George Bernard Shaw: un indomito irlandese moderno

George Bernard Shaw: un indomito irlandese moderno

George Bernard Shaw (Dublino, 26 luglio 1856 – Ayot St Lawrence, 2 novembre 1950) è, assieme a James Joyce e William Butler Yeats, una delle colonne portanti della letteratura irlandese novecentesca. Non soltanto drammaturgo, ma anche critico musicale e scrittore, George Bernard Shaw ci ha lasciato un’importante eredità culturale, tale da garantirgli il premio Nobel per la letteratura nel 1925. Egli è, assieme a Bob Dylanl’unico ad aver vinto un Nobel e un Oscar, ricevuto nel ’39 per la Migliore sceneggiatura non originale per il film Pigmalione (sebbene il drammaturgo irlandese lo abbia considerato un insulto). Merita anche la pena di ricordare che la sua intelligenza si riversava, causticamente, nei suoi spietati aforismi.

Il cervello dello stolto digerisce la filosofia trasformandola in follia, la scienza in superstizione, l’arte in pedanteria. È da questo che nasce l’istruzione universitaria.

George Bernard Shaw: un indomito irlandese modernoNato a Dublino in una famiglia protestante, egli si trasferì a Londra con la madre. Nella capitale inglese, Shaw aderì ben presto alla Fabian Society, un gruppo politico di stampo socialista. È opportuno spendere qualche parola sulla ratio che sottostà a questa associazione: se l’araldo del comunismo, Karl Marx, proponeva una rivoluzione e un’instaurazione di una società di eguali che possedesse i mezzi di produzione e abbattesse la proprietà privata, la Fabian Society (forte anche dell’approccio soft tipicamente britannico) voleva certamente riforme sociali incisive, ma con raziocinio. Per questo assunsero la dizione Fabian, che si rifà a Quinto Fabio Massimo, il leader militare romano, noto come cunctator (“temporeggiatore”) per il suo stile di condurre le campagne militari, che ebbero sempre esito positivo. Merita la pena di ricordare che lo scrittore fu anche tra i fondatori della prestigiosa London School of Economics and Political Sciences, tuttora un centro di eccellenza.

È necessario descrivere il fondamentale contributo che George Bernard Shaw dette al teatro inglese tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. La scena teatrale, a suo parere, doveva essere rinnovata, in quanto ancorata a convenzioni ottocentesche, poiché, in chiave politico-filosofica, il teatro era l’unico modo per mostrare i guasti della società britannica, soprattutto la sua ipocrisia. Così facendo, l’autore irlandese si richiama alle tesi di uno più importanti scrittori europei dell’Ottocento, il norvegese Henrik Ibsen, la cui opera era pervasa dalla denuncia sociale. Il magistero ibseniano sottostà alla redazione di una delle più importanti opere di George Bernard Shaw, Mrs Warren’s Profession (1893, “La professione della signora Warren”). Una delle più emblematiche Plays Unpleasant (“commedie spiacevoli”), in essa l’autore dublinese denuncia la professione della prostituta e l’ipocrisia della società britannica. Da fabiano e riformatore sociale, Shaw tratta una tematica spinosa e problematica allora come ora, una piaga sociale che nel tempo è andata peggiorando in tutta Europa.

L’ideologia socialista di George Beranrd Shaw, tuttavia, si scontra col filisteismo e il provincialismo degli autori coevi, cosa che anche Virginia Woolf aveva rilevato nel suo saggio Mr Bennett and Mrs Brown. Egli, come Edward Morgan Forster, è interessato alla forza vitale che si può rilevare nella natura umana, quando essa non è soffocata dal materialismo. I due autori, seppur non possono essere definiti modernisti stricto sensu, condividono l’interesse per la psicologia e la vitalità dei personaggi. Tale vitalità ben si dispiega in Saint Joan (1923, “Santa Giovanna”). Ciò che mi colpì nella lettura di questa opera teatrale è la rappresentazione che Shaw fa della Pulzella di Orléans: essa è rappresentata come una “santa” laica, la quale opera miracoli in virtù della sua energia e non per infusione divina. L’aspetto più interessante dell’opera è l’epilogo, dove Giovanna, nel 1920, sta per essere canonizzata, ma tuttavia la stessa Chiesa cattolica romana, pur canonizzandola, non è pronta ad accettarla. Immediatamente la mente corre all’inserto del Grande Inquisitore dostoevskijano, dove Cristo, se tornasse sulla terra, sarebbe nuovamente crocifisso perché nessuno lo riconoscerebbe.

George Bernard Shaw fu anche critico musicale e la sua indagine arrivò a toccare uno dei più importanti musicisti dell’Ottocento, Richard Wagner. Nel suo saggio The Perfect Wagnerite (1898, “Il wagneriano perfetto”), egli sottopone a un’attenta revisione la celebre Tetralogia del compositore di Bayreuth. Oltre all’esposizione filosofico-sociale di ognuna delle parti, Shaw è dell’opinione che la celebre opera rappresenti l’evoluzione ideologica del compositore: se nell’Oro del Reno (1854), egli era un fervente socialista, il Crepuscolo degli dei (1876) mostra la sua disillusione.

Sono stato un cannibale per venticinque anni. Per il resto della vita sono stato vegetariano. Fu Shelley che mi aprì gli occhi per la prima volta sulla ferocia della mia dieta.

Un aspetto essenziale nella biografia dell’intellettuale irlandese è la sua difesa del vegetarianesimo. Egli modificò la sua dieta grazie al pamphlet di Shelley sullo stesso argomento. George Bernard Shaw ha dimostrato, nella sua carriera, di essere un intellettuale a tutto tondo, un critico della società non perché faceva “figo” e, pur essendo carnivoro, difese con coerenza e onestà la sua scelta di vita, rispetto alla moda odierna di essere vegani o vegetariani per il solo gusto di esserlo. Egli, come è stato ricordato, fu anche un paladino della conoscenza e della cultura. Chissà cosa direbbe della contemporanea società liquida…

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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By on luglio 26th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing

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