Camillo Benso conte di Cavour, uno dei padri dell’Italia unita

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Camillo Benso conte di Cavour, uno dei padri dell’Italia unita

Camillo Benso conte di Cavour, uno dei padri dell'Italia unitaPersonaggio determinante negli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia, Camillo Benso conte di Cavour nacque a Torino il 10 agosto 1810, figlio del nobile piemontese Michele Benso di Cavour e della nobile ginevrina Adéle Sellon. Come tutti i giovani aristocratici iniziò a frequentare l’accademia militare, dove riuscì a riscuotere alcuni successi, ma ben presto iniziò ad interessarsi a quella che sarebbe diventata una delle sue più grandi passioni: la causa del progresso europeo.

Nel 1835 partì per un viaggio di formazione che lo porterà a Parigi e Londra, città nelle quali ebbe modo di frequentare gli ambienti istituzionali e politici e di guardare con interesse alle questioni sociali. Fu proprio lo stimolante ambiente di quelle città che fece nascere in lui l’interesse per il progresso industriale, per l’economia politica e per il libero scambio, ideali che lo accompagneranno per tutta la vita. Tornato in Italia nel 1843, Cavour si occupò di diverse iniziative per migliorare il campo dell’agricoltura e dell’industria, oltre che alla finanza e alla politica, mondo nel quale si affacciò pochi anni dopo.

Il primo contatto tra Cavour e la politica avvenne nel 1847, quando il conte fondò insieme al cattolico liberale Cesare Balbo il periodico Il risorgimento, giornale che si distinse per la sua chiara e ferma richiesta di una Costituzione che venne finalmente promulgata dal re Carlo Alberto il 4 marzo 1848 con il nome di Statuto Albertino. Il marzo 1948 fu anche teatro di numerosi turbamenti in Europa e in Italia, tra cui le insurrezioni di Milano e il risvegliarsi dei sentimenti patriottici in regioni come il Piemonte e la Liguria. Fu in questo contesto che Cavour elaborò quella linea di pensiero che sarebbe stata sua per tutto il ciclo che avrebbe portato all’Unità d’Italia, ossia quella di spingere la famiglia sabauda a mettersi a capo dei movimenti rivoluzionari per evitare di esserne anch’essa travolta. Fu quindi anche per i consigli di Cavour che il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria iniziando quello che sarebbe passata alla storia come Prima guerra di Indipendenza.

Camillo Benso conte di Cavour, uno dei padri dell'Italia unitaNel frattempo, forte della sua posizione di rilievo politico, Cavour si candidò, e venne eletto, la prima volta alle elezioni dell’aprile 1948. Con il Regno di Vittorio Emanuele II, saluto al trono dopo l’abdicazione del padre nel 1849, iniziò la vera scalata politica di Cavour che andò a ricoprire nel giro di pochi mesi i ruoli di Ministro dell’Agricoltura e del Commercio, cui nel 1851 aggiunse anche il ruolo di Ministro delle Finanze. Tra le riforme più importanti portate avanti da Cavour in questi anni ricordiamo le manovre per portare il Piemonte da una politica economica ad una di libero scambio, l’introduzione della navigazione a vapore nella marina sarda, l’impegno per far migliorare il bilancio statale duramente provato dalla guerra e la realizzazione delle linee ferroviarie Torino-Susa e Torino-Novara. Nel 1852 Cavour, mal sopportando la politica del primo ministro D’Azeglio e desiderando diventare lui stesso primo ministro, strinse un patto con il leader del Centrosinistra Urbano Rattazzi.

Questa manovra inizialmente non venne vista di buon occhio né da D’Azeglio né dal re, ma causò un forte indebolimento del governo e alla fine il 4 novembre del 1852 Cavour ottenne il suo primo mandato come Presidente del Consiglio. Con l’autorevolezza datagli dalla carica di primo ministro Cavour tornò ad occuparsi della questione italiana, ma decise di farlo ponendo il problema sotto gli occhi delle grandi potenze europee come Francia e Gran Bretagna. Fu così che, con un’abile calcolo politico, nel 1953 Cavour decise di inviare un contingente di soldati piemontesi a fianco di Francia e Gran Bretagna che erano impegnate in Crimea con l’impero Ottomano contro la Russia. Il Regno di Sardegna non ottenne una ricompensa immediata per la sua partecipazione a questo conflitto, ma per la prima volta riuscì a porre all’attenzione dei grandi stati europei il problema dell’indipendenza italiana che smetteva così di essere solo un problema locale. In particolare un lascito della guerra di Crimea furono gli ottimi rapporti che si instaurano tra Cavour e Napoleone III e che sfociarono negli accordi segreti di Plombieres del luglio 1858. Tali accordi prevedevano che nel caso in cui l’Austria avesse attaccato il Piemonte la Francia sarebbe accorsa in suo aiuto e, al termine di un conflitto che si presupponeva vittorioso, l’Italia sarebbe stata divisa tra il regno dell’Alta Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele II, lo stato pontificio e il Regno delle due Sicilie.

Camillo Benso conte di Cavour, uno dei padri dell'Italia unitaCiò combaciava perfettamente con le idee di Cavour che, più che ad un’unità nazionale, pensava ad un’espansione del Piemonte nel nord Italia. L’armistizio segreto di Francia e Austria del 1859, però, sembrò tradire i passati accordi e consegnò al Piemonte solo la Lombardia. Successive mediazioni con la Francia e soprattutto plebisciti che Cavour volle istituire in Toscana ed Emilia-Romagna fecero aderire anche queste due regioni a quello che si stata formando come futuro regno d’Italia. Il 1860 fu anche l’anno dell’impresa di Garibaldi e dei Mille, impresa che Cavour continuò a guardare con scetticismo e che cercò di controllare il più possibile per evitare che le forze rivoluzionare e repubblicane avessero il sopravvento sulla casa Savoia, oltre che per arginare possibili reazioni della Francia.

Con l’impresa dei Mille e i plebisciti che in regioni come l’Umbria e le Marche decisero l’annessione al Regno dei Savoia, gran parte dell’Unità d’Italia poteva dirsi conclusa. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II venne proclamato re d’Italia e il 22 dello stesso mese Cavour venne confermato come primo ministro del neonato regno. Ma Cavour ebbe poco tempo per godere dei risultati del suo impegno. Nel maggio 1861 venne colpito da un grave malore da quale non riuscì più completamente a riprendersi e che le porterà il 6 giugno dello stesso anno a morire nella sua stessa casa torinese dove era nato. Così, appena tre mesi dopo la sua fondazione, il Regno d’Italia perdeva già uno dei suoi padri fondatori, quel conte che univa in sé le idee di progresso a quelle di una politica conservatrice, quell’uomo che al patriottismo più volte aveva cercato di mettere davanti le buone relazioni internazionali, quell’uomo che comunque pare essere morto pronunciando come ultime parole «L’Italia è fatta, tutto è salvo».

Silvia Meloni per MIfacciodiCultura

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