Diari Immaginari - Dora Maar, la donna sopravvissuta a Picasso

Diari Immaginari – Dora Maar, la donna sopravvissuta a Picasso

Questa rubrica tenterà di dare delle risposte al silenzio che la storia per tanto tempo ha gettato sulle muse, mogli, amanti di grandi personalità. Tuttavia, per prendere le distanze dalla “Storia dei Manuali”, cercheremo di far rivivere la “Storia delle donne” attraverso la voce delle protagoniste, immaginando e facendo nostra la loro vicenda umana. Ora, aprite il diario, e tra le righe dei pensieri entrate nell’animo di chi ha fatto la storia in silenzio. Oggi tocca a Dora Maar.

Ritratto di Dora Maar

Dora Maar. Il mio nome si snoda elegante sulla targhetta dorata affissa sul portone di casa. La lettera D sembra un’ala di farfalla, pronta a staccarsi dal resto della parola e volare via. Mi fermo qualche istante prima di girare la chiave nella toppa. Il mio nome…quante volte è stato celebrato, invocato dalle masse! Idealizzato come se fossi una santa scesa in terra per chissà quale grazia! Il mio nome è divenuto epico come quello di figure mitologiche. Ma questo è avvenuto grazie al mio talento? Grazie alle mie doti artistiche? Alle mie foto? No, certo. Come Danae, celebrata nella mitologia per essere stata fecondata da Zeus sotto forma di pioggia dorata, così anche io sarò ricordata per aver accolto in me le “sacre carni”  di lui, il genio, il visionario, Pablo PicassoSei fortunata, mi dicono tutti. Ti ha scelta, ti ha dipinto, ti ha resa eterna con la sua arte. Ma non sanno di cosa parlano. Pablo non è un dio, è un mostro, un Minotauro. Un uomo a metà, che cerca vittime da sacrificare alla sua fame di sofferenza. Perché sì, Pablo Picasso si alimentava del male del mondo. Ciò che voleva dalle sue donne era che lo facessero soffrire fino a distruggerlo. Siamo tutte state vittime sacrificate al suo cammino di autoanalisi. Fernande, Eva, Olga, Marie-Therese, Francoise, Jaqueline, Dora. Ognuna di noi è stata per lui solo ciò che lui voleva vedere. Non mi ha mai conosciuta, ha cominciato ad amarmi dal primo momento che mi ha vista solo perché era innamorato della sua idea di me. Io ero simbolo del dolore. Gialla, verde, piangente, spigolosa. Il mio più grande dolore, la mia sterilità, era per lui la più grande gioia ed ispirazione. Ero il deserto che poteva fecondare senza che nascesse vita. Ero diversa da tutte le altre, morbide e feconde.

Foto di Picasso e Dora Maar
Foto di Picasso e Dora Maar

Pablo non vedeva i miei sorrisi. Nella sua mente, Dora non poteva sorridere. La mia felicità non gli serviva a nulla. La sua più grande dichiarazione di amore e stima è stata: «Non ho mai conosciuto nessuno utile quanto te».
Non mi riconoscevo negli innumerevoli ritratti che mi dedicava. Ero bella, giovane, innamorata. Troppo spesso diversa dalla sua idea. Pertanto, era necessario che io soffrissi. E quanto mi ha fatto soffrire! La sua più grande capacità è stata quella di illudermi di poterlo guarire. Mi rifiutava, mi umiliava, svalutava e offendeva la mia arte. Mi cacciava malamente, ingravidava donne, poi tornava sempre. Faceva passare giusto giusto il tempo necessario affinché mi abituassi alla sua mancanza, per ripresentarsi più irruento e passionale di prima. Era solo nella mia mancanza che mi desiderava. Quando c’ero, faceva venire a casa altre donne, ci dipingeva insieme, ci amava a turno. Un giorno mi presentò davanti Jaqueline gravida, come per dirmi, guarda, lei ha in grembo l’ultima opera d’arte di Picasso, tu invece non avrai mai questo onore. Ci hai sacrificate a te. Io, in qualche modo ti sono sopravvissuta. Ma nessuno esce illeso dal labirinto del Minotauro. La grande oscurità mi offusca ancora oggi gli occhi, le mie membra sono stanche, il mio cuore raggrinzito.

Apro la porta di casa. Davanti a me, appeso al muro, un mio ritratto. Dopo tanti anni, in quella figura spigolosa, arida, sofferente, finalmente vedo me stessa, Dora Maar.

Donna che piange

Dora Maar (Parigi, 22 novembre 1907 – Parigi, 16 luglio 1997) è stata una fotografa e autrice di fotomontaggi. Pubblica per la prima volta le sue foto nel 1930 e l’anno seguente lavora con il fotografo ungherese Brassaï. Nel 1931 apre uno studio fotografico con Pierre Kèfer Le sue foto vengono pubblicate su riviste prestigiose come Madame Figaro. Si distingue in particolare per i fotomontaggi realizzati sovrapponendo foto differenti. Donna dalla bellezza magnetica e dalla grande creatività, conosce Pablo Picasso dopo aver avuto una relazione con il poeta Georges Bataille. Tra i due nasce un rapporto morboso destinato a durare nove anni. Dora diviene amante e soggetto preferito dall’artista che , tuttavia, la sottopone  a vere proprie vessazioni psicologiche: lei può accedere al suo studio solo su invito, e spesso vi trova Marie-Therese Walter, altra donna di Picasso; l’artista svaluta la sua attività fotografica per convincerla a passare alla pittura e poi deriderla; la ripudia per la giovane Francoise Gilot ed anche durante il matrimonio con Jacqueline Roche continua a cercarla e desiderarla. La “malattia d’amore” per un uomo che non le dà pace la costringe a sottoporsi a una terapia psichiatrica che prevedeva l’elettroshock. Muore il 16 luglio del 1997, più di 20 anni dopo Picasso. Di sé dirà «Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone».

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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By on luglio 16th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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