#ArtSpecialUNESCO – Villa d’Este a Tivoli

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Questa settimana ci rechiamo a Tivoli, nel Lazio, regione dalla quale siamo partiti con questa rubrica, per parlare di uno dei siti storico-artistici più visitati d’Italia, ovvero Villa d’Este, patrimonio dell’umanità dal 2001.

Villa d'Este
Affreschi all’apparato nobile, eseguiti sotto la direzione del pittore manierista Livio Agresti nel Palazzo di Villa d’Este

Il committente di questa maestosa villa fu uno dei componenti della ricca famiglia ferrarese degli Este, Ippolito II, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I. Nel 1550, infatti, una volta fatto il suo ingresso nella città di Tivoli, della quale era appena divenuto governatore per volere di Papa Giulio II, Ippolito II, sentendo l’esigenza di dotarsi di una dimora degna della casata di appartenenza, affidò i lavori per la costruzione di Villa d’Este all’architetto Pirro Ligorio. Seppure quest’ultimo venne aiutato da numerosi assistenti (tra questi il più attivo fu l’architetto Alberto Galvani), la costruzione della villa subì alterne vicende legate non solo alle vicissitudini della vita privata del Cardinale, ma anche alla difficoltà di reperimento dei materiali e al necessario convoglio delle acque dal vicino fiume Aniene.

Nel 1572, dopo circa 20 anni dalla ideazione del progetto, una volta smobilitati i cantieri, Villa d’Este venne inaugurata alla presenza del suo committente Ippolito II e al cospetto dell’allora pontefice Papa Gregorio XIII. Le pareti delle sale interne al Palazzo, quasi del tutto completate alla morte del cardinale (avvenuta nel dicembre del 1572), furono decorate da pittori manieristi del calibro di Livio Agresti (attivo dal 1568 partecipò in maggior misura all’allestimento del piano nobile), Federico Zuccari (in cantiere tra il 1566 e il 1568 si occupò delle pareti della Cappella), Durante Alberti (che lavorò nella Sala di Noè e nella Sala di Mosè tra il 1570 e il 1571) e da numerosi altri pittori minori che con questi si trovarono a collaborare.

Tuttavia, nonostante la ricchezza degli interni del Palazzo, adornati, come detto, da celebri pittori di fine ‘500, le manifestazioni del Manierismo e del Barocco si espressero più accentuate e divertenti nel giardino della Villa. Tra grotte, giochi d’acqua e fontane, il parco di Villa d’Este ha rappresentato per secoli un modello, un esempio dal quale trarre ispirazione per la progettazione di meravigliosi giardini in tutta Europa. La Fontana di Nettuno, le Pescherie, la Fontana della Dea Natura e il Viale delle cento fontane sono solo alcune delle tappe obbligatorie da percorrere nel parco.

Villa d'Este
Le Peschiere, le vasche nei meravigliosi giardini di Villa d’Este

Nel tempo furono resi necessari diversi interventi di restauro delle strutture idrauliche e delle fontane presenti nel giardino. Per alcune di queste sistemazioni fu chiamato uno dei più grandi architetti del tempo, Gianlorenzo Bernini (maestro delle fontane, se pensiamo che a Roma, insieme al padre, aveva già realizzato, nel 1629, la Barcaccia di Piazza di Spagna e, nel 1651, aveva concluso la Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona) che i documenti attestano essersi dedicato alla esecuzione della Fontana del Bicchierone e alla ristrutturazione della Fontana dell’Organo a partire dal 1661.

Tra i criteri usati per inserire Villa d’Este nella World Heritage List il IV spiega che «i principi del design e dell’estetica del Rinascimento sono illustrati in modo eccezionale dai giardini di Villa d’Este». Il I criterio, invece, recita: «Villa d’Este è uno tra gli esempi eccellenti della cultura del Rinascimento al suo apogeo».

Villa d’Este, dunque, con la sua particolare gestione degli spazi esterni, divertenti, esuberanti e barocchi è stata in grado di influenzare profondamente lo sviluppo e la progettazione dei giardini successivamente concepiti in tutta Europa e rappresenta, ancora oggi, una meta molto ambita dai tanti turisti che continuano a meravigliarsi e a stupirsi per la bellezza delle fontane e per la loro geniale ideazione.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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