L'eccentrico rigore e la scrittura di Amélie Nothomb tra Belgio e Giappone

L’eccentrico rigore e la scrittura di Amélie Nothomb tra Belgio e Giappone

L'eccentrico rigore e la scrittura di Amélie Nothomb tra Belgio e Giappone
Anélie Nothomb, Petronille, Voland

Disciplina, rigore, lavoro ferreo. Questi sono i connotati della scrittura di Amélie Nothomb, personalità di spicco nel panorama letterario contemporaneo, autrice di antiche e nobili origini belghe, ma nata e cresciuta in Giappone per molti anni. Proprio l’aver vissuto tra il Belgio e il Giappone la rendono quella che è: una donna e un’intellettuale molto sicura di sé, molto determinata negli obiettivi professionali, che la inducono a muoversi con rigidità e costanza. La Nothomb stessa ha dichiarato, infatti, di scrivere continuativamente ogni giorno per quattro ore, dalle 4 alle 8 di mattina. In questo lasso di tempo il mondo potrebbe non esistere: la sua attenzione con ferrea disciplina, appunto, è concentrata sulla quantità di pagine scritte a mano su quaderni che porta sempre con sé, e non importa se nel frattempo l’era digitale procede. La scrittura è disciplina e vocazione allo stesso tempo: il talento non avrebbe ragion d’esistere se non ci fosse il rigore a tenerlo sotto controllo, se la persona stessa non si imponesse di portarlo avanti. Questo a detta sua. E in effetti come darle torto, dal momento in cui ha pubblicato fino ad ora ventuno romanzi, che sono tradotti in quasi cinquanta lingue. In Italia la casa editrice affezionata alla scrittura di Amélie Nothomb si chiama Voland, fondata da Daniela Di Sora nel 1995; tra l’altro è l’editore che l’autrice preferisce in assoluto tra tutti i nomi che portano le sue storie in giro per il mondo.

L'eccentrico rigore e la scrittura di Amélie Nothomb tra Belgio e GiapponeL’eccentrica scrittrice belga, nata a Etterbeek 9 luglio 1966, negli anni ha sviluppato abitudini piuttosto particolari come il vestirsi sempre di nero con inserti rosso fuoco qua e là o il portare cappelli vintage, il truccarsi quasi come fosse sulla scena teatrale, il bere tazze di tè fortissimo all’alba nelle ore dedicate alla scrittura. Ma è la prima a non disdegnare conversazioni d’alta società bevendo bicchieri di champagne, lo stesso che è solita associare ai ricordi della sua famiglia, quando il padre, un diplomatico, non faceva altro che intrattenere ospiti intellettuali e letterati durante ricevimenti importanti.

Quello che rende i libri della Nothomb molto amati è proprio la passione viscerale della scrittrice per luoghi ed esseri umani: il trasferimento dal Giappone ad altri paesi ha provocato in lei turbamenti non da poco, come crisi adolescenziali di anoressia. L’ossessione per il corpo perfetto poi ha radicato in lei un rapporto morboso nei confronti sia della madre sia della sorella, per cui ha sempre provato desiderio di seduzione e di convincimento. Proprio queste passioni, talvolta folli, hanno catturato il pubblico dell’artista, che si è dimostrata capace di trasmettere sulla carta l’intimità vissuta, l’emozione sconvolgente, il radicamento verso la terra. Tutto ciò, tutta questa fame di vita, di esperienze e di storie è raccontata sia con drammaticità sia con allegria nell’autobiografia al titolo calzante, appunto, Biografia della fame.

L'eccentrico rigore e la scrittura di Amélie Nothomb tra Belgio e GiapponeEsordendo sul panorama letterario a soli venticinque anni, nonostante scrivesse già dall’età di diciassette anni, con l’opera Igiene dell’assassino, stupisce sia i lettori sia le case editoriali per la ferocia e l’ironia che contraddistinguono il tema trattato della tortura. In Stupore e tremori, invece, è dominante l’amore per il Giappone, terra d’adozione, e l’esperienza pressoché umiliante ma illuminante del lavoro in una multinazionale, che si basa sull’automatismo. Ma la produzione di Amélie Nothomb non si limita alla narrativa: l’unico testo teatrale (in Italia messo in scena dal Teatro Elfo Puccini di Milano) finora da lei scritto nel 1994 s’intitola Libri da ardere ed è un’opera che parla di fame, di guerra e di freddo. I tre protagonisti si ritrovano a bruciare l’enorme quantità di volumi presenti nella loro casa a causa dell’istinto di sopravvivenza, arrivando a chiedersi quindi che confine vi sia tra natura e cultura, tra umanità e orrore.

I miei romanzi sono emanazioni di me stessa. Non ho mai voluto creare esseri umani, neanche da piccola. Mai avuto fantasie del genere. Tutta la mia energia materna è stata convogliata nella produzione letteraria.

E ben pochi potrebbero contraddirla.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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By on agosto 13th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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1 Comments

  1. Bruno Vivaldi

    Reply

    Brava e geniale Amélie Nothomb che affronta la cultura e le abitudini dei popoli orientali con un linguaggio fruibile al nostro pensare….La sua sintesi essenziale del narrare trasmette in poche righe una visione profonda della mente umana e delle sue inimmaginabili trasformazioni.

    13 Ago 2017

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