Thomas Mann, scrittore in tensione tra la vita e l'arte

Thomas Mann, scrittore in tensione tra la vita e l’arte

Thomas e Katia Mann

Paul Thomas Mann (Lubecca, 6 giugno 1875 – Kilchberg, 12 agosto 1955) è stato un importante scrittore e saggista tedesco, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1929.

Mann nasce in una famiglia di stampo ottocentesco, legata ai valori della crescita indirizzata verso l’impegno politico e sociale: il padre è un ricco commerciante e senatore della città, mentre la madre, di origini brasiliane, rappresenta il versante opposto, legato all’immaginazione e all’arte. Questo dualismo insito nelle mura domestiche rappresenterà per Thomas, come anche per il fratello Heinrich a sua volta scrittore, una costante nelle opere e nei romanzi. Basti pensare al racconto intitolato Tonio Kröger: il protagonista è un ragazzo che ha come madre una donna di origine sudamericana che instaurerà in lui quella vena creativa ed artistica che starà alla base della sua produzione letteraria.

In seguito ad un viaggio a Roma presso Heinrich, nel 1901 Thomas Mann pubblica il suo primo romanzo, I Buddenbrook, racconto di una grande famiglia in declino a causa del passaggio di secolo e degli stravolgimenti sociali e politici di inizio ‘900 che comportano un rovesciamento degli equilibri all’interno delle società. Una importante famiglia, ricca e borghese, in lotta continua per mantenere la propria autorità e i propri valori vivi nonostante rovesciamenti sia interni che esterni.

Einstein e Mann

All’interno di tutte le opere di Mann emerge una rappresentazione della società come formata da due diversi tiologie di individui, sempre costanti. Da un lato, vi sono le persone di sani principi morali e borghesi, che dedicano tutta la propria vita per il benessere della famiglia, legati al lavoro e alle attività politiche, dall’altro lato, vi sono gli oppositori morali, gli artisti, quelli che mettono in discussione il tutto, ma che in questi romanzi sono spesso relegati ad una solitudine esistenziale. Sono personaggi, questi, che credono fin da subito nel destino che la vita ha riservato loro, hanno presto percepito la propria individualità e singolarità tra i compagni, così puri e semplici da fare invidia. Questo, ad esempio, il caso appunto di Tonio Kröger come anche del signor Spinnell del romanzo Tristano. Tutto questo fa intendere che nell’opera di Thomas Mann emerga una sola e semplice domanda: l’arte e la vita sono compatibili quali elementi fondanti delle società occidentali?

Ma c’è dell’altro. In alcuni passaggi si rivela qualcosa di nuovo e contrastante rispetto questi dettami, ovvero il fatto che la figura del poeta, così costante, esiste in quanto tale poiché deriva dal concetto di borghesia stessa. Gli artisti, i letterati, i poeti sono tali poiché borghesi: ci si chiede tra le pagine che cosa sia un artista, ma è proprio la sua condizione sociale, il suo contesto familiare che gli  hanno permesso a Mann di dedicarsi all’arte a pieno titolo – questo è ciò di cui viene accusato Tonio da Lisaweta, la pittrice con cui dibatte il protagonista del racconto.

L’artista rappresentato da Mann è il prototipo rivalutato dall’ideologia della Germania guglielmina, un principe eterno adolescente ma precocemente invecchiato a causa dell’attività che svolge e per la quale tanto si affanna. Vi sono casi in cui questi artisti commettono delle colpe, infrangono le leggi dell’operare e si concedono una “tregua”. Sono momenti che conducono il poeta ad una sorta di febbre da incertezza morale di sé, come avviene per il protagonista de La morte a Venezia, che si lascia andare ad un amore adolescenziale.

Heinrich e Thomas Mann

Lo stesso Tonio Kröger rappresenta un eroe in tensione, tensione nell’avvicinare la vita all’arte, che lo stanca e che quindi decide per un viaggio di pausa e meditazione, ma che lo riporta ai propri mali primordiali. Nel tentare di conciliare la propria esistenza singolare con l’incorruttibilità della vita borghese degli altri, Thomas Mann dimostra i rischi e i pericoli che l’artista inevitabilmente incontra.

Anche dal punto di vista individuale l’arte è una vita intensificata. Essa dona una felicità più profonda, e divora più in fretta. Scava nel volto del suo servo i solchi di avventure spirituali e immaginarie, e anche nella pace claustrale della vita esteriore determina col tempo un’ipersensibilità, un raffinamento, una stanchezza e una curiosità dei nervi che nemmeno una vita già piena di sfrenati godimenti e passioni è in grado di suscitare.

Fabio De Liso per MifacciodiCultura

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By on agosto 12th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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