Video Killed the Radio Star: quando MTV era Music Television

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Video Killed the Radio Star: quando MTV era Music Television

Video Killed the Radio Star: quando MTV era Music Television
The Buggles

1° agosto 1981. «Ladies and gentleman, rock and roll!». Con questa esclamazione di John Lack, vicepresidente della Warner-Amex Satellite Entertainment (joint venture della Warner Communications e della American Express) nasce ufficialmente MTV – Music Television. Sullo schermo scorrono le immagini dell’intera preparazione al lancio dello Space Shuttle Columbia, avvenuto nell’aprile di quell’anno. Ed ecco lo sbarco del primo uomo sulla Luna, ma, al posto della bandiera americana, a stagliarsi nell’oscurità dello spazio è il logo di MTV, un simbolo perennemente cangiante – a mutare vorticosamente sono i colori sgargianti, il tema, il design. L’idea (geniale) di utilizzare proprio queste immagini fu dei produttori originari di MTV, Alan Goodman e Fred Seibert. In sottofondo, è possibile udire il tema musicale originale di MTV, composto da Jonathan Elias e John Petersen. Il messaggio è chiaro: noi telespettatori stiamo assistendo ad un momento televisivo storico. Da qui, non si può tornare indietro. Inizia una nuova era. Inizia la MTV generation.

Video Killed the Radio Star: quando MTV era Music Television
Thriller

La nascita del primo canale tematico dedicato alla musica coincide con l’alba dell’era dei videoclip. Ed il primo video musicale ad essere trasmesso, quel video così ironicamente perfetto per inaugurare un nuovo modo di produrre e fruire la popular music, è Video Killed the Radio Star dei The Buggles, duo inglese fondato nel 1977. Una profezia? Una visione apocalittica travestita da orecchiabile canzoncina pop? Uno sguardo ironico sul destino della musica agli albori degli anni Ottanta? Comunque stiano le cose, la scelta di quella canzone si è rivelata un colpo da maestro. Lo aveva intuito Lack, lo avevano capito tutti coloro che contribuirono alla realizzazione di quell’innovativo progetto, che il cambiamento era alle porte. E quel video futuristico, in cui un improbabile frontman dal look sfacciatamente nerd – quel Trevor Horn che diverrà un famosissimo produttore – intona, accompagnato da voci femminili e dagli accordi delle tastiere di Geoff Downes, un ritornello tanto semplice quanto incredibilmente azzeccato, diventa iconico. Dei Buggles, forse, non si ricorderà più nessuno, e la stessa band ha vita breve – due soli album, di cui proprio l’ultimo è del 1981. Ma il loro dovere lo hanno fatto, in fondo. Eccome. Sono passati alla storia con una delle canzoni più memorabili degli anni Ottanta. Una canzone che potrebbe essere considerata un simbolo stesso di MTV.

A-Ha

Le case discografiche iniziano ad inviare i video dei propri artisti, i budget crescono a dismisura, le rockstar diffondono il mantra «I want my MTV!», milioni di ragazzini restano incollati allo schermo, in attesa di vedere il proprio idolo, fosse anche per tre minuti scarsi, guidati dai VJ (Video Jockey). Sono i giovani il target a cui si rivolge principalmente l’emittente, giovani affamati di celebrità, di eroi in cui identificarsi, di dei da idolatrare; di una televisione che parlasse la loro lingua, che raccontasse le loro passioni. Nel 1983, Michael Jackson in versione lupo mannaro spazza via tutto quello che fino ad allora poteva considerarsi un mero videoclip: Thriller è praticamente un cortometraggio. E chi non ricorda il video di Take On Me degli A-Ha, uno dei primi esempi di vero e proprio storytelling? Dove collocare, allora, lo status ontologico del video musicale? Può essere considerato un prodotto artistico a tutti gli effetti, o il suo incatenamento alle logiche commerciali non consente questo salto di qualità?

MTV diventa un impero e, come ogni impero che si rispetti, comincia a scandire le proprie auto-celebrazioni: nel 1984 nascono gli spettacolari Video Music Awards. Ormai, l’America è una patria troppo stretta: a partire dal 1987 il canale conquista l’Europa. Arriva anche da noi, il primo settembre 1997, con il primo MTV Day con headliner gli U2.

Nirvana

Arrivano gli anni Novanta, e, come un tornado, Kurt Cobain e i Nirvana sconvolgono la programmazione di MTV nel 1991 con il video di Smells Like Teen Spirit. Inizia l’era del grunge, la cosiddetta “musica alternativa” diventa (paradossalmente) “mainstream” – nonostante poi saranno proprio i cultori di quella musica alternativa a disprezzare chi svenderà la propria arte (e la propria anima) a MTV, emblema di tutto ciò che è “commerciale”. Arrivano le Spice Girls, le boyband, Britney Spears e le nuove icone del teen pop. Ma, soprattutto, lo spazio riservato alla musica inizia ad essere drasticamente ridimensionato. Il palinsesto di MTV comprende anche reality show (The Real World e Road Rules sono considerati i primi esempi di questa nuova forma d’intrattenimento televisivo), game show, rubriche notturne, cartoni animati e serie TV. Una tendenza che non accenna ad arrestarsi e che diviene dominante nel corso degli anni Duemila.

Il 14 febbraio 2005 viene fondato Youtube. Gli occhi dei più giovani si spostano dallo schermo televisivo al monitor del computer. Questa volta, non c’è più bisogno di aspettare che prima o poi il tuo artista preferito faccia la sua comparsa nella quotidiana rotazione dei video. I video, adesso, sono sempre a tua disposizione. Tutta la musica che vuoi, alla portata di un click. Di una Music Television, allora, non se ne sente più il bisogno.

Britney Spears

MTV non è più quella che conoscevamo, quella con cui siamo cresciuti negli anni Novanta e nei primi anni Duemila. Music Television non è più Music Television. Quella M, ormai, ha perso il suo significato. Hanno dovuto inventare un nuovo canale, Mtv Music, e questo la dice lunga. Il declino di MTV porta via con sé un’intera generazione di musicisti e di telespettatori. La fine della televisione musicale segna un’epoca di passaggio nella storia della popular music. I videoclip, tuttavia, non sono di certo scomparsi, anzi, forse mai come adesso sono fondamentali nella promozione e nella costruzione della/delle identità di un’artista. Se il video musicale è sopravvissuto, ma MTV è morta, che cosa è cambiato? Sono mutati i tempi, e, di conseguenza, i linguaggi. Sta a noi non perderci in quel magma in continua espansione che è Youtube, sta a noi scegliere quale musica ascoltare e come. Who will kill the video star?

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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