Arte Degenerata: Censura e Cultura in Europa nel 1937

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Spesso una mostra può essere considerata molto più di un’esposizione di oggetti artistici da ammirare, diventando veicolo di diffusione potente di idee nuove, o avvenimento storico che può dirci molto sulla Cultura e sul pensiero di un Paese in un determinato momento politico: pensiamo alla prima mostra degli Impressionisti tenutasi a Parigi nello studio di Nadar nel 1874, all’Armory Show del 1913 a New York, alla Biennale di Venezia del 1950 che vede protagonista l’Espressionismo americano, o all’Entartete Kunst, la cosiddetta Arte Degenerata, la cui esposizione venne inaugurata il 19 luglio 1937 a Monaco di Baviera.

Arte degenerata: Censura e Cultura in Europa nel 1937
Paul Schultze – Naumburg, Kunst und Rasse (Arte e razza), 1928. Esempio di accostamento di opere di artisti “degenerati” a raffigurazioni di menomati mentali

Degenerare: v. intr. (degènero, ecc; aus. avere). Deviare dalle qualità morali o dalle prerogative intellettuali della propria stirpe, del proprio ambiente o famiglia; tralignare, traviarsi, corrompersi.

Quest’ultima presenta delle caratteristiche paradossali: si tratta di una mostra che non vuole celebrare le opere che espone, bensì denigrarle. La sua organizzazione è imprescindibile dal momento storico nel quale si inserisce, infatti fortemente voluta da Hitler: con la mostra di Arte Degenerata inaugura una nuova tipologia organizzativa per le esibizioni internazionali di arte e registra il più alto numero di visitatori per un’esibizione sino ad allora. Ecco quindi un esempio eccellente di evento artistico che diventa anche sociale, politico, ideologico, che rende chiaro il potere dell’arte di legarsi ad altri fondamentali campi dell’esistenza e del nostro quotidiano.

Da “semplice” mostra ad evento storico e politico, l’esposizione di Arte Degenerata porta quindi con sé un grande interrogativo: quale dimensione artistico-culturale può essere possibile all’interno di un regime come quello Nazista? Rileggendo questo momento storico da un punto di osservazione prettamente artistico, ci si può rendere conto che quello che si tralascia maggiormente è spesso la dimensione culturale delle ideologie, che si esprime nell’arte del tempo.

Hitler con la mostra di Monaco attua una distruzione dell’arte considerata immorale per il regime, ma a questa non sostituisce nulla di nuovo: ciò che viene bollato come Entartere Kunst e quindi messo al bando non è un aspetto particolare dell’arte moderna, un movimento specifico o una corrente di avanguardia, ma vittima della persecuzione diventa l’arte moderna nella sua totalità. Il regime tedesco reprime negli anni ’30 e ’40 del ‘900 qualsiasi tipo di forma d’arte che non favorisca un’immagine “pubblicitaria” del Paese e in questa operazione il Führer si circonda di uomini deputati al controllo della cultura, come Goebbels e Ziegler, con l’obiettivo di distinguere una buona arte da una “corrotta”. Con questo pretesto si condanna così ogni forma di arte contemporanea che viene considerata espressione di personalità legate agli ambienti ebraici o affette da disagi mentali.

Entrando nel merito della mostra, le correnti artistiche colpite sono tutte quelle legate all’avanguardia, dal Die Brücke al Cubismo, le cui opere sono esposte affiancate da disegni realizzati da malati mentali, per suggerirne implicitamente il paragone. Ma l’esibizione si rivela un successo paradossale, favorendo indirettamente e contro le intenzioni iniziali la conoscenza e la diffusione di un’arte che si voleva invece censurare e destinare all’oblio, inaugurando inoltre una nuova tipologia di mostra itinerante, che gira l’Europa sino al 1941 e registra oltre un milione di ingressi.

