“People Power: Fighting for Peace”: una mostra a sostegno della pace

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People Power: Fighting for Peace: una mostra a sostegno della pace

People Power: Fighting for Peace: una mostra a sostegno della pace
David Gentleman, IWM

Se sull’inutilità della guerra ci sono infinite testimonianze, quelle sull’utilità della pace e dei movimenti a sostegno di essa faticano ad emergere. Basta però leggere tutto d’un fiato Lettere contro la guerra, una raccolta di scritti pubblicati in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 su il Corriere della sera dal giornalista Tiziano Terzani, per rendersi subito conto di quanti motivi vi siano per appoggiare la pace in questa scontro infinito.

Pace e guerra, due estremi che come tutti gli opposti si attraggono e respingono ininterrottamente al punto che definiamo addirittura l’opposizione agli scontri come ‘lotta’ pacifista. Sebbene questa insanabile dicotomia riguardi un tema estremamente delicato e complesso che accompagna l’uomo dalla sua comparsa, non è proprio l’evoluzione della nostra razza a condurci nella direzione di un mondo privo di conflitti? Dove le libertà aumentino e diminuiscano le proibizioni e le disparità? Se in seguito alle due Grandi Guerre Mondiali hanno preso forma i primi movimenti pacifisti ci sarà forse un motivo. Come si possono quindi ritenere futili tali movimenti che perorano la causa della convivenza pacifica e si oppongono ai conflitti ‘produttori’ di paura e morte?

È proprio su Artribune che Aldo Premoli si è domandato l’utilità dell’essere pacifisti? Il quesito sorge in analisi della mostra in corso, sino al 28 agosto, al Imperial War Museum: People Power: Fighting for Peace. L’articolo titolato Serve a qualcosa essere pacifisti? si conclude, dopo un elenco di guerre passate ed in corso, interrogandosi sulla utilità del Movimento per la pace.

People Power: Fighting for Peace, allestita presso la sede londinese del Museo, attraverso l’esposizione di dipinti, oggetti, poster, cartelloni, musica e tanto altro, vuole raccontare come i movimenti per la pace dalla Prima Guerra Mondiale in avanti abbiano influenzato la percezione della guerra e del conflitto. Basti pensare che la nascita del Imperial War Museum nel 1917 aveva motivi e scopi ben diversi da quelli attuali: fondato agli inizi del Novecento per trasmettere lo sforzo bellico della nazione inglese, ad oggi si impegna a far riflettere i visitatori sull’impatto umano e sociale degli scontri armati.

People Power: Fighting for Peace: una mostra a sostegno della pace
Peter Kennard e Cat Philip, Blair, 2005

Nell’esibizione è presente tra le tante testimonianze un fotomontaggio di Peter Kennard e Cat Phillip in cui è rappresentato Tony Blair intento a farsi un selfie durante un’esplosione nel deserto. Un’immagine, seppur “finta”, non molto distante dalla realtà quotidiana, dove sentiamo la necessita non solo di immortalare un determinato attimo, ma di affermare la nostra presenza e il nostro io in ogni situazione. Auto-eleggendoci a centro del mondo, stiamo così perdendo l’effettiva percezione dei fatti e degli effettivi problemi che ci circondano. Inserirci in un determinato contesto sgradevole, pensiamo che sia un modo per esorcizzare la paura, ma in realtà solo affrontandola apertamente si può risolvere la questione.

La mostra dedica una cospicua sezione alla Guerra Fredda, che vede il suo momento più critico proprio agli inizi degli anni Sessanta, anni in cui, come sostenuto da Premoli, il movimento pacifista si avvicina sempre più alla cultura popolare, avvalendosi ed eleggendo a portavoce molti personaggio noti.

Ecco a cosa può servire essere pacifisti: entrare nella vita di chi non crede di volerlo essere tramite manifestazioni, canzoni, libri, immagini ed educare così inconsciamente al pacifismo. Per iniziare forse più che lottare per il pacifismo, bisognerebbe insegnare il pacifismo tramite esempi concreti. Trasmettere la curiosità per il diverso, accantonando la paura per ciò che ci è estraneo. Aprire le porte alla sete di conoscenza al posto di respingere a priori ciò che non ci appartiene. Riacquistare la capacità di comprendere cosa succede intorno a noi, rendendosi conto che quello che ci sembra assolutamente così distante in realtà coinvolge realmente la nostra esistenza. I movimenti pacifisti possono quindi essere d’aiuto nel ri-appropriarci del senso comune e nel riscoprire la voglia di conoscere; perché per vivere in pace è necessario che gli uomini abbiano la possibilità e volontà di conoscersi.

People Power: Fighting for Peace: una mostra a sostegno della pace
Imperial War Museum di Londra

È quindi inesatto definire come futile ciò che in realtà ha fatto così tanto in così pochi anni. Il movimento pacifista rispetto alla guerra è solo un infante e se finora ha contribuito a cambiare la percezione dei conflitti anche, se in alcuni casi, solo sulla carta e non nella pratica, diamogli il tempo per convincere nel profondo sempre più individui. Il corretto modo per procedere è dare spazio alla cultura che si impegna da sempre e costantemente nel sostegno della causa più giusta che ci sia: la conoscenza.

Parafrasando John Lennon e Yoko Ono diamogliela ancora sta chance.

[…] All we are saying is give peace a chance
All we are saying is give peace a chance
[…]

People Power: Fighting for Peace
Imperial War Museum, Londra
Dal 23 marzo al 28 agosto 2017

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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