Eugène Delacroix, il Principe dei Romantici

Autoritratto, 1837

Eugène Delacroix, pittore francese nato il 26 aprile 1798 a Charenton, nella regione dell’Île-de-France, è considerato il più grande esponente della stagione romantica francese, tanto da essersi guadagnato l’appellativo di Principe dei Romantici. Le sue opere incarnano infatti l’ideale di bellezza sublime, passionale e violenta, capace di sconvolgere gli animi: per lui dovevano essere “una gioia per l’occhio”.

Cresciuto in una famiglia borghese e con una solida preparazione umanistica, iniziò dopo il liceo il suo apprendistato artistico presso il pittore accademico Pierre-Narcisse Guérin. Ben presto, spinto da fervore, abbandonò gli studi per diventare autodidatta e studiare dal vivo i capolavori dei maggiori pittori italiani che si trovavano al Louvre, tra questi Michelangelo, Tiziano, Raffaello, Giorgione e Rubens. Insofferente a qualsiasi schema accademico ed amante della cultura esotica, Delacroix amava sperimentare stili e generi diversi. La sua ricerca artistica comprendeva infatti soggetti storici, mitologici, letterari, paesaggi attraverso l’impiego di pittura ad olio, acquerello, murale, affresco e pastello.

Lo stile di Delacroix si basava sull’assoluta celebrazione del colore, del movimento e della drammaticità: poche pennellate, nervose, intense per coinvolgere e destare stupore nello spettatore. Il pittore, da studioso critico ed attento, iniziò a sperimentare sulla tela la divisione dei colori, in particolare la loro esaltazione creata attraverso l’accostamento di tinte e toni diversi tra loro, come i colori primari puri con i loro complementari, secondo la teoria del contrasto luministico.

L’incontro che gli cambiò la vita fu quello con Théodore Géricault. Tra i due si instaurò un intenso e sincero rapporto di amicizia tanto che Eugène Delacroix posò per il quadro La zattera della Medusa.

Géricault mi permise di vedere La zattera della Medusa quando ancora ci stava lavorando. Fece una tremenda impressione su di me tanto che quando uscii dal suo studio cominciai a correre come un pazzo e non mi fermai finché non raggiunsi la mia stanza.

La barca di Dante, 1822

Nel 1822, giovane e promettente, espose La barca di Dante al famoso Salon di Parigi. Ispirato all’ottavo canto dell’Inferno dantesco, raffigura Dante e Virgilio mentre vengono traghettati, attraverso lo Stige, dal demonio Flegias, verso la città di Dite. Nel quadro, dalla notevole drammaticità, il sommo poeta italiano appare turbato poiché la piccola imbarcazione è violentemente attaccata dai dannati, iracondi e accidiosi, della palude. Come la maggior parte delle opere di Delacroix, anche questo destò scalpore e divise la critica: adorato da molti ma considerato «una vera e propria imbrattatura» da altri, fu presto acquistato dallo Stato Francese.

Nel 1830 dipinse La libertà che guida il popolo, esposta l’anno successivo al Salon. L’opera è ispirata alle Tre gloriose giornate: dal 27 al 29 luglio 1830 i parigini si ribellarono all’opprimente politica di Carlo X di Borbone e, dopo aver alzato le barricate nelle strade, riuscirono a trionfare. L’insurrezione rappresentata da Eugène Delacroix è guidata dalla libertà che con cappello frigio, seno scoperto e piedi nudi, guida il popolo e le genti di tutte le estrazioni sociali, sventolando il tricolore francese. Definito il «il primo quadro politico nella storia della pittura moderna» dal critico d’arte italiano Argan, il quadro è ormai divenuto nell’immaginario collettivo l’opera simbolo per eccellenza di libertà e patriottismo.

Negli ultimi anni della sua vita, lo stile dell’artista mutò a seguito di un viaggio in Africa. Affascinato dalla luce e dall’autenticità dei luoghi, le raffigurazioni di paesaggi e donne esotiche saranno da questo momento una costante delle sue opere. Delacroix si lasciò stravolgere dalle novità tanto che scrisse: «Qui è bello come ai tempi di Omero». L’avventura di Delacroix è testimoniata da sette taccuini di schizzi, acquerelli e poche parole, e dal quadro Le donne di Algeri del 1834 (immagine di copertina).

Eugène Delacroix, il Principe dei Romantici
La libertà che guida il popolo, 1830

Delacroix si spense a Parigi il 13 agosto 1863, lasciando un’immensa eredità ed influenzando gli artisti successivi come Van Gogh, Gauguin, Cèzanne e Degas.

Scrisse nel 1854:

Io voglio piacere all’operaio che mi porta un mobile; voglio lasciare soddisfatti di me l’uomo col quale il caso mi fa incontrare, sia un contadino o un gran signore. Col desiderio di riuscire simpatico e di aver rapporti con la gente, vi è in me una fierezza quasi sciocca, che mi ha quasi sempre fatto evitare di vedere le persone che potevano essermi utili, per timore di aver l’aria di adularle. La paura di essere disturbato quando sono solo deriva ordinariamente dal fatto che io sono occupato dalla mia grande faccenda che è la pittura: io non ne ho nessun’altra importante.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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By on agosto 13th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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