GelosaMente – Gelosia e incomunicabilità: il grande enigma di Eyes Wide Shut

Eyes Wide ShutAlice (Nicole Kidman) e Bill (Tom Cruise) costituiscono il prototipo della coppia perfetta: una bella casa, abiti eleganti, una bambina a cui non far mancare nulla. Insomma, un matrimonio e una famiglia impeccabili. Questo è lo scenario iniziale di Eyes Wide Shut, l’enigmatico testamento cinematografico di Stanley Kubrick, morto pochi giorni dopo averne completato il montaggio. L’intreccio è tratto dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler, scritto nel 1925, negli anni di maggior sviluppo delle teorie psicoanalitiche, che tentavano di decifrare le pulsioni ingovernabili della mente umana. Anche nel libro, qualcosa di recondito turba la quiete della coppia. Cos’altro poteva far precipitare questo idillico equilibrio iniziale, se non la gelosia?

Nel film, che oppone il giorno alla notte, le apparenze alla sostanza, comportamenti socialmente accettabili a inconfessati (e inconfessabili) desideri, è proprio la gelosia che apre le porte al turbine dell’inconscio, che travolge inaspettatamente i due protagonisti. Finché si agghindano per partecipare alle feste, mettono la maschera di bravi altoborghesi, fingono di divertirsi in società, la vita sembra scorrere normale. Ma quando la moglie decide finalmente di aprirsi al marito, uscendo dalla rigida etichetta che le imporrebbe la propria condizione sociale, ogni certezza crolla. Lei si confessa, anche se non del tutto spontaneamente, bensì agevolata dalla marijuana – probabilmente, senza questo aiuto non ci sarebbe riuscita – dando finalmente forma verbale a quelli che sono i propri sospetti sul marito e i propri desideri nascosti.

Il marito è un medico, e lei lo accusa di tradirla – anche solo col pensiero – ogni volta che visita giovani e belle pazienti. Ogni volta che si trova da solo con una donna avvenente, secondo Alice, la potenzialità di tradimento è altissima, anche se lei ovviamente non può verificare ciò che accade. Un po’ come nel paradosso del gatto di Schrödinger: l’animale, nella scatola con il cianuro, è vivo e morto al tempo stesso; così il dottor Bill, solo, nel suo studio, con una paziente, è marito fedele e traditore al tempo stesso. Alice è presa da una gelosia ossessiva, immaginando tutti gli esseri femminili che quotidianamente si avvicinano al marito.

Bill respinge in toto le accuse della moglie, sostenendo la propria assoluta fedeltà, nonché il proprio amore, nei confronti di lei. Successivamente, capiamo perché ad Alice sono sorti questi sospetti. È lei che per la prima volta ha desiderato di tradire il marito, e proietta le proprie insicurezze su di lui: gli confessa infatti che, durante una vacanza, si infatuò di un ufficiale di Marina. Non lo avvicinò mai, tuttavia immaginò più volte di giacere con lui, tradendo ripetutamente il marito col pensiero. Durante questo racconto, i due non si guardano mai negli occhi: questa è la rappresentazione su pellicola dell’incomunicabilità che separa i due sposi, visibile anche nella locandina del film, in cui lei bacia il marito ma rivolge lo sguardo verso lo spettatore.

Eyes Wide ShutAlice non è sicura di se stessa, né della forza della propria fedeltà, intrappolando nella ragnatela dei dubbi anche il marito, che tuttavia fino a questo momento si è dimostrato incrollabile: è l’essenza del sentimento di gelosia. Da quel momento in poi, però, anche Bill precipita in un baratro di confusione e incomprensione: non riconosce più sua moglie. L’aveva forse idealizzata? Anche lui comincia a provare gelosia, che, quasi come un virus, viene trasmesso al marito attraverso le parole sibilline e insinuanti della moglie.

Decide dunque di testare la propria capacità di resistenza alle tentazioni, uscendo nella New York notturna e andando a cacciarsi nelle situazioni più ambigue. Tanto Alice dorme, e probabilmente starà perversamente sognando di giacere con l’ufficiale di Marina. Ecco che comprendiamo il significato del film, Eyes Wide Shut: gli occhi, nel sonno, sono chiusi, ma in realtà sono ben aperti nei sogni. Bill decide di evitare il sogno e di trasgredire invece nella realtà: si intrattiene con una prostituta, lasciandosi condurre nel suo appartamento, per poi uscirne senza avere combinato nulla; finisce in un negozio dove una ragazzina si prostituisce alle spalle del padre; infine, approda ad una misteriosa festa in maschera, dove tutti sono irriconoscibili e assolutamente anonimi, anche se danno l’impressione di conoscersi da tempo.

Alla festa, misteriosi rituali si succedono uno dopo l’altro: cupi canti, danze inquietanti, scene orgiastiche; questa congerie può ben riferirsi ai simboli indecifrabili che popolano i nostri sogni. Si tratta di un vero e proprio dipinto a tinte forti dell’inconscio umano, pieno di desideri oscuri da seppellire nel buio della notte, nelle vaste stanze di una villa irraggiungibile all’interno nostra mente.

Tuttavia, Bill non avrebbe il diritto di essere lì, perché l’uomo non può prendere davvero coscienza di ciò che si muove nel suo inconscio. Entrare a quella festa in maschera è stato un po’ come aver aperto la camera proibita di Barbablù: ora deve essere punito. Fortunatamente, una delle donne mascherate si sacrifica al posto suo, in modo tale che lui sia libero di fuggire.

Torna a casa, da Alice, ma la sorprende durante un sogno e la sveglia: a quel punto, lei gli rivela in lacrime che – come preannunciato — era intenta a sognare di giacere con il sempre concupito e idealizzato ufficiale di Marina.

La sera dopo, rientrando a casa, Bill trova questa volta la moglie dormire placidamente, ma il proprio cuscino è occupato da una maschera: proprio quella che aveva indossato alla festa nella villa misteriosa e che credeva di avere perduto. Alice dunque conosce il segreto della notte precedente del marito, passata fuori casa non per lavoro, bensì per qualche ora di piacere. Questa volta sarà Bill a sciogliersi in lacrime, spiegando alla moglie cos’è accaduto la notte prima.

Eyes Wide ShutAlla fine, l’equilibrio matrimoniale e familiare sembra ricomporsi. Attraverso la parola, i due si sono confessati i loro desideri più reconditi, riscoprendo le loro affinità e rinforzando la fiducia nel loro rapporto. Ma ne siamo pienamente convinti? L’ultima scena è ambientata in un centro commerciale, traboccante di giocattoli disposti sugli scaffali per attrarre gli occhi curiosi dei bambini, come Helena, la loro figlioletta. È vero, i ruoli – o per meglio dire, le maschere – sociali si sono ristabiliti; il marito torna ad onorare la moglie, e viceversa; la coscienza ha messo a tacere l’incosciente. Tuttavia, i due protagonisti si trovano nel tempio del consumismo, un sistema che, per sopravvivere, non fa altro che violare l’inconscio degli individui, soprattutto quello dei più piccoli (basti pensare alla ripetizione all’infinito delle pubblicità, ai messaggi ingannevoli, alla persuasione occulta). Il paradosso è lampante, e il finale non può essere veramente idilliaco: la parola non basta; gli individui non possono comprendere né tradurre in forma linguistica ciò che nasconde il loro inconscio, che resta un balocco manipolato dal sistema a suo piacimento. Quale soluzione, dunque, per l’insolvibile? La sospensione del giudizio e il ritorno al ferino: «Fuck» is the answer.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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By on agosto 7th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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