I tuoi desideri creano obiettivi? Dopotutto, i sogni son desideri…

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I tuoi desideri creano obiettivi? Dopotutto, i sogni son desideri…

I tuoi desideri creano obiettivi? Dopotutto, i sogni son desideri...Molte persone pensano al mondo come un supermercato, arrivano e prendono automaticamente ed in modo apatico quello che trovano.

Il sistema che ci ruota attorno ci offre scelte fittizie, ci pre-confeziona un pacchetto come un trascendente burattinaio in stile TrumanShow: dai negozi, alle altrettanto finte scelte politiche o etico/esistenziali. I binari entro cui muoversi sono già ben definiti.

Exeligere, cioè scegliere tra alcune opzioni, è appunto l’esteriorizzazione di una preferenza.
Ma siamo più di semplici marionette, giusto? Non siamo obbligati solo tra a o b, possiamo scegliere anche xyz.
Non solo possiamo crearci un’alternativa alle opzioni che ci rifilano, ma abbiamo anche sogni e desideri, che sono ipotesi di felicità più o meno lontana. Il De-siderare, dalle stelle, è intrinsecamente statico: i desiderantes infatti erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare i compagni che non erano ancora tornati (De Bello Gallico). Attendere guardando le stelle, va a braccetto con la malinconia e l’eterna insoddisfazione, perché l’uomo anela a qualcosa di non raggiungibile e quando lo conquista (se ci riesce), ne perde presto l’interesse.

Detta così sembrerebbe che siamo destinati a rimbalzare tra quello che decidono gli altri e idee irraggiungibili.

Esiste però un ulteriore step che fa la differenza: si chiama volontà, la capacità di decidere e agire in modo da raggiungere il proprio scopo, quindi concretizzare, mettere nel mirino il bersaglio e fare centro. Se i desideri sono proiezioni su cose/persone esterne, il volere invece è rivolto a se stessi, nasce e prende forza da dentro di noi.

Si dice che il desiderio è il prodotto della volontà, ma in realtà è vero il contrario: la volontà è il prodotto del desiderio.
Denis Diderot

L’inghippo è che l’uomo spesso non sa chi è, nemmeno chi vorrà essere o cosa lo rende felice; quindi, si perde prima ancora di iniziare la sfida a freccette e vedere quanti centri riuscirà a fare. Quando inizia un po’ ad orientarsi nella direzione da prendere, conoscendosi, raggiunge la consapevolezza di sé: smette di volere e inizia finalmente ad essere. Ecco perché il volere è uno stato dell’essere.

Il bersaglio che vogliamo centrare è un obiectivum, lanciato in avanti, ed indica appunto il movimento. Nella sua costruzione c’è il punto di partenza, stato attuale, e quello in cui vogliamo arrivare, stato desiderato. I due punti costruiscono la retta della nostra storia. Heidegger vedeva il tempo appunto come possibilità e progettazione, e proprio da qui è nata la Cronogenetica, che considera l’obiettivo come motivo dell’azione: è il verso dove si sta andando. L’obiettivo è concreto e definito, è qualcosa che è stato posto sulla linea temporale e che devo andare a prendermi.

Desiderare di osare non serve a nulla, se rimane un desiderio.
Fausto Cercignani

La malattia del nuovo secolo è la depressione, l’infelicità perenne e l’eterna insoddisfazioneUna delle caratteristiche della sintomatologia depressiva consiste proprio nel calo o non uso dello strumento della volontà e della capacità di reagire.
Nel 2014 la spesa del Sistema Sanitario Nazionale per antidepressivi ha raggiunto i 465 milioni di euro, con un aumento del 30% negli ultimi otto anni. L’OMS ha stimato che nel 2020 la depressione diventerà una delle prime due cause di assenza da lavoro.

Cosa vogliamo? Cosa ci rende felici? Vivere più semplicemente, senza troppe gabbie e preconcetti, magari aiuterebbe ad ascoltarci meglio. Raffreddare e spegnere il nostro spirito propulsivo ci porta inevitabilmente ad ammalarci, ad allontanarci dalla nostra natura.

Perché lo facciamo? Forse ammettere le nostre inclinazioni, attitudini e aspirazioni ci spaventa più del provare ad assecondarle?

Confessare, anche a se stessi, i propri desideri – quelli veri – è pericoloso. Se sono realizzabili, e spesso lo sono, dichiararli ti mette di fronte alla paura di provarci. E dunque alla tua vigliaccheria. Allora preferisci non pensarci, o pensare che hai desideri impossibili, e che è da adulti non pensare alle cose impossibili.

G. Carofiglio, Ragionevoli Dubbi

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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