Intelligenza Artificiale: che cos’è e a che punto siamo nella ricerca

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Intelligenza Artificiale: che cos’è e a che punto siamo nella ricerca

Intelligenza Artificiale: che cos'è e a che punto siamo nella ricerca
Le AI sono molte usate nella cinematografia: “Io Robot”

Negli ultimi anni si parla parecchio di un argomento molto scottante: l’intelligenza artificiale (IA). La ritroviamo in tanti film recenti, quali Lei, Ex Machina, Interstellar, ma anche in pellicole più datate, come 2001: Odissea nello spazio. L’IA ha un impatto non trascurabile sulle nostre vite che è destinato a crescere in maniera esponenziale, nonostante i dubbi e preoccupazioni che solleva, soprattutto a livello etico. Prima di tutto però dobbiamo fare chiarezza: cos’è veramente l’IA?

Per capire cosa sia effettivamente, bisogna dare una definizione accurata di intelligenza. Propria solo dell’essere umano, si definisce intelligenza l’insieme di facoltà cognitive e psicologiche che ci consentono di pensare, comprendere e spiegare azioni e idee e farsi intendere dagli altri, nonché adattarsi a situazioni nuove e modificare quelle esistenti nel caso in cui queste presentino degli ostacoli.

Una macchina che mostra queste qualità, ovvero in grado di percepire e comprendere l’ambiente circostante e di conseguenza prendere la decisione migliore per raggiungere un determinato scopo, può essere definita intelligente. Un esempio di agente intelligente è il computer contro cui giochiamo a scacchi: appena facciamo una mossa, il computer la analizza, elenca tutte le mosse possibili e i loro sviluppi e sceglie infine la migliore. Altri esempi di agenti intelligente sono Siri e Google.

Fantasia del terzo millennio?

L’idea di costruire una macchina dalle capacità logiche e razionali simili all’uomo è nata nel tredicesimo secolo con Raimondo Llull, logico catalano, per poi essere ripresa tre secoli dopo da Wilhelm Schickard. Nel 1674 Gottfried Wilhelm von Leibniz ne costruì una in grado di effettuare somme, differenze e moltiplicazioni in maniera ricorsiva. Infine, nel 1943 viene creato il primo agente intelligente: un modello di neuroni artificiali che, similmente a quelli umani, si attivano in presenza di stimoli causati dai neuroni circostanti, dimostrando che una tale serie può di per sé rappresentare qualsiasi funzione computabile. Un decennio più tardi Alan Turing perfezionò un test per capire se una macchina fosse in grado di imitare il comportamento umano: analizzando una conversazione tra un individuo e un computer, una persona esterna deve stabilire chi sia chi. Se tale persona non riesce a dare una risposta, allora la macchina ha passato il test di Turing.

Su cosa si concentra esattamente la ricerca nel campo dell’IA?

Intelligenza Artificiale: che cos'è e a che punto siamo nella ricerca
Le AI sono molte usate nella cinematografia e sono una costante nella saga di “Alien”

Nonostante negli ultimi decenni la tecnologia abbia fatto passi da gigante, gli esperti stanno ancora lavorando sui sei aspetti fondamentali:

  1. deduzione e risoluzione di problemi: le macchine fanno uso di algoritmi basati su una rappresentazione simbolica della realtà per la risoluzione di problemi. Siccome gli algoritmi per la risoluzione di determinati problemi richiedono enormi risorse computazionali, la loro ottimizzazione è di importanza vitale;
  2.  rappresentazione della conoscenza: esistono diversi tipi di conoscenza (relazioni fra oggetti, situazioni, cause ed effetti, etc), tra cui anche quella “posseduta dagli altri”, che richiede lo sviluppo cognitivo della così detta teoria della mente (Theory of Mind). La capacità di distinguere quale tipo di conoscenza serva in una precisa situazione ne richiede una rappresentazione precisa e altamente funzionale;
  3. pianificazione: pianificare di per sé non è difficile. Il nostro computer è perfettamente in grado di farci avere un promemoria annuale che ci ricordi il compleanno della nostra maestra d’asilo perché è un’azione che porta a termine in completa autonomia. Tuttavia, se non è l’unico ad agire o se l’ambiente non è deterministico, esso deve costantemente monitorare la situazione e ripianificare di conseguenza, il che richiede sforzi cognitivi e computazionali notevoli;
  4. apprendimento automatico: la capacità di apprendimento è ciò che ci permettere di crescere, migliorare e imparare attraverso l’esperienza. È un aspetto cruciale, senza il quale, l’IA non potrebbe esistere. Innanzitutto perché è statisticamente impossibile prevedere tutte le possibili situazioni in cui una determinata macchina si potrebbe imbattere, così come le condizioni dell’ambiente circostante potrebbero cambiare col tempo. Inoltre, imparare dalle proprie azioni rende lo sforzo computazionale molto meno pesante;
  5. elaborazione del linguaggio umano: essere in grado di comprendere e produrre in una lingua naturale è fondamentale per tutto ciò che ha a che fare con riconoscimento vocale, lettura e ricerca di informazioni (Google, Siri, SEO, etc). È un aspetto particolarmente difficile perché le lingue naturali stesse presentano moltissime sfaccettature e un modello preciso del funzionamento del linguaggio umano non è ancora stato trovato, il che complica il problema alla radice;
  6. movimento: la robotica non esiste senza IA, la ricerca in questo campo si focalizza quindi sulla percezione dello spazio, la pianificazione dei movimenti e la costruzione di mappe, tutte qualità essenziali perché una macchina sia in grado di muoversi intelligentemente.

L’IA, al momento, è ben lungi da quelle che ci fanno accapponare la pelle nelle sale cinematografiche. Questo però non vuol dire che non ci arriveremo mai. Gli esperti hanno opinioni divergenti e non possiamo che aspettare, ansiosi, che la scienza ci dia qualche risposta. Tuttavia, con esse sorge anche una grande domanda: dobbiamo preoccuparci?

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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