Il Vortice Filosofico – L’amicizia ritrovata: un’emozione difficile per il nostro tempo

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Il Vortice Filosofico – L’amicizia ritrovata: un’emozione difficile per il nostro tempo

amiciziaIl XXI secolo è ad un tempo l’epoca del disagio sociale diffuso e quella della proliferazione dell’amicizia: come è possibile una tale contraddizione? Zygmunt Bauman sosteneva di aver risposto ad un utente Facebook che si vantava del suo aver stretto 500 amicizie in un giorno di non averne fatte un tale numero nemmeno in 86 anni: ma cosa è mutato nella concezione del rapporto amicale? In che modo la nuova socialità multimediale e il lifesyle contemporaneo hanno modificato l’emotività legata all’amicizia?

Che l’amicizia sia un problema centrale nell’analisi dell’esistenza degli esseri umani, una delle grande questioni della filosofia, insomma, lo testimonia il fatto che ad essa hanno rivolto la propria attenzione sia filosofi che pensano l’uomo come naturalmente sociale, ad esempio il greco Aristotele e il latino Seneca, sia teorici della solitudine e dell’asocialità del calibro di Schopenhauer e Nietzsche. L’aspetto curioso e davvero interessante è che nella vicenda trasversale e plurimillenaria dell’amicizia, essa attraversa infatti la storia della filosofia dagli albori al tardo Novecento, pressoché tutto il pensiero sia stato concorde nel delineare una certa elitarietà ed esclusività del rapporto amicale: gli amici, positivamente o negativamente intesi, sono da sempre pochi e rari. In questa logica sedimentata, il XXI secolo, con l’avvento delle amicizie online e la marcata diffusione di un crescente disagio sociale, è una vera e propria cesura epocale: l’uomo medio occidentale sembra incapace di sentire la differenza tra l’amicizia e la conoscenza, tra una intensa comunione emotiva e una dinamica di rapporto funzionale a prospettive ulteriori. Non si sa distinguere tra la rete di contatti, la cui importanza non è discutibile, e lo spazio del cuore che si apre nel darsi di un’amicizia.

amiciziaIl passaggio fondamentale che l’era social ha promosso consiste nello sradicamento dell’idea di complessità e difficoltà connesse all’amicizia: da fragile fiore che richiede mille cure ed attenzioni l’amico è divenuto lo strumento della propria affermazione sociale sotto molteplici punti interpretativi. Il concetto che la classicità e che la filosofia in genere hanno veicolato per secoli e che sembrava in certa misura non scalfibile, è ora del tutto rovesciato: quantità, rapidità, visibilità e funzionalità sono le nuove parole d’accesso alla sfera sociale. Dire che i social media rappresentano in modo perfettamente antitetico l’amicizia non è qualcosa di troppo azzardato: laddove Cicerone parlava di «eternità dell’amicizia» e sosteneva che «degno di amicizia è colui che ha dentro di sé la ragione di essere amato», noi abbiamo sostituito un tasto recitante rimuovi dagli amici. Il nostro tempo si è confuso sulla complessità dell’essere amici: siamo illusi del poter applicare le categorie della modernità economica e tecnologica anche alla sfera emotiva, senza renderci conto che questo tentativo sta andando pienamente a vuoto, alimentando piuttosto la psicosi dell’indifferenza e della solitudine. Oggi non si cercano amicizie bensì amici da sfoggiare, come se essi potessero funzionare allo stesso modo dei bei vestiti e delle macchine lussuose; ed è in tale logica che anche i doveri di ciascuno verso l’altro detto “amico” si riducono all’osso: se Wolfgang Goethe pronunciasse oggi la frase secondo cui «è meglio ingannarsi sul conto degli amici che ingannarli», con tutta probabilità verrebbe scambiato per pazzo o per romantico incastrato nell’ideale di sensibilità del mondo.

amiciziaL’amicizia è una cosa davvero difficile: un’attività che richiede tempo, energie e umanità, ovvero tutte le componenti meno disponibili nella nostra epoca; alzato il velo del commercio frenetico quotidiano, del correre qua e là senza pensare mai al motivo della propria maratona, si staglia tutta la solitudine in cui l’uomo contemporaneo è incastrato. Lontani dal voler impalcare un’apologia dell’amicizia, da sempre piena di impervie, difficoltà, punti oscuri e debolezze, si vuole sostenere che la nostra sia sempre di più una solitudine sociale: la coltre che ricopre l’amicizia genuina ha nascosto anche l’importante valore del saper stare soli con se stessi, restituendo un esercito di incapaci sotto una duplice prospettiva. Non sappiamo stare da soli, ma altrettanto non siamo in grado di generare e curare amicizie davvero profonde. Questa medietà acuisce la sofferenza psicologica e incrementa lo spaesamento delle nuove generazioni: manca nel nostro mondo una seria educazione emotiva, che non è affatto una pratica banale o scontata; come la mente va allenata a pensare, così il cuore va sviluppato nella direzione dello scambio umano più genuino. Scommettere sul tema dell’amicizia, riscoprendo certi valori tradizionali e improntando serie critiche alla modalità social, è una via possibile verso la promozione di una socialità più comprendente, in grado di donare una certa misura di serenità all’uomo d’oggi, capace, in altre parole, di combattere l’imperante psicosi della disumanizzazione.

Come diceva Schopenhauer, «chi è amico di tutti non è amico di nessuno».

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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