Domenico Fazzari e Francesco Messina: un dialogo in 80mq di silenzio

Domenico Fazzari e Francesco Messina: un dialogo in 80mq di silenzio

Domenico Fazzari e Francesco Messina: un dialogo in 80mq di silenzio
80mq di silenzio, work in progress

Fino al 1° ottobre lo Studio Museo Francesco Messina di Milano espone una grande opera pittorica site-specific di Domenico Fazzari (Mammola, 1970). Il maestoso dipinto si intitola 80mq di silenzio ed immortala l’abside della Chiesa di San Salvatore ad Africo, sulle pendici dell’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria. Domenico Fazzari, come in un grande affresco delle grandi stagioni artistiche dell’arte italiana, crea l’illusione della profondità, della concretezza, riflettendo sul senso del tempo, sulla brutalità e la bellezza commovente dei luoghi abbandonati, sulle rovine e la loro identità antica e contemporanea.

L’abside della chiesa di San Salvatore ricrea quella della ex chiesa milanese di San Sisto distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sono due luoghi sacri, lontani geograficamente, che hanno conosciuto la distruzione e l’abbandono, e che rivivono uno nell’altro attraverso il miracolo della pittura. Le due absidi sembrano ricalcate l’una sull’altra, ma con uno scarto temporale.

Lo Studio Museo Francesco Messina è un ambiente  ristrutturato in cui convivono antico e contemporaneo, sacro e profano. La scenografia di Fazzari mostra i muri scrostati, la luce che filtra attraverso le finestre rotte, l’avanzare del tempo e il perpetrarsi dello stato di abbandono. Una mucca in un angolo della scenografia, al pari di altri animali e uomini senza dimora, ha trovato un rifugio nella rovina. Un silenzio sacro avvolge il visitatore. Il religioso silenzio che segue il disastro, il profondo rispetto di fronte alla rovina, alla perdita, alla paura. Un rispetto che fa ammutolire, ma che fa crescere la voglia di riscatto, di ricostruzione, e la speranza che le cose cambino e che la vita possa essere migliore.

Nel dopoguerra la chiesa di San Sisto versava nelle stesse condizioni in cui versa oggi la chiesa di Africo, unica architettura sopravvissuta, come un nobile relitto, alla potenza devastante della natura.

Domenico Fazzari e Francesco Messina: un dialogo in 80mq di silenzioAfrico è un piccolo comune calabrese diviso tra passato e presente. Sulle pendici dell’Aspromonte si trovano i ruderi dei borghi di Africo Vecchio e di Casalnuovo. Tra le due guerre mondiali il paese versava in condizioni disastrose: una serie di sismi fece di Africo un ammasso di macerie e case diroccate, un paese isolato in preda al malcontento, in condizioni igieniche precarie e di povertà. Nel secondo dopoguerra la situazione rimase la stessa e subì un contraccolpo con l’alluvione del 1951. Africo e Casalnuovo, due paesi distrutti, crearono migliaia di sfollati, in maggioranza contadini. Una storia che l’Italia conosce bene. Cominciarono i lavori per costruire le fondamenta di Africo Nuovo, soprannominato il primo paese italiano senza territorio. L’insediamento della ‘ndrangheta e il mancato miglioramento delle condizioni di vita portarono a rivolte anche molto violente. Di una via d’uscita non sembrava esserci nemmeno l’ombra. Tra i ruderi di Africo Vecchio rimane, in stato di abbandono, la Chiesa di San Salvatore.

La storia della Chiesa di San Sisto a Milano, oggi sconsacrata, presenta alcune analogie con la chiesa calabrese. Fu fondata in età longobarda, ristrutturata per volontà di Federico Borromeo e soppressa in seguito alle riforme di Giuseppe II durante la dominazione asburgica. Durante la prima guerra mondiale diventò un magazzino militare, poi fu colpita dai bombardamenti del 1943, come gran parte del centro storico di Milano: la parete di fondo dell’abside fu completamente distrutta, mentre alcune tele, tra cui una tavola seicentesca di Carlo Preda, si salvarono. Nel 1969 lo scultore siciliano Francesco Messina ottenne il comodato della struttura, impegnandosi nel restauro della chiesa sconsacrata. Al secondo piano dell’edificio pose il suo studio. Nel 1974 l’artista donò al capoluogo lombardo alcune tra le sue opere più emblematiche, bozzetti, bronzi, gessi e cere da esporre permanentemente in San Sisto. Dal 1995, alla morte di Messina, la ex chiesa tornò al Comune di Milano, che ne seguì le volontà.

Domenico Fazzari e Francesco Messina: un dialogo in 80mq di silenzioL’arte immortala l’attimo sospeso, le lancette di un orologio che non farà più sentire il suo ticchettio. Può giocare con il tempo e con lo spazio, vedere mondi che non esistono più o che ancora non esistono. L’arte cerca di recuperare ciò che è stato perduto, ciò che l’uomo ha distrutto e ciò che all’uomo è stato portato via dalla natura, la cui potenza è capace di privare le sue creature di un rifugio e della pace. La pittura di Domenico Fazzari è in grado di restituire ciò che le parole non possono trasmettere. La paura, l’abbandono, la perdita, l’annientamento.

80mq di silenzio è una profonda riflessione sugli orrori del passato e dell’immobilismo moderno, in una città che è capitale della modernità e della dinamicità e che spesso cerca di sotterrare le sue brutture sotto la patina del progresso.

80mq di silenzio. Domenico Fazzari
Studio Museo Francesco Messina, Milano
Dal 7 luglio al 1° ottobre 2017

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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By on luglio 17th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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