LIMITI-CONFINI: la quinta edizione del Premio CRAMUM

LIMITI-CONFINI: la quinta edizione del Premio CRAMUM

LIMITI-CONFINI: la quinta edizione del Premio CRAMUM
Magdalena Abakanowicz, Nierozpoznani (2002)

Crema: ecco la traduzione dal latino di CRAMUM, una realtà no-profit ideata nel solco del think tank ama nutri cresci, progetto nato nel 2012 a opera di Sabino Maria Frassà e di numerosi intellettuali, dalla forte anima indipendente. La sua missione è infatti quella di informare in maniera libera su tematiche come salute, cultura e arte. A occuparsi dell’ultima è CRAMUM, il cui compito è sostenere iniziative artistiche di giovani italiani e stranieri mediante un omonimo Premio. Il 21 settembre 2017 si terrà la quinta edizione, grazie all’apporto di particolari partner e sponsor, tra i quali soprattutto la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano e il Comune di Milano.

Infatti il luogo in cui si terrà la “competizione artistica” sarà il Grande Museo del Duomo di Milano, che ospiterà per l’occasione una mostra internazionale curata da Sabino Maria Frassà, dal nome LIMITI-CONFINI. Essa presenterà le opere di 22 artisti provenienti da tutto il mondo, tra cui quelle di 12 artisti di fama internazionale e di 10 finalisti del Premio.

Come si può intuire dal titolo, la mostra è incentrata sull’importanza nel mondo contemporaneo dei concetti ontologici e antropologici di limite e confine. Essi hanno sempre rivestito una grande importanza per la definizione dell’umanità a livello scientifico e politico (nel senso più ampio del termine, ossia politeia come “fondamento dell’abitare”), ma oggi più che mai costituiscono essenze evidenti. Al punto da arrivare a estremizzazioni identitarie. Un fenomeno che avviene sia coi confini inter-nazionali, sia coi confini all’interno di una sola comunità: confini tra sub-culture diverse, confini tra individui diversi.

Matteo Fato, Autoritratto Blu di Prussia (2017)

Già i nomi internazionali hanno i presupposti teoretici-estetici per lambire artisticamente una tematica così cruciale. Basti pensare a Magdalena Abakanowicz (1930 – 2017), artista polacca che, prima con l’uso di materiali tessili negli anni Cinquanta e Sessanta e poi con l’impiego del bronzo e del legno, ha raffigurato la solitudine dell’uomo moderno e la repressione dei regimi totalitari. Analogamente lavora sull’individualità l’ungherese Zolt Asta (1974), che con i video, le fotografie e le installazioni va a scandagliare le varie epoche della memoria personale e collettiva, mettendone in evidenza le divergenze persino con la divisione in due o più parti di oggetti fisici. Ivan Barlafante (1967) pone invece l’accento sulla separazione tra mondo spirituale e naturale, chiarificandone i limiti nel mondo attuale.

A concentrarsi su enti specifici nella loro interezza, ma con fermi immagine isolati, sono Carlo Benvenuto (1966) e Laura de Santillana (1955): il primo fotografa tazzine, piatti, bicchieri e altri oggetti quotidiani collocandoli in sospensione su sfondi neutri, mentre la seconda si concentra sui vetri di Murano per esprimere un concetto di esclusiva ed eterea purezza. Matteo Fato (1979) reifica i limiti del linguaggio della pittura, con l’intento di presentarlo nella sua essenza basandosi sui giochi linguistici di Ludwig Wittgenstein. La pittura di Daniele Fissore (1947) entra invece nella mente dell’uomo contemporaneo, mettendolo in rapporto con la sconfinatezza dei paesaggi. Analogamente ha fatto Franco Mazzucchelli (1939), ma tramite la Land Art: prima con l’uso di gonfiabili in PVC chiamati Abbandoni, poi con le membrane di film in polietilene definite come Sostituzioni, Mazzucchelli è intervenuto più volte sullo spazio urbano e museale tramite opere che costringevano i fruitori ad accorgersi dei limiti del proprio movimento e a reinventare lo spazio stesso.

Franco Mazzucchelli, Sostituzione-Triennale (1973)

Di limiti in termini di azione tratta invece il serbo Ivan Grubanov (1976), che tramite le sue tavole rovinate dall’applicazione del fumo di sigaretta esprime la frustrazione per le difficoltà dell’uomo nell’ottenere reali cambiamenti politici. Il malese H.H. Lim (1954) sovverte invece il concetto odierno di “politica”, mettendo in luce il limite del potere delle persone comuni e dandosi a giochi linguistici di interazione tra diverse culture. Daniele Salvalai (1979) sceglie invece di andare all’essenza della materia vitale, studiando tramite la scultura e le installazioni site-specific i suoi processi di separazione e ricomposizione. Infine, il tema da cui parte ogni limite e confine: il corpo. Francesca Piovesan (1981) lavora infatti sul proprio corpo tramite la fotografia, evidenziandone le frammentazioni, il mutamento e la relazione coi confini spaziali.

Al fianco di questi nomi internazionali si avranno poi le opere dei dieci finalisti della quinta edizione del Premio CRAMUM: Alessio Barchitta, Alessandro Boezio, Andrea Fiorino, Francesco Casolari, Marco La Rocca, Giulia Manfredi, Dario Picariello, Pamela Pintus, Diego Randazzo, Sally Viganò. Non a caso il giorno dell’inaugurazione della mostra sarà nominato il vincitore del Premio, a partire da una giuria di esperti del settore cui farà parte anche la caporedattrice di ArtSpecialDay, Carlotta Gaia Tosoni.

LIMITI-CONFINI: Quinta edizione del Premio CRAMUM
A cura di Sabino Maria Frassà
Grande Museo del Duomo, Milano
Dal 21 settembre 2017 (inaugurazione gratuita, dal 22 l’ingresso costerà 3,00€)

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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By on luglio 16th, 2017 in Articoli Recenti, Mostre, Visual & Performing ARTs

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