Speranza: il principio attivo dell’apertura al futuro dell’uomo in Ernst Bloch

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Speranza: il principio attivo dell’apertura al futuro dell’uomo in Ernst Bloch

La speranza di Ernst Bloch non è una semplice utopia. Questa affermazione potrebbe sembrare paradossale, in quanto la speranza può mostrarsi come tale, poiché è un immaginare la realtà come noi vorremmo che fosse, un adeguarsi della realtà alle nostre aspettative. Ma per Bloch la speranza non ha alcuna connotazione affettiva o psicologia, essa è un «atto orientativo di specie cognitiva».

Speranza: il principio attivo dell'apertura al futuro dell'uomo in Ernst Bloch
Epigrafe berlinese Ernst Bloch

Nella filosofia blochiana la speranza è il tema centrale intorno a cui ruota il pensiero del filosofo tedesco, nato a Ludwigshafen l’8 luglio 1885 e morto a Tubinga il 4 agosto 1977 da una famiglia ebrea, e che lo porta a teorizzare addirittura un “principio speranza”, di contro al principio responsabilità di Jonas e al principio disperazione di Anders.

La speranza non è un qualcosa di astratto, sterile, legato soprattutto al regno della fantasia: essa, pur essendo identificata con il sognare a occhi aperti, diviene la possibilità storica del divenire umano. È il non-essere-ancora, che si realizza nella «ontologia del non-essere-ancora», che si traduce nella possibilità reale dell’uomo di intervenire sulla realtà praticamente.

Come si realizza la speranza? Nella visione di Bloch sono fondamentali due aspetti: il concetto di materia e quello di marxismo, che egli divide in «corrente fredda» e «corrente calda». Il filosofo riprende il concetto di materia da un certo tipo di aristotelismo, quale quello di Stratone di Lampsaco, Alessandro d’Afrodisia, Avicenna, Goethe, Spinoza: la materia può essere «misura del possibile» o «essente-nella-possibilità».

La categoria “possibilità” è […] sinonimo di materia. Il nome materia viene da mater, madre. Materia significa gravidanza o luogo del parto, in cui nasce qualcosa che finora non c’era. C’è una materia proiettata in avanti, in quanto non esiste solo la materia fisica, ma anche quella economico-sociale […]. L’utopia è una funzione della materia, insita in modo affatto necessario nella materia, a motivo del suo carattere di gravida mater.

Questo ci porta direttamente ad analizzare i due tipi di marxismo: quello freddo è  quello che sembra essere la cifra del pensiero di Marx, ovvero lo smascheramento delle illusioni, la critica metafisica e l’analisi delle condizioni; quella rossa, invece, è l’apertura marxiana al «regno della libertà», alla possibilità di un mondo senza classi, dove l’uomo possa ritrovare a sua vera identità.

Però, per Bloch, il marxismo freddo, quello analitico, ha prevalso nella storia e quando egli si trasferisce nella Germania dell’Est nota come il marxismo sia divenuto una sorta di catechismo, di indottrinamento che non lascia nessuno spazio alla speranza, perché trasformatosi in una realtà buracratica e oppressiva, che richiede l’intervento della corrente calda, citata in precedenza.

Inoltre, Ernst Bloch inserisce nella sua idea di speranza anche la musica: infatti il filosofo non vuole relegare il mondo futuro, della possibilità al semplice mondo economico-politico, anzi tenta di mostrare come la speranza abbracci l’intera gamma delle espressioni umane. La musica, tuttavia, resta il modo più autentico della espressione del Sé, il quale attraverso l’ascolto riesce a liberarsi della agonizzante azione dell’esperienza che inchioda all’attimo a e al vissuto.

Così finalmente comincia a risuonare l’attimo vissuto, raccolto in se stesso, sbocciato, rimasto in sospeso per la camera più segreta: ed ecco si volgono i tempi, ed alla musica, miracolosa e trasparente arte che supera il sepolcro e la fine di questo mondo, riesce di dare la prima disposizione dell’immagine divina, di nominare tutto diversamente il nome di Dio, quel nome insieme perduto e non mai trovato.

Speranza: il principio attivo dell'apertura al futuro dell'uomo in Ernst BlochMa l’opera di Bloch non finisce qui. Egli analizza anche il pensiero religioso, il quale non viene totalmente rifiutato: anzi egli riprende in parte la critica di Feuerbach e connota la religione come veicolo di speranza. La visione religiosa è una visione piena di speranza, molti passi della Bibbia rimandano al futuro, a un mondo diverso: ciò che è da rigettare dell’aspetto religioso è l’ipostatizzazione della divinità. Bisogna rifiutare il dio trascendente e accogliere, invece, l’idea che la divinità non sia altro che la possibilità di scoprire l’uomo ignoto che corrisponde con il Deus absconditus.

L’idea di Bloch di speranza, di possibilità, di apertura al futuro, connota una certa idea che si ha dell’uomo, ovvero l’animale che più di ogni altro, e in forza di questo superiore agli altri, è capace di aprirsi alla possibilità. È un ente in fieri. Più che mai oggi questa visione utopica, sebbene ancora legata al marxismo, deve essere concreta, per questo non intendo parlare di utopia. L’apertura al futuro è ciò che nella società globalizzata manca, come mancano punti  unitari e precisi di azione su molti temi, in primis quello ecologico.

Il futuro, unica dimensione utile e aperta al cambiamento è oggi in pericolo: siamo divenuti esseri attaccati al piuolo dell’istante di nietzscheana memoria, che non ci permette di esprimere la nostra natura, se mai ce ne fosse una.

«Il mondo è la preda» e noi stessi saremo vittime di noi stessi se non applicheremo, anche, il principio speranza.

Sitografia utilizzata

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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