Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo

Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo

Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo
L’estrazione della pietra della follia (Madrid, Museo del Prado, 1494 circa)

Le sue opere richiederebbero ore di analisi minuziosa, che tuttavia non riuscirebbero a spiegarne del tutto la complessità: quello dipinto da Hieronymus Bosch è un variopinto mondo di leggende locali, un campionario di eccessi e di complesse simbologie botaniche e gastronomiche, spiedini di corpi abominevoli e ciarlatani sbugiardati. In questo manuale di allusioni Bosch ha rappresentato l’immaginario di un’epoca e l’essenza della natura umana, nelle sue bellezze e nelle sue follie.

Gli estremi cronologici di Jeroen van Aken, in arte Hieronymus Bosch in omaggio alla sua città natale, sono di particolare interesse, poiché coincidono con la caduta di Costantinopoli e con la vigilia della Riforma protestante. Nato nel 1453, probabilmente il 2 ottobre, a ‘s-Hertogenbosch, graziosa città del Brabante olandese, sappiamo dai registri della confraternita alla quale era affiliato che i suoi funerali si svolsero il 9 agosto 1516.

Bosch, coetaneo di Leonardo, imparò il mestiere nella bottega del padre. La maggior parte delle informazioni sulla sua vita in nostro possesso si riferiscono principalmente a transazioni economiche, tra le quali spicca una committenza nel 1504 da parte di Filippo II, re di Spagna. Poche opere firmate, e molte di dubbia autografia, e nessuna provvista di datazione. Le sue tavole, grazie alle analisi e ai restauri degli ultimi anni, sono state riordinate in una successione temporale approssimativa. Si ipotizza un soggiorno in Italia, del quale non sembra aver lasciato traccia. Il mistero intorno al personaggio contribuisce ad accrescere il fascino delle sue opere bizzarre, le quali, tra l’altro, rappresentano solo un’esigua parte della sua produzione, dominata invece da soggetti religiosi, ossia i più richiesti dalla committenza.

Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo
Particolare del Giardino delle Delizie

Quello di Hieronymus Bosch è un immaginario che non smette di far spuntare teorie, spesso fantasiose quanto le opere dell’artista. Interpretazioni in chiave psicanalitica, eretica, erotica ed esoterica che ipotizzano un’anticipazione del Surrealismo di quattro secoli (?!), sindrome di Asperger, assunzioni di sostanze allucinogene, appartenenze a sette segrete o a combriccole eretiche, e via di questo passo.

Da dove nascono queste narrazioni che si disperdono in infiniti particolari? Questi verdi paesaggi, rigogliosi di piante, frutti, libertà sessuale, fontane della Giovinezza, ma anche cupi boschi travolti dal fuoco, belve affamate e uomini devastati dall’orgia dei peccati?

Mentre tra Firenze e Milano Leonardo studia i moti dell’animo, Bosch si abbandona alla visione di un mondo stravolto, senza più regole e deformato dal male. Se in Italia gli studi umanistici e il Rinascimento vivono il loro apice, nell’Europa centro-settentrionale il Medioevo, e con esso il Gotico, non è ancora finito. Gli intellettuali fiamminghi approfondiscono il trascendente e l’irrazionale, nel 1511 Erasmo da Rotterdam pubblica l’Elogio della follia, mentre in Germania Lutero è in preda all’ansia della dannazione eterna ed elabora la dottrina della Grazia che sconvolgerà l’Europa. Un’Europa che ha da poco scoperto il Nuovo Mondo e che si chiede se quegli uomini nuovi siano davvero uomini, o bestie senz’anima.

Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo
San Giovanni Battista in meditazione (Museo Làzaro Galdiano, Madrid, 1489 circa)

Bosch riassume l’immaginario di un’epoca in cui il mercante, l’artigiano e il borghese, che stanno per soppiantare la corte e il clero, chiedono di essere rappresentati nell’arte e in cui, soprattutto in area franco-borgognona e fiamminga, la vita si insinua nella storia e nel sacro. Si mescolano tradizioni popolari, mostri si insinuano nella teologia e nel quotidiano, traducendo incubi e timori di una borghesia sempre più intraprendente e il sogno egemonico dell’Impero di Carlo V. Bosch non è quindi un alieno, ma  un uomo del suo tempo completamente inserito nella produzione artistica a lui coeva: racconta con la pittura, prediligendo il trittico che gli consente di scandire il racconto in senso morale, la libertà che Dio ha concesso agli uomini, creature incapaci di non abbandonarsi al piacere dei sensi e ad una cupidigia che li trascina verso un destino infernale.

Quella di Bosch è una visionarietà esasperata in cui i personaggi, attratti da passioni viscerali, subiscono impressionanti metamorfosi, con un ridondante uso di simbologie incomprensibili. Sono molti i rimandi all’alchimia. Simboli alchemici sono il fuoco, le navi, l’uovo, l’unione degli opposti fisici e filosofici. Il male si annida ovunque, pervade ogni cosa trascinandola verso l’inconcludenza e verso un’animalità che non può procurare alcun piacere. Le figure brancolano nell’incertezza, in un’oscurità in cui la musica scatena l’amplesso del male, che agisce sulla psiche e sulle membra. Esseri abominevoli che vomitano altri esseri, uccelli antropomorfi e fiori paradisiaci. Il santo è un mercante girovago, un vagabondo emaciato circondato da pericoli e tentazioni. Tutti sono avidi, ingannano e sbranano il prossimo, sono ciarlatani e monaci caduti nelle grinfie del peccato e intenti a crogiolarsi in mille pose d’amore.

Hieronymus Bosch: visioni, superstizioni e simboli di uomo del suo tempo
Particolare del Giardino delle Delizie

Bosch fu un pittore sofisticato anche tecnicamente e seppe rispecchiare i gusti di un nuovo pubblico compiaciuto, non necessariamente licenzioso, sempre desideroso di accostare il proprio presente ad un eroe mitologico o ad un santo, ma anche a punizioni esemplari per esorcizzare la paura, soprattutto calvinista, della perdizione.

Sono messaggi il più delle volte intraducibili alla cui ambiguità bisogna abbandonarsi, perdendosi in un mondo immaginario. Che purtroppo, nella sua bestialità, tanto immaginario non è.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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By on agosto 9th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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