Arte degenerata: Censura e Cultura in Europa nel 1937
Ingresso all’Esposizione dell’Arte Degenerata, Monaco di Baviera, 1937

La prima mostra di Arte degenerata si svolse nella Casa dell’Arte Tedesca, terminata proprio nel 1937 e progettata da uno dei più importanti architetti nazisti, Paul Ludwig Troost, e vi sono esposte oltre 650 opere delle avanguardie del XX secolo, con grande “predilezione” per quelle espressioniste. I titoli vengono aggiunti dagli organizzatori e un opuscolo funge da guida, essenzialmente in senso concettuale, mostrando al visitatore quale sia il modo “giusto” di interpretare le opere esposte e avvicinandole a disegni di dilettanti o di malati di mente. Una condanna ulteriore di tali opere deriva dal fatto che, ricorda l’opuscolo, appartenendo a istituzioni pubbliche, sono state acquistate col denaro del “popolo lavoratore tedesco”. Adolf Ziegler, uno dei più importanti pittori del terzo Reich, che raggiunge l’apice della sua fama proprio nel periodo nazionalsocialista, tiene il discorso di inaugurazione definendo i lavori esposti «prodotti della follia, della spudoratezza, dell’incapacità e della degenerazione». Inaugurata da Hitler e Goebbels, l’esposizione è accompagnata da un catalogo illustrata che in un capitolo introduttivo spiega i fini della manifestazione e presenta l’insieme delle opere raggruppandole sotto vari temi, tra cui Manifestazioni dell’arte razzista giudaica, Invasione del bolscevismo in arte, La donna tedesca messa in ridicolo, Oltraggio agli eroi, I contadini tedeschi visti dagli ebrei, La follia eretta a metodo o La natura vista da menti malate. Lo scopo della mostra è proprio quello di far sapere ai tedeschi che certe forme e generi artistici non possono essere accettati dalla razza superiore, quest’arte è degenerata in quanto ebraica, bolscevica o comunque di razza inferiore.

Gli autori delle opere proibite, dichiarati “malati”, sono per la maggior parte espressionisti, gli stessi riconosciuti poi come maestri del ‘900: Otto Dix, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Ernst Ludwig Kirchner, Edvard Munch, senza escludere Pablo Picasso. Al di là del successo politico e culturale dell’esibizione comunque, le conseguenze nelle vite quotidiane di questi artisti sono devastanti.
Munch, ad esempio, conosce le prime persecuzioni naziste nel 1937: il regime bolla come “degenerate” ben 82 opere dell’artista esposte nei vari musei pubblici della Germania e ne dispone la vendita. Ernst Ludwig Kirchner, dopo la presa del potere dei nazisti in Germania, vede centinaia di sue opere sequestrate e rimosse dai musei, molte di queste sono dapprima mostrate a Monaco del 1937 e poi distrutte. Questi avvenimenti, a cui si aggiunge un forte aggravarsi delle condizioni fisiche, provocano nel pittore un forte shock, fino al suicido avvenuto il 15 giugno 1938.

Arte degenerata: Censura e Cultura in Europa nel 1937
Copertina del catalogo della mostra di Monaco del 1937, raffigurante una scultura di Otto Freudlich

La mostra di Monaco del 1937 non è comunque solo importante per capire la situazione artistico-culturale della Germania durante la dittatura di Hitler, ma altrettanto importante è paradossalmente il ruolo rivoluzionario che ha avuto nella storia delle esposizioni artistiche e il cosiddetto effetto “boomerang” che ha provocato. Non era infatti richiesto il pagamento di alcun biglietto di entrata, per far sì che la mostra fosse visitata dal maggior numero di persone possibile: l’apertura fu prolungata e per mesi folle raccolte in file ordinate attesero ore per una visita, attirate anche dalla morbosità in seguito al divieto di entrata per i più giovani, a causa di un contenuto considerato sconvolgente. La mostra si affermò inoltre come esportatrice di un nuovo modello espositivo, visitando infatti undici città della Germania e dell’Austria entro il 1941, ed il pubblico complessivo è ricordato come il più vasto mai raccolto sino ad allora da un’esibizione: un milione e duecentomila persone, numero che portò un’enorme diffusione tra la popolazione dell’estetica “degenerata”, pronta a diffondersi ovunque solo pochi anni dopo, a regime caduto.

La mostra dell’Arte Degenerata di Monaco si presenta quindi come un evento non solo artistico, ma anche e soprattutto storico, sociale e politico. Quella che era probabilmente nata come una “semplice” esposizione denigratoria di opere da parte del regime, diventa un vero e proprio caso europeo.

È dell’anno scorso la scoperta infine di un eccezionale filmato storico realizzato dal fotografo americano Julien Bryan, che riprese le folle dinanzi a quelle strane opere esposte nel 1937 che divennero poi dolorosa testimonianza e patrimonio di un’umanità bisognosa di rinascita.

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. aurora dice

    Cara Marta io insegno storia dell’arte da circa 35 anni, amo ancora il mio lavoro e mi piace divulgare l’amore per l’arte. Ti auguro di raggiungere i tuoi obbiettivi. Ciao Aurora

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