Whitney Houston, stella luminosa così infelicemente oscurata

Come nasce una stella, una così luminosa, da rendere la notte più luminosa del giorno? Pare che una data fortunata sia il 9 agosto, giorno in cui, nel 1963, Emily Cissy Drinkard Houston dà alla luce Whitney Houston. La madre, cantante gospel, era una donna conosciuta nel mondo musicale e con il suo coro aveva accompagnato personaggi del calibro di Elvis. Allora invece, la piccola Whitney è solo una bambina nata in New Jersey e senza troppe pretese, dovute anche al colore della pelle.whitney-houston-9

Nella sua piccola culla a Newark non sa ancora che sarà una delle prime donne afroamericane a diventare così famosa da entrare nel mercato discografico americano. Non può certo immaginare che, nel 2009, sarebbe entrata nel Guinness World Records come la donna più premiata di tutti i tempi. Duecento milioni di dischi venduti in tutti il mondo renderanno quella piccola bambina una delle artiste con più copie vendute al mondo. È l’unica donna a aver avuto due hit numero uno alla Billboard 200, nonché l’unica a ricevere per sette volte consecutive la numero uno della Billboard Hot 100. Ma alla fine, forse, c’era da aspettarselo dall’unica donna nella storia ad aver avuto l’album di debutto (Whitney Houston, 1985) più venduto in assoluto.

Questi sono solo alcuni dei numeri di quella ragazzina del New Jersey, figlia di cantanti: una delle donne più famose, influenti e conosciute nel mondo per la sua musica che è stata l’unica a non cogliere mai davvero quanto valesse. Quanto fosse famosa. Quanto fosse grande una come Whitney Houston.

Nell’85 debutta in un mondo musicale ostile alle donne afroamericane, giovane e ricca di talento, novella promessa del mercato discografico.

Ma se uno pensa alla Houston la mente vola al suo primo lavoro cinematografico, a quella pellicola che l’ha resa immortale: The Bodyguard, anno 1992, diviene un successo planetario con il singolo I Will Always Love You. La canzone vince un Grammy e diventa il singolo più venduto nella storia per un’artista femminile. Non finisce qui la sua carriera da attrice, replicando con Waiting To Exhale nel ’95 e l’anno dopo con The Preacher’s Wife, la cui colonna sonora diventa l’album gospel più venduto.

Ma il successo planetario non è l’unica cosa che, in quel 1992, le cambia la vita.

È proprio quello l’anno in cui indossa l’abito bianco e sposa Bobby Brown, cantante R’n’B e padre della sua unica figlia, Bobbi Kristina.

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Il matrimonio tra Brown e la Huston

La loro storia nasce sotto una cattiva stella sin dal primo momento, poiché tutta la famiglia della Houston è fortemente contraria al loro amore: Brown ha una brutta fama, alimentata da quei tre figli avuti da tre donne diverse e i suoi precedenti giudiziari. Lottando contro tutto e tutti, il loro matrimonio dura fino al 2007, anno in cui la Houston sembra svelare quelle carte che la stampa già da anni aveva scoperto.

Bobbi Brown, nel 1992, è un cantante e autore relativamente famoso, con una carriera solista non perfettamente salda. La donna al suo fianco, invece, è proprio quella ragazzina dotata di un talento straordinario che tutti conosco, acclamano, amano. Non è solo una donna in carriera. È Whitney Houston.

Il mondo pensa di conoscere la loro relazione, di averli capiti, di conoscere quella coppia così salda. Ma tra gli anni Ottanta e Novanta qualcosa comincia a cambiare, la luce di Whitney diviene opaca, flebile. Inizia a arrivare tardi ai concerti, sembra non interessarsi più della propria carriera, non canta più come prima e annulla spesso date e eventi a pochi minuti dallo show. Forse è troppo impegnata ad essere moglie e mamma e cerca di rifugiarsi dal rumore degli scatti dei paparazzi?

Forse. Ma c’è chi comincia a pensare che quella vita di lusso e fama, una di quelle che non puoi certo prevedere di raggiungere, la stia trascinando in un baratro chiamato cocaina.

Eppure, Whitney non abbandona il suo matrimonio, la sua famiglia, la sua bambina: è lì, affianco al marito, con cui registra anche un reality per dimostrare al mondo – e alla sua famiglia – che tutti si sbagliano. Loro si amano, sono una famiglia perfetta, e nulla può disturbare il loro equilibrio.

Ma quello show televisivo non fa che incrementare i dubbi del pubblico che tanto ama la sua beniamina: quel Brown, in verità, sembra un uomo geloso, possessivo. A tratti iracondo, forse violento.

E alla fine, per Bobbi, arrivano le manette, in quel 2007 in cui rischia di uccidere la moglie.

Finisce così quel matrimonio che la Huston aveva cercato in tutti i modi, compresi i più disperati, di salvare e proteggere.

Mai affermerà che l’ex marito le abbia fatto del male. In una celebre intervista nel 2009 con Oprah Winfrey è chiarissima: violento verbalmente sì, lo era. Ma mai l’ha toccata. In realtà, poi, la cantante parla di uno schiaffo. Ma solo perché lei lo aveva picchiato prima. E poi racconta quell’aneddoto, diventato tristemente famoso, in cui il marito le ha sputato in faccia. Davanti alla figlia.

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Uno dei tanti ritratti di famiglia a cui la stampa era abituata

Emerge il ritratto di una donna rinchiusa in un rapporto deteriorato e deteriorante che marcisce tra le mura di casa, al buio, lontano dalle luci della ribalta dove si mostra sempre in splendida forma. La cocaina e la marijuana si insinuano in un rapporto che si è sgretolato, cercando di riempire il vuoto di un amore che non c’è più, martoriato dall’invidia per il successo planetario di Whitney. C’è un marito che porta le amanti a cena con i soldi della moglie, più famosa di lui, e che cerca di far credere alla donna più famosa del momento di essere una nullità.

Dal 1992 al 2007 Whitney Houston vive nella convinzione di non essere nessuno senza il marito. Vive credendo di essere solo e solamente la signora Brown. Nel mentre, dimentica tutto: la voce, le canzoni, la musica.

È l’11 febbraio del 2012 quando viene trovata morta in una camera di albergo, annegata nella vasca da bagno dice l’autopsia. Eppure, nel corpo ci sono così tante sostanze, tra droghe e medicine, che fanno sembrare quell’annegamento non così tanto casuale.

Se non è facile capire quando nasca una stella come Whitney Houston, non è nemmeno semplice comprendere come possa spegnersi in un modo così solitario. Squallido. Tremendamente ingiusto.

Disgraziatamente, la figlia Kristina ha seguito la madre, forse incapace di rassegnarsi alla perdita di quella donna che l’aveva difesa da tutto. Anche dal padre che le aveva sputato in pieno volto.

Quella donna che nonostante tutto, con la voce rotta e la fatica di chi lotta da tutta la vita, cantava «ti amerò per sempre» ad un uomo che, forse, non l’ha mai amata come avrebbe meritato.

 

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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By on agosto 9th, 2017 in Articoli Recenti, Marta Merigo, MUSIC

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