“Valmont”, un riuscito adattamento cinematografico de “Le relazioni pericolose”

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Valmont è un film del 1989 diretto da Miloš Forman e basato sul romanzo di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos Le relazioni pericolose (1782). Il film, molto leggero e piacevole, è anche un caso interessante di trasposizione di un romanzo in produzione cinematografica. Forman, infatti, risponde in modo efficace alla sfida posta dal romanzo, tanto più che l’opera di Laclos è epistolare, ossia composta unicamente dalle lettere che i vari personaggi si inviano.

Valmont, un riuscito adattamento cinematografico de Le relazioni pericolose

Spendiamo innanzitutto due parole sul libro. Il filo portante della trama romanzesca è costituito dalle missive che Madame de Merteuil e Monsieur de Valmont, personaggi dai costumi libertini e avidi seduttori, si scambiano tra loro. I due si divertono ad irretire tutta la società parigina nelle loro perfide trame e non si fanno cura di alcun principio morale pur di perseguire i propri fini. Nondimeno, l’una conserva agli occhi della società la finta maschera di vedova rispettosa e l’altro, grazie alle proprie conquiste amorose, si guadagna la fama di seduttore ed è invidiato da tutti gli uomini.

Il titolo scelto da Forman ci indica già alcuni aspetti del suo adattamento. Egli fa di Valmont (Colin Firth) l’eroe del proprio film, predisponendo lo spettatore a simpatizzare con questa figura. Seppure nel romanzo Valmont appare molto più umano della Merteuil (nel film interpretata da Annette Bening) perché finisce con l’innamorarsi di colei che voleva sedurre e sembra infine pentirsi del suo comportamento, egli resta pur sempre una figura negativa. Il pentimento e l’innamoramento sono soltanto vagamente accennati, ma questo personaggio rimane sino all’ultimo momento ambiguo perché non abbiamo veramente accesso ai suoi pensieri, ma soltanto a ciò che filtra  attraverso le  sue lettere.
Inoltre, poiché nel film solamente Valmont fa una fine tragica, mentre tutti gli altri avranno un destino più positivo, la sua figura viene messa in risalto. Egli diventa una sorta di vittima del gioco sociale di cui inizialmente tesseva le reti. Al contrario, nel romanzo, la visione è molto più pessimista e se i cattivi finiscono col pagare cara la loro condotta, nemmeno i buoni hanno una sorte migliore, perché sono comunque destinati alla sofferenza. Inoltre, Madame de Merteuil stessa, unico personaggio totalmente negativo, non viene veramente punita alla fine del film.

Valmont, un riuscito adattamento cinematografico de Le relazioni pericolose
Valmont e Madame de Merteuil

Di conseguenza, il tono generale utilizzato dal film e il messaggio che trasmette sono molto diversi dal romanzo, ma ciò non significa affatto che Valmont non sia ben realizzato. Se viene trasformato l’intento morale, Forman mantiene però una grande accuratezza nel rendere i costumi e i modi dell’epoca. Inoltre, gli attori, tramite un’interpretazione eccellente, riescono a ben rappresentare le caratteristiche di ciascun personaggio. Il messaggio generale viene cambiato perché cambia la società e la mentalità a cui esso si indirizza. Oggi un Don Giovanni non può provocare sdegno, soltanto farci ridere e per questo Forman ha deciso di fare di Valmont una figura positiva e sotto molti aspetti comica. La riflessione amara alla base del romanzo di Laclos viene quindi ribaltata e persino la rigidità morale dell’anziana Madame de Rosemonde, che nel romanzo è una delle poche figure positive e buone, viene trasformata in una comicità indulgente che guarda di buon occhio alla corruzione morale della gioventù.

Forman ha intuito che la società settecentesca, con i suoi costumi sfarzosi e le sue convenzioni desuete, così come la corruzione e il libertinaggio di quei tempi, potevano essere ricevute da uno spettatore contemporaneo soltanto con un sorriso. Il film prende tratti più seri e velatamente tragici soltanto in alcuni momenti particolari, lasciando per il resto del tempo che lo spettatore simpatizzi con i personaggi e si prenda gioco di una società che ci siamo lasciati alle spalle. Anche se non proprio del tutto.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

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