Un indovino mi disse: quando un profezia sconvolse Tiziano Terzani

Un indovino mi disse: quando una profezia sconvolse Tiziano Terzani

«Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». E voi? Come reagireste se un indovino dal quale vi siete recati per caso, e anche un po’ per gioco, profetizzasse la vostra morte di lì ai prossimi 17 anni? Probabilmente vi sembrerebbe un lasso di tempo talmente lungo, che fareste anche in tempo a dimenticarvene. È quello che successe nel lontano 1976 a Tiziano Terzani, noto giornalista e scrittore, corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel e collaboratore di Repubblica e Corriere della Sera, e che lo portò a pubblicare nel 1995 il libro Un indovino mi disse.

Nella primavera del 1976 Terzani si trovava già da 5 anni in Asia, continente che lo conquisterà e che lo ospiterà per quasi tutta la sua vita, dal 1971 in avanti. Giunto ad Hong Kong dopo aver soggiornato per diversi anni a Singapore con tutta la famiglia, Terzani viene convinto dalla moglie di un suo amico a partecipare ad un incontro con un indovino definito come “uno dei migliori”. Da qui ha inizio l’avventura dello scrittore: la profezia che l’indovino gli rivolge, farà sì che il giornalista prenda la palla al balzo e decida di trascorrere l’intero anno 1993 viaggiando via terra o via nave evitando gli aerei. Nasce così Un indovino mi disse, grazie al quale si può assaporare un felice connubio tra riscoperta del viaggio e approfondimento del rapporto tra la popolazione asiatica e l’occulto.

D’un tratto senza più la possibilità di correre a un aeroporto, pagare con una carta di credito, schizzar via, ed essere, in un baleno, letteralmente dovunque, sono stato costretto a riguardare al mondo come a un intreccio complicato di paesi divisi da bracci di mare che vanno attraversati, da fiumi che vanno superati, da frontiere per ognuna delle quali occorre un visto.

È proprio il tema del viaggio che contraddistingue il personaggio di Terzani e in questo libro il lettore vive sulla propria pelle l’Asia da lui descritta, ma soprattutto il cambio di prospettiva dovuto alla mancanza degli aerei: gli spostamenti non sono più immediati e diventano lunghi giorni, si arricchiscono di incontri, di storie, di paesaggi che altrimenti non si sarebbero mai potuti notare e le distanze riacquistano un senso, il raggiungimento di una meta ha il sapore di una conquista e di piena soddisfazione.

Accanto a ciò, Terzani non vuole perdere l’occasione di interrogare quanti più indovini possibile in ogni angolo della sua amata Asia: vuole toccare con mano la veridicità delle profezie, vuole indagare la metodologia utilizzata dagli stregoni per predire il futuro, ma soprattutto quello che intende fare è un enorme lavoro su se stesso, per verificare quanto le parole di un indovino possano influenzare la sua vita condizionandone le scelte. C’è davvero un destino già scritto per ognuno di noi? In tal caso le profezie servono a dirottarlo o ci spingono ancora di più verso la realizzazione di esso? Non successe forse proprio ad Edipo, che interrogato l’oracolo di Delfi per evitare che la profezia si avverasse, aveva compiuto scelte, che in realtà, l’avevano spinto a realizzarla in ogni sua manifestazione?

Queste le domande alle quali Terzani vorrebbe rispondere attraverso la sua indagine.

Il libro è infine ricco di particolari storici, che aiutano il lettore ad immergersi maggiormente nella mentalità e nella visione asiatica del destino: Un indovino mi disse è il risultato della personale esperienza di Terzani e ricalca perfettamente le caratteristiche del romanzo d’avventura, narrazione di viaggio e reportage.

Fu una splendida decisione e l’anno 1993 è finito per essere uno dei più straordinari che io abbia passato: avrei dovuto morirci e son rinato. Quella che pareva una maledizione s’è dimostrata una vera benedizione.

 Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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By on agosto 10th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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