Il Vortice Filosofico – A cosa serve la Bellezza?

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Il Vortice Filosofico – A cosa serve la Bellezza?

Il Vortice Filosofico – A cosa serve la Bellezza?
Fëdor Dostoevskij (1821-1881)

Nel 1869, con le parole attribuite al principe Myskin, dalle righe del suo celebre romanzo L’idiota, Fëdor Dostoevskij si chiedeva se la «Bellezza salverà il mondo?». Non la politica e nemmeno Dio, non la scienza e tantomeno l’opera dell’uomo: solo la Bellezza salverà il mondo. A questa domanda radicale, testimone di un’avvertita condizione di depauperamento del cosmo etico-ecologico dell’essere umano, dà un’interessante risposta, a centotrent’anni di distanza dal quesito, dalle pagine del suo Politica della bellezza (1999), il filosofo e psicoanalista statunitense James Hillman: a parere del saggista junghiano, l’intuizione di Myskin era corretta e la bellezza ha davvero l’energia giusta per condurre l’uomo fuori dalla depressione esistenziale.

Prima di discutere la via dell’uscita dalla caverna tracciata dalla Bellezza, una precisazione fondamentale: siamo partiti ammettendo la nozione di Bellezza senza discuterne l’essenza, senza rispondere prima a «che cosa è la Bellezza?», come se tutti avessimo ben chiaro cosa essa sia, ma questo lapsus volontario è funzionale alla stessa comprensione della modalità con cui la Bellezza ci può salvare. Infatti la Bellezza, e la sua indefinibilità ne è una prova lampante, serve a mostrare la complessità del mondo e la limitatezza di chi lo osserva, nonché dell’uomo. È lo stesso Hillman, di nuovo da da Politica della bellezza, a ricordarci che essa «è sempre rimasta indefinibile perché porta una testimonianza sensibile di ciò che al di là dell’umana comprensione è fondamentale».

Politica della bellezza (1999)

È dunque una funzione mediatrice, di ponte, ma non in senso strumentale, quella che svolge il Bello: mostra all’uomo delle cose nel loro essere “belle”, laddove la funzione razionale non è sufficiente per portarle all sua anima. Sui limiti della ragione, da Kant in poi, ma a ben guardare da molto tempo prima, sono state spese migliaia di pagine filosofiche, tuttavia ci si è sempre maggiormente adoperati per una definizione razionale della Bellezza, il che non ha permesso di uscire dalla logica stessa del raziocinio, impedendo il genuino avvicinamento alla Bellezza. La rivoluzione di chi come Dostoevskij e Hillman crede che la bellezza sia il medium di salvataggio del mondo sta nel rovesciamento prospettico della questione tradizionale: non è più l’uomo, per mezzo della sua pur limitata razionalità a comprendere il bello, bensì è la Bellezza, nella sua essenziale comunione con l’umano, a comunicare la complessità di ciò che lo circonda e l’impossibilità di coglierlo in maniera determinatamente razionale. Dinnanzi all’incomprensibile l’uomo può essere sopraffatto e depresso da esso, oppure può farsi affascinare e crescere nello stupore che esso stesso gli regala, nella sua Bellezza appunto. La bellezza non blocca, ma elimina la paura e conduce, apre le infinite porte dei complessi rimandi che l’essere umano trova nel cammino della sua esistenza. Dostoevskij, non a caso, descrive la Bellezza, ne I fratelli Karamazov, come il luogo in cui «gli opposti si toccano, in cui vivono insieme tutte le contraddizioni», mettendo in gioco l’ideale classico di bellezza come unità ontologica nella quale ogni spezzettato significato riconquista la sua parte nell’unità superiore e concorre all’universale.

Ma come non far morire queste positività della bellezza in qualche pagina di saggistica filosofica? Come, cioè, dar loro vita nell’esistenza quotidiana degli uomini? Hillman parla di un valore politico della Bellezza proprio in questo senso: essa, psicoanaliticamente, è un fare i conti, nel senso di un modo di fare che mette l’uomo a distanza dai problemi. Sappiamo quanto questa presa di posizione nei confronti della realtà, ovvero l’avvertimento della problematica stessa, lontano da ogni tentativo di nascondersi le cose come stanno, sia il primo e forse l’unico punto di forza del trattamento psicanalitico. Come il malato prendendo posizione nei confronti del suo passato squaderna le possibilità per la sopravvivenza col problema, così l’umanità, prendendo confidenza con l’irrazionale mediante il servizio della Bellezza, si rende accessibile un’esistenza meno travagliata ed impossibile da portare avanti. La bellezza è una terapia e come ogni trattamento richiede impegno e dedizione; allo stesso tempo è un enigma e come ogni irresolubile nozione chiede onestà d’approccio.

Il Vortice Filosofico - A cosa serve la Bellezza?
Francesca Woodman

Il tema della praticabilità politica della Bellezza, e soprattutto della sua relazione con la complessità, è stato toccato da Hillman anche nel recente 2008, in occasione di un seminario tenutosi a Bologna: in quel’’occasione, come riportato nel numero 43 di “Pensiero & conoscenze”, il filosofo ha sostenuto che «Un approccio estetico può aiutare anche ad affrontare e risolvere meglio le problematiche nelle organizzazioni». Ad esempio, se si pensa ad un leader, o modernamente parlando ad un manager, si deve ammettere che egli è più coinvolto quanto più è complicato il problema che lo interessa: ma questa complessità può essere distrutta o coltivata, come ricordavamo sopra, a seconda del grado d’impiego del processo estetico. Mentre nell’approccio razionale c’è sempre una cesura, in certa misura una distruzione dell’oggetto di analisi, il manager deve essere pronto a tagliare, a distruggere; nel procedere estetico, invece, il leader sa che la bellezza della rosa è unica, è un tutt’uno che può essere visto da infinite angolature, ma senza perdere mai il suo carattere unitario.

Più volte abbiamo sostenuto, in questa rubrica, che la complessità sia la cifra essenziale del mondo: ebbene, prima l’intuizione di Dostoevskij e poi la riflessione di Hillman, sembrano indicare che se vogliamo in qualche misura, almeno provare a districarci in tale impasto di significato, è allora essenziale adottare un fare estetico, divenire ascoltatori della Bellezza piuttosto che tagliatori di problemi.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Ester dice

    La bellezza della natura, nell’arte, nell’amore che rende sorridenti, è l’intuizione della perfezione che ci protegge e ci consola della paura della morte che tutti percepiamo dentro di noi.

  2. carlo guidi dice

    La bellezza, occhi osservano, ma il cervello à già trasmesso quel sentimento di bellezza naturale, arte, colore & forma
    che noi sentiamo dentro, il nostro essere.

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