e la situazione a Cuba sembra più instabile che mai: dopo gli accordi stabiliti con l’ex presidente statunitense Barack Obama in vista di una possibile ri-apertura del paese, il presidente Trump ha annunciato che reintrodurrà alcune delle restrizioni commerciali e di circolazione, in un sinistro ritorno al passato che sembra voler ostacolare a tutti i costi il cambiamento. Come evidenziava Ezio Mauro all’indomani della morte di Castro in un articolo su La Repubblica, «il castrismo senza Fidel è fragile». E gli ultimi mesi non sembrano che aver confermato questa amara profezia.

Margherita Scalisi per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on agosto 13th, 2017 in Articoli Recenti, History

RELATED ARTICLES

Leave Comments

quindici + 15 =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter