“Il bar delle grandi speranze”, viaggio nell’America di J.R. Moehringer

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Il bar delle grandi speranze, viaggio nell’America di J.R. Moehringer

J.R. Moehringer
J.R. Moehringer

Finire Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer è come lasciare un compagno di viaggio. Del resto si dice spesso che un buon libro è come un amico fidato, nel quale ci rifugiamo per cercare conforto, risate, speranze, riflessioni. Tutto questo si trova nel romanzo di J.R. Moheringer. E quando finisce, ci sembra di aver salutato un compagno dopo un lungo viaggio, sapendo che per un po’ non lo rivedremo. Anzi in questo caso ci sembra di averne salutati parecchi, di compagni di viaggio, e forse anche di bevute. Sono i clienti del Publicans.

Il bar delle grandi speranze in questione infatti è protagonista dell’opera di J.R. Moheringer tanto quanto i suoi avventori. Impariamo a conoscere il Publicans a poco a poco, prima nei racconti fumosi di J.R da piccolo, che lo vede come un’entità misteriosa ed intrigante, attirato dal magnetismo fumoso dei racconti degli uomini che lo frequentano. Poi iniziamo a conoscere lo storico pub di Manhasset, sobborgo di New York, attraverso gli occhi adolescenziali del protagonista (Moehringer in persona), che inizia a frequentare il locale da ragazzino. Inizialmente J.R. non è attratto dall’alcol, ma dagli avventori del Publicans. Che diventano ulteriori protagonisti del libro.

J.R. Moehringer è infatti un bambino abbandonato dal padre, un dj radiofonico che il bimbo identifica con “La voce”. Soprannome dato in omaggio al grande Sinatra, ma anche perché è l’unico attributo che per molto tempo J.R. conosce del padre, che ascolta quotidianamente alla radio. Il bambino cresce nella fatiscente casa dei nonni materni, circondato da personaggi “ingombranti”. C’è la madre, donna forte ma sempre in bilico tra il desiderio di andarsene, le necessità di una vita fatta di lavori stentorei, un figlio da crescere, un padre ruvido. Poi c’è zio Charlie, l’unico “uomo” che J.R. conosca, un dinoccolato ed eloquente “alcolizzato”. Dotato di un’abilità retorica che lo rende re, dietro al bancone del bar, ma afflitto da tremende sbronze e malinconie. Zio Charlie diventa per J.R. la chiave di ingresso nel misterioso mondo degli “uomini”. Moehringer bambino è disperatamente alla ricerca di figure maschili da imitare, seguire, adorare. E grazie a zio Charlie entra nel “tempio” di queste figure. Il Publicans.

Manhasset è un sobborgo noto per l’amore dei suoi residenti per l’alcol, e la strada principale pullula di bar. Ma il vero centro della vita del quartiere è appunto il Publicans. Qui si entra nel mondo di Steve, il barista-re del pub. Il regno di Steve è un ambiente fumoso, fatto di piccoli gesti e rituali, e di grandi e piccole storie. Ma il Publicans è soprattutto un punto di ritrovo per gli uomini del quartiere. E sono proprio questi i personaggi che accompagnano J.R. Moehringer nella sua formazione e nel suo passaggio alla vita adulta, dispensando consigli più o meno canonici e accogliendolo nel caldo “abbraccio” di un buon drink. Gli avventori del pub sono raccontati dallo scrittore con una sapienza tale che, finito il libro appunto, ci sembra di uscire fisicamente dal Publicans, salutando vecchi amici che non rivedremo per un po’.

bar-manhasset-1I personaggi che costellano l’universo di J.R. Moehringer sono tessere umane di un grande puzzle sociale che lo scrittore compone, raccontando un’America di sobborghi, di rituali quotidiani, di grandi imprese sportive, di amori e delusioni, di “grandi speranze” appunto.

Il bar delle grandi speranze è quindi la storia d’amore di J.R. Moehringer con la madre, con gli uomini, con l’acol. Ma è anche un grande affresco dell’America, raccontata dalle voci degli stessi uomini “normali”, “quotidiani” che la abitano, seduti al bancone del bar. Ed è un racconto di formazione, che ci coinvolge nella vita dello scrittore, tra delusioni e disillusioni, fallimenti. J.R. Moehringer si muove in bilico tra Yale ed il Publicans, alla ricerca di una voce per raccontare il suo Io in “fase di costruzione”. Un Io diviso tra il desiderio di successo e l’attrazione verso un mondo fumoso, sporco, buio, come quello che popola il pub. Ed i due mondi di Moehringer forse si incontrano proprio quando lo scrittore decide di mettere nero su bianco le storie che vive tutti i giorni dietro al bancone del Publicans, concependo una prima bozza de Il bar delle grandi speranze. Anche se forse il pub non avrebbe avuto bisogno di diventare un libro perché, come sostiene Moehringer stesso «Forse il Publicans era il Grande Romanzo Americano».

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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