Elena Piscopia: la prima donna laureata al mondo era italiana

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Elena Piscopia: la prima donna laureata al mondo era italiana

Era il 1678 quando nella Cattedrale di Padova, gremita per l’occasione da circa trentamila persone, per la prima volta nella storia una donna veniva proclamata «magistra et doctrix in philosophia». Quella donna aveva trentadue anni, era veneziana e il suo nome era Elena Lucrezia Cornar Piscopia  (Venezia, 5 giugno 1646 – Padova, 26 luglio 1684). Elena dunque fu la prima donna al mondo ad essere laureata. Un evento storico, che aveva dell’incredibile, tanto che anche Luigi XVI inviò i suoi informatori presso l’università per appurare le straordinarie doti di questa donna. Insomma, Elena era diventata una star; la sua conoscenza non si fermava alla filosofia, ma toccava molti ambiti dello scibile umano: a 22 anni conosceva già il greco, il latino, il francese, l’inglese e lo spagnolo, lingue che utilizzava indifferentemente per parlare di matematica, filosofia e politica. Non paga di conoscenza, prese anche lezioni di ebraico dal Rabbino di Venezia, Shemuel Aboaf.

In realtà il titolo accademico non era tra le sue priorità, in quanto essa era interessata solo alla cultura e non ai titoli accademici. Fu il padre a spingerla ad iscriversi all’università di Padova, per motivi di lustro famigliare.

Giovanni Battista Cornar infatti era un ricco patrizio, detentore della carica di Procuratore di San Marco (seconda di importanza dopo quella del Doge), che aveva sposato una donna non nobile e proprio per questo i loro figli non potevano essere considerati membri del patriziato. Per ovviare a questo inconveniente, il Cornar Piscopia comprò il titolo di nobile ai figli maschi ed impose alla figlia femmina Elena di laurearsi, sicuro anche del fatto che questo record avrebbe dato al nome della famiglia molta celebrità, come infatti accadde.

La ragazza, pur essendo socievole e ben disposta al confronto culturale con tutti coloro che desideravano conoscerla, scelse comunque una vita dimessa, diventando monaca benedettina, pur continuando ad abitare nella propria casa, cosa molto desueta per i costumi dell’epoca.

Elena dunque preferì lo studio e la preghiera alle luci della ribalta. Proprio lo straordinario interesse per la preghiera e la religione la portò a richiedere all’Università di Padova, dove si era iscritta, di essere laureata in teologia.

Presentò la domanda di ammissione all’esame di laurea ai rettori dell’università, che la accolsero senza problemi, dato l’elevato profilo culturale della laureanda; stilarono anche il verbale di conferimento della laurea in teologia.

Elena Piscopia: la prima donna laureata al mondo era italiana
Elena Piscopia

Elena però era una donna e una donna non poteva esser laureata in teologia. Dopo il Concilio di Trento infatti, la Chiesa era rigorosa riguardo all’insegnamento della religione cattolica, che doveva essere affidato solo a persone preparate e competenti, per evitare un nuovo dilagare del protestantesimo in Europa. Le donne, ritenute non capaci di ragionamenti difficili, erano dunque escluse dall’insegnamento della teologia, in linea con quanto scritto da San Paolo nella Prima Lettera a Timoteo:

Non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio.

Per queste ragioni il Vescovo di Padova Gregorio Barbarigo, cancelliere dell’Università, si oppose alla richiesta della laureanda. A seguito di tale decisione irrevocabile, si instaurò un consequenziale braccio di ferro tra i rettori dell’università che avevano acconsentito alla laurea, fiancheggiati dalla famiglia di Elena, con il Vescovo; alla fine si giunse ad un compromesso: la giovane si sarebbe sì laureata, ma in filosofia. Elena potette così recarsi a Padova per la proclamazione: ricevette le insegne del suo grado di Doctor, al pari dei suoi colleghi uomini: il libro, simbolo della dottrina; l’anello per rappresentare le nozze con la scienza; il manto di ermellino, a indicare la dignità dottorale, e la corona d’alloro, contrassegno del trionfo.

Come già sottolineato sopra, Elena godette di una grande fama, proprio perché simbolo di una svolta epocale nel mondo della cultura. Purtroppo però, lo stile di vita molto duro scelto da lei stessa, fatto di studio e penitenze, minò fortemente il suo stato di salute. Elena Lucrezia Cornar Piscopia morì di tubercolosi il 26 luglio 1684, appena trentottenne.

Il padre, conscio della grandezza e dello spessore culturale e storico della figlia, fece edificare un monumento sepolcrale presso il convento di monaci benedettini dove Elena era stata tumulata. Il monumento però fu abbattuto solo 38 anni dopo dagli stessi monaci benedettini.

La statua di Elena fu recuperata sessanta anni dopo e donata all’Università di Padova, dove si trova tuttora, coperta da pannelli di plexiglass cosparsi di escrementi di piccioni. Incredibile. Elena, tanto celebrata nella sua breve vita, è stata altrettanto dimenticata dopo la sua morte. Meritava di più di una statua malandata, una strada nella periferia di Padova e una scuola elementare a Cittadella in provincia di Padova per onorare il suo ricordo. Il suo nome è completamente assente nei libri di storia, nessuna aula universitaria porta il suo nome. Tra l’altro, anche le tre donne laureatesi dopo Elena furono italiane: la seconda donna del mondo a laurearsi fu Laura Bassi Verati, nel 1732, a Bologna; si laureò in storia naturale e medicina e diventò la prima donna docente universitaria. La terza fu Cristina Roccati che il 5 maggio 1751 si laureò in filosofia e fisica sempre all’Università di Bologna.

Elena, Laura, Cristina: degne rappresentanti dell’eccellenza culturale italiana nel mondo, il cui ricordo è stato soffocato da un modus pensandi maschilista, portato soprattutto dalla Chiesa Cattolica, che ha da sempre influenzato il tessuto sociale italiano. Attualmente le cose sono ovviamente cambiate, essendo passati secoli, il concetto di parità tra uomo e donna ha preso piede e si è affermato; tuttavia si dubita ancora sulle capacità culturali, amministrative e gestionali delle donne rispetto agli uomini.

Eppure i dati del 2013 riportati da Almalaurea non dovrebbero lasciare dubbi:

Tra i laureati del 2013 è nettamente più elevata la presenza della componente femminile, il 60%. Inoltre, la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per i loro colleghi: il 45% contro il 40% degli uomini (la media nazionale è 43%); il voto medio di laurea è pari a 103,3 su 110 per le prime e a 101,0 per i secondi (è 102,4 per la media nazionale).

Nonostante il dato di performance nettamente migliore rispetto al sesso maschile, le donne fanno più fatica a trovare un’occupazione, anche perché, per svolgere una mansione, devono essere più qualificate rispetto ai loro colleghi, addetti allo stesso ruolo.

Concludendo, Elena Piscopia fu sicuramente l’iniziatrice di una svolta culturale che però, pur avendo fatto passi da gigante, non è ancora del tutto compiuta, viste le tracce di maschilismo che ancora ristagnano nella società italiana e nel mercato del lavoro, come sottolineato sopra. Uomini, affidate ruoli di responsabilità alle donne. È un bene, datemi retta. La cultura è femmina, così come il potere. Angela Merkel o Margaret Thatcher docent.

Ilaria Sciartilli per MIfacciodiCultura

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