L’avant-garde di Hayao Miyazaki: Kiki – Consegne a domicilio

L'avant-garde di Hayao Miyazaki: Kiki - Consegne a domicilioNel luglio del 1989 usciva Kiki consegne a domicilio (Majo no takkyūbin, lett. “Le consegne espresse della strega“), diretto dal grande Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli.

Colori brillanti, una bambina vivace immersa nella natura, tra verdi prati, fiori variopinti in giardini da sogno, una casa tutta ricoperta di piante. Con lei un gattino nero sveglio e simpatico, amico inseparabile. Tratto dall’omonimo romanzo di Eiko Kadono del 1985, il film affronta in modo semplice e scanzonato le grandi tematiche care a Miyazaki, dal volo alla crescita adolescenziale.

La giovane Kiki è al suo primo anno di noviziato da strega, a 13 anni deve cercare una nuova città in cui vivere; con lei tradizione si intreccia prepotentemente con il moderno: il vestito nero e la scopa impattano con le vetrine super fashion che incantano la ragazzina.

Una radiolina per la musica e la notte di luna piena: iniziano così le avventure di Kiki.

Il rapporto con i genitori è buono e pieno di affetto, ma la ragazzina deve abbandonare la sua zona di comfort per crescere e mettersi alla prova. Citazione colta che rievoca i viaggi di formazione e crescita dell’antica Grecia, ma anche un campo del regista che visse un’esperienza simile quando, per diventare un aspirante disegnatore, dovette andare ad abitare nella grande Tokyo (ed infatti compare il volto di Miyazaki in alcuni fotogrammi).

Le prime difficoltà arrivano nel vivere in una città sconosciuta, senza casa e lavoro: il sacrificio e le rinunce per poter far un po’di spesa, mentre guarda un paio di scarpette rosse dalla vetrina e le ragazze hanno tutte vestiti colorati e alla moda, si fanno presto sentire.

Ispirata a Stoccolma e Lisbona, la città in cui Kiki approda è il luogo dello smarrimento e dell’emancipazione. Qui prenderà coscienza della sua magia, data fino a quel momento per scontata. Attraverso il duro lavoro, conquista la propria autonomia: questo quindi non è solo un mezzo di autosufficienza ed integrazione, ma anche condizione per trovare la propria identità.

Centrale è, infatti, il tema della lotta per l’indipendenza e la crescita, affrontando problemi ed imprevisti quotidiani, così come la solitudine e la difficoltà di inserirsi in un contesto nuovo.

Le adolescenti di Miyazaki sono tutte grandi lavoratrici. Fio di Porco Rosso decide di seguire lo spericolato aviatore di cui era innamorata pur di portare a termine il suo lavoro e dimostrare le proprie capacità; Chihiro deve lavorare ne La Città incantata per salvare gli imprudenti e ingordi genitori trasformati in suini. Con Kiki ci racconta, invece, la volontà spontanea di realizzarsi.

In questo film esce il lato più verista del Miyazaki-pensiero, limitando la sfera del magico e preferendo la vulnerabilità umana. La perdita dei poteri magici è un momento di trauma ed evoluzione. Anche se Kiki è una strega non ricorre mai ai super poteri per risolvere i problemi, come le eroine disegnate in quegli anni: la giovane ha bisogno della mappa della città, si ammala e ha desideri ed esigenze al pari di una ragazzina qualsiasi. La sua magia si indebolisce fino a non poter più volare e parlare con Jiji.

C’è anche lo spazio per i sentimenti, l’amicizia sincera e forte, così come la premura per le anziane del paese tristemente snobbate dalle nipoti. Il panettiere e la moglie la accolgono con calore. La burberità dell’omone viene spezzata dalla sua apprensione nell’aspettare la bambina di ritorno a sera e nel prepararle un’insegna pubblicitaria per le consegne a domicilio. Ursula, la pittrice, è il suo alter-ego adulto. Anche lei insegue il suo sogno-vocazione (pittura e magia) con momenti di sconforto e difficoltà.

Infine il buffo Tombo inserisce nella storia quell’ossessione del volo che è una costante poetica in tutta la produzione miyazakiana: è un ragazzino un po’ goffo come Kiki, sempre sorridente e vivace. Costruisce improbabili macchine volanti e fa parte del club del volo.

La fascinazione del volo è un respiro di libertà, tra le nuvole e paesaggi bellissimi, giochi tra i gabbiani ed il luccichio del mare che riverbera sulle mura della città. Fin dai primi fotogrammi la radiolina ci avverte dell’impresa del Dirigibile Avventura della Libertà, diretto verso il polo sud, fil rouge che porta proprio al riscatto della protagonista e al salvataggio di Tombo.

Il rispetto per animali e ambiente è sempre presente, anche se le dinamiche si snodano in una città trafficata da bus e auto. Si chiede scusa agli animali se vengono accidentalmente disturbati, si vola assieme a loro. D’altra parte, la mamma di Kiki è circondata da piante e lavora in un laboratorio (presente in Nausicaä, Howl e Ponyo).

Sospesi tra cielo e mare, si respirano l’entusiasmo e l’amore. Anche se il maestro racconta storie fantastiche e avventurose, è questo un motivo a cui tiene molto, ricorrente in Laputa, declinato poi in tutte le sue successive opere, da Porco Rosso a La principessa Mononoke, fino a La città incantata e Ponyo. L’amore è un legame tra esseri per natura diversi – se non opposti – che, proprio a causa delle loro differenze, si avvicinano per soccorrersi e superare assieme le difficoltà, con coraggio e bontà.

 Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on agosto 13th, 2017 in Articoli Recenti, SCREENs

RELATED ARTICLES

Leave Comments

1 × quattro =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter