Perché visitare… Perugia: tra Medioevo e Jazz Festival

0 861

Perugia non è una città che si può visitare nell’arco di una giornata. Vista la quantità di consigli online su che cosa vedere a Perugia in ventiquattro ore, mezza giornata o due orette al volo, è proprio il caso di premetterlo. Già sul finire dell’Ottocento, infatti, lo scrittore americano Henry James raccomandava al lettore di «trascorrere una settimana a Perugia», camminando «dappertutto molto lentamente e senza meta». Capiamo il perché di questo consiglio non appena arrivati ad Augusta Perusia, come era chiamata in epoca romana.

Appena scendiamo dal vagone del Minimetrò, che dalla stazione ferroviaria di Fontivegge ci conduce velocemente all’inerpicato centro storico, veniamo inghiottiti da un’intricata tessitura di viuzze medievali, tra le quali spicca l’affascinante Via Ritorta: le casupole medievali, piccole e serrate, si inchinano l’una verso l’altra quasi come sul set del Gabinetto del Dottor Caligari, benché l’effetto sia tutt’altro che inquietante. Passeggiando «molto lentamente» per i vicoli “ritorti” di Perugia si ha peraltro l’impressione di trovarsi sul set di un altro film, ovverosia Non ci resta che piangere, e più precisamente in quella scena esilarante in cui Troisi e Benigni si risvegliano nel Quattrocento e, increduli, tentano di tornare alla normalità novecentesca citando telefoni, automobili e metropolitane. In effetti, se non fosse per il Minimetrò e per le decine di scale mobili che ci risparmiano migliaia di gradini, ci convinceremmo presto di aver viaggiato nel tempo. Per giunta, se capitassimo a Perugia i primi di giugno, il nostro stupore aumenterebbe all’inverosimile: troveremmo infatti la città “invasa” da sfilate in costumi quattrocenteschi, giochi con le balestre, spettacoli con spade infuocate e concerti di musica medievale. Nessun varco temporale: è Perugia 1416, un’iniziativa nata nel 2016 (seicento anni dopo) per rievocare il fasto comunale della città.

Non ci resta che piangere, scena del treno

Di quell’antico splendore restano tutt’oggi numerose testimonianze: la duecentesca Fontana Maggiore, scolpita su due livelli da Nicola e Giovanni Pisano per incoronare la piazza principale (Piazza IV Novembre), la vicina Cattedrale di san Lorenzo (esternamente incompiuta), e il “goticheggiante” Palazzo dei Priori, costruito a più riprese tra il Duecento e il Quattrocento e scrigno dei più importanti tesori perugini. Varcando il suo portale entriamo nella maestosa Sala dei Notari, le cui alte pareti affrescate sono affollate di stemmi di podestà e capitani del popolo perugino. Inoltre, al terzo piano del Palazzo, è ospitata la ricca Galleria Nazionale dell’Umbria: Piero della Francesca, Beato Angelico e il Perugino sono soltanto alcuni dei nomi che “abitano” il terzo piano del museo.

Non è tutto: all’interno del merlettato Palazzo dei Priori, quasi camuffati dall’esterno come anonime botteghe, due autentici gioielli sfuggono alla massa di turisti frettolosi: il Nobile Collegio del Cambio (una sorta di Camera di Commercio medioevale) e il Nobile Collegio della Mercanzia, nel quale una giuria giudicava le liti tra i mercanti. Mentre le pareti del primo sono affrescate dal Perugino, le pareti e il soffitto del secondo sono interamente rivestite di legno intarsiato, rendendo l’atmosfera “bancaria” della Sala dell’Udienza quasi religiosa.

Tuttavia, com’è noto, i tesori sono spesso sepolti: è il caso della città sotterranea di Perugia, la Rocca Paolina. Se il Quattrocento fu il secolo d’oro della “turrenia” Perugia (chiamata così per le sue decine di torri, simboli di prestigio), il Cinquecento inaugurò la caduta della città sotto lo Stato della Chiesa: Papa Paolo III per punire il ribelle Comune perugino, ordinò l’abbattimento di interi quartieri medievali e il loro accorpamento nei possenti bastioni della nuova fortezza pontificia. Benché distrutta parzialmente con l’Unità d’Italia, la Rocca Paolina conserva tuttora i frammenti della vecchia Perugia, “disseppellita” a partire dagli anni ’30 del secolo scorso.

Acquedotto Perugia

Ciò che più stupisce della città sotterranea è il fatto che non chiuda mai, ma sia “visitabile” giorno e notte per via delle scale mobili che la attraversano per scendere alla città nuova. Scale mobili e mini-metropolitana, quindi, rendono Perugia un museo a cielo aperto, complice anche la presenza della più antica università per stranieri in Italia, nonché il popolarissimo Umbria Jazz festival (verso metà luglio) e l’ancora più popolare festival della cioccolata Eurochocolate (in autunno). Dal Medioevo al Rinascimento, dall’età romana all’Unità d’Italia, Perugia riesce a raccontare tutte queste epoche insieme, saldate l’una all’altra fin dalle mura stesse: l’antica cinta muraria etrusca, difatti, si accavalla e si confonde con quella medievale. Tuttavia, le spesse mura secolari non sono l’unica traccia etrusca in città: in pieno centro si può scendere per oltre 40 metri nel profondissimo pozzo etrusco e, a 5 chilometri dal centro, si trova il sotterraneo Ipogeo dei Volumni, tomba dell’omonima famiglia etrusca.

Della Perugia stracolma di torri, della “Manhattan” dell’età comunale, resta in piedi una torre soltanto: la Torre degli Sciri. Eppure, a parte quelle torri, nulla sembra mancare per sentirsi finalmente a casa nel passato. Perciò, come Troisi e Benigni alla fine del film, anche noi aspettiamo Leonardo da Vinci passarci davanti su una locomotiva.

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.