Il progetto di Generazione Identitaria per l’Europa: la nave antimigranti

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Il progetto di Generazione Identitaria per l’Europa: la nave antimigranti

Si dichiarano apartitici, ma la loro parola d’ordine è identità, e sono convinti che sia in atto un gigantesco complotto per sostituire agli autoctoni popolazioni di extracomunitari: i paranoici di Generazione identitaria dal 26 giugno scorso, giorno in cui con un post su Facebook dichiarano avviata la propria missione in mare, ovvero navigare nelle acque del Mediterraneo in cerca dei barconi dei profughi diretti verso le coste italiane e delle navi delle ONG che vi prestano soccorso con la C-star, un’imbarcazione di 40 metri il cui noleggio è stato interamente finanziato attraverso una campagna di crowdfunding.

Nonostante Paypal, il servizio di transazioni online utilizzato per la raccolta dei fondi, abbia ad un certo punto bloccato le operazioni dissociandosi dalla mission dell’organizzazione, perché chiaramente volta a fomentare intolleranza e odio razziale, 76 mila euro erano già nelle loro mani, e hanno consentito l’avvio delle azioni di boicottaggio. È un’operazione di salvataggio anche la loro, dicono, ma – udite udite – non di vite umane bensì dell’intera Europa e della sua civiltà, a quanto pare a rischio di invasione.

Come?

Rimandandoli tutti indietro, interferendo con l’operato delle ONG, che sarebbero parte integrante del processo della “Grande sostituzione”, e mantenendosi in stretto contatto con la guardia costiera libica affinché collabori in questi respingimenti fai da te. Uno stato, la Libia, dove costanti sono le violazioni dei più basilari diritti umani è, nella loro idea, un porto sicuro col quale intessere al più presto alleanze anti-migranti.

Il progetto, che si chiama Defend Europe,  apre scenari controversi sull’obbligo e il dovere morale di prestare soccorso prima di procedere a qualsiasi altra considerazione e la dice lunga sul progressivo intensificarsi di un bisogno di re-radicamento all’idea di un’appartenenza che si declina secondo i tre livelli del locale prima, del nazionale poi, del comunitario su tutto. Cerchi concentrici generati da una goccia d’acqua che in Italia riecheggia e amplifica le posizioni dell’estrema destra, neppure tanto sottaciute considerando che il gruppo stesso menziona tra i propri principali riferimenti Julius Evola, padre del neonazismo italiano.

Ritorna con prepotenza, ed è uno dei 23 punti della proposta che Generazione Identitaria fa con il concetto di Remigrazione, la necessità di tracciare dei confini, di delimitare uno spazio di sicurezza, tanto siamo impauriti, di proteggersi da un’alterità intesa come minaccia all’ipseità, e non come termine di confronto per il riconoscimento del sé laddove invece è proprio dalla dialettica incessante tra il sé e l’altro che sorge ciò che definiamo come identità.

Questa operazione di isolamento, la costituzione di comunità d’appiglio in cui ritrovare legittimazione e senso,  possiede quindi una debolezza intrinseca, allorquando come accade, diventa presupposto della costruzione dell’identità e non al limite una sua conseguenza. Il comunitarismo che ne deriva, diversamente da ciò per cui era nato, ovvero offrire soluzioni contro la spinta della globalizzazione, si rivela esclusivistico e incapace di dialogo, totalizzante e totalitario. L’Europa di Generazione identitaria, l’Europa che vorrebbero vedere a venire, è dimentica dei valori dell’accoglienza, sfiduciata nella possibilità di un effettiva integrazione tra sistemi culturali diversi, monocolore. Un’Europa che fa capolino dietro la spinta della paura.

Francesca Schiavo Rappo per MifacciodiCultura

 

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