Genere: oltre la dicotomia essere biologico – essere culturale

Genere: oltre la dicotomia essere biologico - essere culturale
Certificato di nascita di Searyl

Searyl Atli è senza genere. Così ha deciso il padre transgender  Kori Doty, che ha fatto registrare senza sesso il/la figlio/a nella provincia canadese della Columbia Britannica. Da adesso in poi, nell’articolo, Searyl verrà indicato, come ha voluto il padre, con il neutro “it“, in quanto nella provincia canadese è adottata la lingua inglese.

It è stato registrato con una “U” che sta per “indeterminato”, al posto della solita distinzione tra maschio o femmina. Perché questo? Koti è un iscritto al Gender-Free ID Coalition, una sorta di movimento che si propone di eliminare tutte le designazioni di genere dai documenti («To remove all gender/sex designations from identity documents.»). Il problema, stando a quanto scritto sul loro sito, è quello di non poter stabilire alla nascita, tramite il certificato, quale sia il genere a cui appartiene il neonato: sarà proprio lui a deciderlo, una volta cresciuto.

Ma che cosa è il genere, inteso nel senso di gender o meglio la teoria del gender? Secondo la Società Italiana delle Storiche è «uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione: senza comportare una determinata, particolare definizione della differenza tra i sessi, la categoria consente di capire come non ci sia stato e non ci sia un solo modo di essere uomini e donne, ma una molteplicità di identità e di esperienze, varie nel tempo e nello spazio ».

Quindi si viene a determinare la dicotomia tra essere biologico ed essere culturale, ovvero non è più possibile pensare l’essere umano solo in base alla sua, o meglio alla nostra, costituzione biologica.

Genere: oltre la dicotomia essere biologico - essere culturale
Searyl e suo papà Kori Doty

Un esempio di questa dicotomia è il cosiddetto essere Gender fluid, ovvero il sentirsi alternativamente maschio o femmina, senza dipendere dalla propria disposizione naturale. Però, ripensando in questo modo la dicotomia di genere, viene a crearsi un problema ontologico: cosa fa sì che ci sentiamo maschio o femmina? Perché chi si sente nel “corpo” sbagliato sente la necessità di farsi installare un attributo biologico diverso?

Rispondere a queste domande non è per nulla semplice, ma porre la domanda è già qualcosa di fondamentale. A questo si può aggiungere una ulteriore complicazione: le intelligenze artificiali. Già, perché è sul procinto di espandersi il mercato dei sex-robots, i quali pongono l’attenzione sulla riproduzione artificiale delle parti intime umane.

Ritornando al caso del bambino, di It, esso, come gli androidi, può essere considerato un neutro, un genere che non è né A, né B ma che non corrisponde a nessuna categoria finora conosciuta. Un esempio classico di questa neutralità del genere è inserita nel Simposio di Platone, quando Aristofane racconta il mito degli androgini, esseri che possedevano entrambi i sessi e che per punizione divina furono costretti a dividersi, cercando per tutta l’esistenza la perfetta unità.

D’altro canto, c’è chi, come Fusaro, vede in questa nuova era della sessualità umana una sorta di approdo al Si heideggeriano, cioè,  all’uniforme, all’indistinto, alla formazione di un genere unisex, che è più facile da controllare per il potere, leggasi quello economico.

Al di là delle idee del giovane filosofo, egli centra un punto determinante: questa fluidità, tipica della ormai nota società liquida, sta in qualche modo uniformando anche l’idea di genere, nel senso che non vi è più una netta distinzione neanche su ciò che ci costituisce.

Genere: oltre la dicotomia essere biologico - essere culturale
Jaden Smith e Miley Cyrus, icone gender fluid

Tuttavia, questo può essere anche un bene, ovvero non dipendere dalle imposizioni fisiche, dalle discriminazioni che ne derivano, può essere l’opportunità per aprire un nuovo dibattito sulla questione umana, sulla condizione umana. Ripensare le nostre categorie basilari, su cui si articola anche il linguaggio, può servire a superare quelle distinzioni tipiche di un certo modo di pensare l’umano, basato ancora sulla predominanza del Padre.

Cosicché sarà possibile parlare di condizioni, come ad esempio il “maschile” e il “femminile” levinassiani, che non si adattano a un genere, a un sesso, bensì sono espressioni di eventi, modi del rapporto tra uomini.

Non dovremo, in ultima analisi, adottare categorie di pensiero pregiudizievoli e retrograde, in quanto all’inizio del Nuovo Millennio l’uomo è ancora un essere pieno di scenari possibili, che necessitano di essere compresi e studiati. Ecco allora che è necessaria una nuova alleanza tra le scienza  e la filosofia per poter determinare meglio o addirittura superare questa feroce dicotomia che ci attanaglia: essere biologico/essere culturale.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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By on luglio 17th, 2017 in Articoli Recenti, Philo, Society

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