Umberto Eco ci aveva avvertiti: Internet è l’invasione degli imbecilli

0 4.165

Umberto Eco ci aveva avvertiti: Internet è l’invasione degli imbecilli

Umberto Eco ci aveva avvertiti: Internet è l'invasione degli imbecilliQueste erano le parole di Umberto Eco a Torino, dopo aver ricevuto dal rettore la laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media, poiché “ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica”.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

Questa sua affermazione è stata strumentalizzata fino alla nausea. “Eco dà a tutti degli imbecilli, ma chi si crede!”; “Questo snobbismo non è certo da intellettuale, solo perché ha preso una laurea honoris causa! Che poi ce l’ha pure Vasco Rossi..”.

Perché, alla fine, si dimostra immediatamente quanta ragione aveva l’allora neo laureato Eco: qualsiasi cosa venga detta, da chiunque sia pronunciata, viene commentata on-line. “Ma siamo in democrazia!”. Concordo pienamente; ma prima di parlare a vanvera, bisogna informarsi. O meglio, si dovrebbe.

Ed è proprio questo che ha sostenuto lo scrittore: quali sono i rischi dell’informazione on-line. La sua lectio magistralis, infatti, riguardava proprio la teoria del complotto.

Umberto Eco invitava inoltre i giornali “a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”: tutti scrivono tutto, tutti copiano tutti. Il giro delle informazioni è più veloce della notizia; al punto che, ogni tanto, si tratta di bufale colossali. Quello che Eco voleva sottolineare, e che invece verrà messo in secondo piano solo perché ha detto imbecilli, è l’inattendibilità di Internet.

È una riflessione sociologica, prima di essere un’invettiva al popolo internettiano. Da acuto osservatore e pensatore quale è sempre stato, ha solo dato in poche battute un’analisi dell’evoluzione della società negli ultimi anni:

La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità.

Il vero maestro di comunicazione era proprio Umberto Eco: chi ha orecchie per intendere, intenda. È un’esca, un modo sottile per farci cascare con tutta la tastiera i navigatori provetti, che come succedeva da Costanzo negli anni ’90 devono essere contro. Non si sa a cosa, ma l’importante è indignarsi.

Perché la coda di paglia brucia più veloce di come brucerebbe il mio (esteticamente meraviglioso) inutile diploma di laurea: lo scemo del villaggio sarà il primo a gridare allo scandalo.

Chi invece ha un orecchio più acuto, credo coglierà dove stava andando a parare con queste parole: non c’è più informazione di qualità. Non è laurea (benché meno ad honoris causa) a farci più intelligenti; non è la casella che crocettate sui moduli riguardo alla vostra licenza media che vi fa più stupidi. Ma la cultura, l’informazione, l’intelligenza non si costruiscono su Facebook o su Wikipedia. Possono essere un veicolo potentissimo, ma non una fonte.

I professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno.

La coscienza critica, quella che ti fa capire se davvero la notizia è genuina o è stata travisata e trasformata (per far visualizzazioni) non si costruisce nello stesso sistema che ti risucchia con mille notizie al minuto. Sono al massimo i libri, ma soprattutto la vita vera, che ti danno gli strumenti per capire se qualcuno ti sta raggirando o meno.

Il pericolo di credere a tutto ciò che esce sulla home di Facebook o di Twitter può creare mostri.

Il giornalismo è già minacciato internamente a sé stesso, ogni giorno, con sedicenti redattori che si battono per la verità. A questa endemica e autoimmunitaria minaccia si aggiunge chi, per amor di fama, creerebbe le peggio false notizie da un granello di polvere. La difesa della verità non riguarda solo il giornalismo: un’informazione corretta può far capire come gira il mondo, l’economia, l’umanità. Costituisce uomini liberi.

Lo scemo del villaggio è passato dalla derisione pubblica, novello Quasimodo sulla pedana degli show pomeridiani, alla tastiera.

Forse perché di intellettuali, quelli veri, che ragionano e discutono (e non su Twitter o su Facebook) civilmente, sono specie rara in via d’estinzione?

Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi, è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti.

(U. Eco, dalla prefazione a Claudio Pozzoli, Come scrivere una tesi di laurea con il personal computer, Rizzoli)

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.