David Hume: istruzioni per una sana incertezza nell’epoca di troppe certezze

David Hume: istruzioni per una sana incertezza nell'epoca di troppe certezze
David Hume

David Hume (Edimburgo, 7 maggio 1711 – ivi, 7 agosto 1776) alligna, assieme all’inglese John Locke e al vescovo anglicano irlandese George Berkeley, tra i maggiori esponenti dell’empirismo, la principale corrente di pensiero inglese sin dal Medioevo, che si basa direttamente sull’esperienza. Tuttavia, la riflessione del filosofo scozzese arrivò a un empirismo radicale, molto prossimo a esiti scettici (un’euristica più che appropriata per questo primo scorcio di 21° secolo). 

Notiamo sin da subito la grandissima apertura mentale e l’interesse per quelli che Cicerone ebbe a chiamare studia humanitatis da parte di Hume: formatosi presso l’università di Edimburgo, egli si dedicò con interesse agli studi umanistici, nutrendosi di testi classici e disprezzando apertamente l’insegnamento accademico, in quanto mera nota a piè pagina di quanto non si possa già trovare sui testi stessi. È d’uopo mettere in evidenza il contesto socio-culturale in cui Hume studiò e visse: la Scozia della sua epoca era la Scozia di Smith, Ferguson e Reid, ma era anche la Scozia divenuta un tutt’uno con l’Inghilterra con l’Atto d’Unione del 1707. Dall’Inghilterra era arrivata l’influenza della filosofia sperimentale di Francis Bacon e Isaac Newton, la quale si poneva come argine e rifiuto all’apriorismo cartesiano. L’approccio dei due filosofi inglesi doveva estendersi, sintetizza Hume, non soltanto alla scienza, ma soprattutto alla conoscenza dell’uomo e del mondo.  

I suoi pronunciamenti filosofici si traducono concretamente nel Trattato sulla natura umana (1739-1740 “A Treatise of Human Nature”), il quale, come annuncia l’autore nel sottotitolo, si configura come tentativo di introdurre il metodo sperimentale a questioni morali. Diventa cruciale nel trattato la differenza tra idea e impressione. A giudizio di Hume, l’impressione è più forte di una semplice percezione, poiché racchiude in sé una carica emotiva e razionale che la percezione non ha. L’idea, invece, continua il filosofo scozzese, è ciò che resta nella nostra memoria dell’impressione; etimologicamente, essa rappresenta i frammenti che riusciamo a “vedere” nella nostra memoria. 

A mio giudizio, la critica più dirompente e più forte di Hume contenuta nel Trattato è quella rivolta al principio di causa-effetto, uno dei pilastri del pensiero occidentale, revocato in dubbio dall’empirismo scettico del pensatore. Tradizionalmente, siamo abituati a pensare che a un fenomeno A (avvicinarsi al fuoco) segua necessariamente e inevitabilmente un fenomeno B (il sentire caldo). Hume, tuttavia, mette in crisi questo schema mentale, poiché non è possibile accettare a priori che ciò sia vero, ma nemmeno a posteriori, in quanto il fenomeno può essere studiato soltanto successivamente. Siamo così arrivati, de facto, a uno scetticismo metodologico che aveva come sua base di partenza un approccio empirico. I sensi, che per Locke costituivano l’unica fonte di conoscenza, sono, per Hume, altrettanto ingannevoli.

David Hume: istruzioni per una sana incertezza nell'epoca di troppe certezze
A Treatise of Human Nature

Il pensatore di Edimburgo non esitò a mettere in dubbio anche la fede e i principi della religione. È probabile ritenere che Hume fosse ateo, attirando su di sé il biasimo della Kirk, la chiesa ufficiale presbiteriana scozzese. Il filosofo discute le questioni religiose nelle Four Dissertations del 1757. Egli critica i monoteismi e le conseguenze delle loro imposizioni totalitarie (si vedano su questo anche i contributi essenziali di Assmann 2001, 2015).

Tuttavia, una certa ambiguità emerge nel suo rapporto con la fede nel momento in cui si scaglia contro la Chiesa romana e i suoi dogmi (specialmente la transustanziazione), in quanto si serve di moduli retorici che contraddistinguono la polemica protestante . Forse che, come accade spesso tra i filosofi, Hume fosse un libero pensatore? È probabile, ma il suo attacco nei confronti della fede rimane forte, se si considerano queste parole:

Tutto è ignoto: un enigma, un inesplicabile mistero. Dubbio, incertezza, sospensione del giudizio appaiono l’unico risultato della nostra più accurata indagine in proposito. Ma tale è la fragilità della ragione umana, e tale il contagio irresistibile delle opinioni, che non è facile tener fede neppure a questa posizione scettica, se non guardando più lontano e opponendo superstizione a superstizione, in singolar tenzone; intanto, mentre infuria il duello, ripariamoci felicemente nelle regioni della filosofia, oscure, ma tranquille.

Nell’epoca della post-verità e delle bufale, l’approccio di Hume è quello di cui abbiamo bisogno, in quanto aiuta a mettere tutto in discussione, anche le nostre certezze più inveterate.

Andrea di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on agosto 7th, 2017 in Articoli Recenti, Philo

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