Piero di Cosimo, una scoperta irrinunciabile

Lezioni d’Arte – Piero di Cosimo, una scoperta irrinunciabile

Lezioni d'Arte – Piero di Cosimo, una scoperta irrinunciabile
Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra (1483 circa)

La storiografia a mio avviso non gli ha dato il giusto riconoscimento, perché un posto tra i meravigliosi ingegni del Rinascimento lo merita anche lui, Piero di Cosimo (Firenze, 1461 circa – 12 aprile 1522), che invece rimane conosciuto solo ai più. Forse perché rispetto agli artisti a lui contemporanei era quello con il carattere più introverso, burbero e a tratti anche anomalo. O forse anche perché rimase lontano dalla famiglia Medici.

Fiorentino doc, non abbandonò mai la città né tanto meno la casa in cui visse. Tutta un’esistenza passata in solitaria in compagnia solo delle sue passioni. L’unica persona a lui legata fu il pittore Cosimo Rosselli, considerato come di famiglia, che lo aiutò nelle commissioni più importanti e lo portò all’interno del cantiere della Cappella Sistina. È per questo che passò alla storia come Piero “di Cosimo”.

Oltre alla parentesi romana, nel 1482, tutta la sua produzione gira intorno a Firenze, il suo grande punto fermo. Viaggiava soltanto con la fantasia, in un mondo inventato. Vasari, che si diverte molto a raccontare della vita bizzarra di Piero, parla dei suoi castelli in aria e della sua unica amica, la solitudine. Racconta di Piero di Cosimo come un uomo imbruttito e selvaggio, che non curava la casa o il giardino e lasciava che tutto facesse il proprio corso senza intervenire e migliorare nessuna cosa. Tutte le committenze che otteneva, le concordava sull’uscio della porta di casa e chiuso all’interno del suo studio creava immagini solo con l’uso della fantasia. Viaggiava anche lui, a suo modo, ma all’interno delle mura domestiche, a lui tanto familiari.

Lezioni d'Arte – Piero di Cosimo, una scoperta irrinunciabile
Piero di Cosimo, Liberazione di Andromeda, autoritratto

Nonostante questa chiusura personale, l’arte di Piero di Cosimo è una formidabile unione di stili moderni. Temi mitologici e sacri che soltanto un grande appassionato e studioso poteva creare, cosa che invece non fu. Il mondo che proietta sulla tela, il suo estremo realismo, deriva da una profonda capacità di osservazione tipica delle personalità taciturne. Per questo Piero è una formidabile scoperta, un’alternativa estrosa in un’arte ufficiale e omogenea.

Al primo sguardo dalle sue opere scaturisce sempre un senso di meraviglia e di curiosità, perché alcuni dipinti profani sono dei veri e propri enigmi da decifrare. Questo ha reso Piero di Cosimo terreno fertile per gli studiosi di iconografia.

Uno dei suoi primi dipinti, oggi ad Hartford, era stato erroneamente interpretato come Ila tra le ninfe poiché soggetto era un giovanetto spaesato, circondato da fanciulle di estrema bellezza. In realtà da un’attenta osservazione si capisce che sono assenti gli elementi identificativi del mito di Ila: non ci sono recipienti d’acqua, né l’ambientazione di un bosco. Inoltre le fanciulle sembrano più sorprese di vedere il giovane che intenzionate a rapirlo. Stanno, infatti, tutte interrompendo le loro quotidiane attività per andargli incontro ed aiutarlo.

Lezioni d'Arte – Piero di Cosimo, una scoperta irrinunciabile
Ritrovamento di Vulcano, 1500 – 1505

Senza dubbio il dipinto di Piero di Cosimo ritrae invece l’episodio del Ritrovamento di Vulcano, dopo che venne scaraventato dall’Olimpo e trovò rifugio nell’isola di Lemno. Tutto trova senso associando questo dipinto ad un altro dell’autore, che ha le stesse dimensioni e il medesimo stile, e ritrae Vulcano come maestro dell’umanità. Sicuramente le due tele, in origine, erano parte della serie di Storie di Vulcano, realizzate da Piero per un committente privato.

Il tema è anche caro all’artista che sembrava proprio voler vivere in stretto contatto con la natura, come nella fase più antica della storia umana. Una sorta di età della pietra che Vasari nel suo racconto sottolinea più e più volte, caricando Piero di Cosimo dell’immagine di un uomo più bestiale che umano.

Un peccato che Vasari nelle sue Vite ci abbia lasciato solo quest’immagine primitiva e scontrosa di un pittore eccezionale come Piero di Cosimo, senza dubbio se avesse lasciato parlare le sue opere la storiografia e i musei avrebbero apprezzato molto di più questo artista, così originale e curioso.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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By on luglio 15th, 2017 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

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