Stupro a pagamento, la prostituzione raccontata da Rachel Moran

Stupro a pagamento, la prostituzione raccontata da Rachel Moran

Stupro a pagamento, la prostituzione raccontata da Rachel Moran
Rachel Moran

Rachel Moran è un’elegante donna di 41 anni, portavoce internazionale dei diritti delle donne e scrittrice. I suoi occhi sono azzurri e profondi come il cielo, il suo sguardo è fiero. Ma non è stata sempre così. Per anni, il suo sguardo è stato rivolto verso terra, velato dall’umiliazione e dalla vergogna. Per anni Rachel è stata una prostituta. Ed ora ha deciso di raccontare la sua storia nel libro Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione, edito dalla Round Robin editrice. Un titolo provocatorio, che esplica pienamente la posizione dell’autrice: la prostituzione deve essere abolita.

Già nel 2015 in un articolo sul New York Times la Moran aveva espresso il suo sconcerto davanti al favore di Amnesty International alla depenalizzazione della prostituzione, finalizzato (recita la proposta dell’organizzazione)  a tutelare «lo scambio consensuale di prestazioni sessuali a pagamento» per tutelare i diritti delle donne in quanto «la criminalizzazione espone le lavoratrici sessuali a un rischio di abusi più alto». Ed è proprio nella dicitura di “scambio consensuale” che per la Moran la proposta di Amnesty risulta inaccettabile. Per dimostrare come mai, se non solo in alcuni casi eccezionali, la prostituzione possa essere definita davvero consensuale, Rachel porta la sua testimonianza.

Rachel Moran nasce negli anni settanta a Dublino. La sua non può essere davvero chiamata “famiglia”: sua madre è schizofrenica, suo padre è bipolare e si suicida quando lei ha appena quattordici anni. Ancora bambina si ritrova senza padre e con la madre stravolta da un crollo psicologico. È completamente sola al mondo. Incapace di rubare, per vivere decide di mettere in vendita l’unica cosa che ha: il suo corpo. Decide…o sarebbe meglio dire, è costretta? Ha quindici anni, non ha nemmeno più una casa, non ha istruzione, non ha un curriculum. È ai margini della società da quando è nata, e fino ai ventidue anni continua a rimanere al margine: al margine tra la sanità mentale e la pazzia, tra la vita e la morte, ai margini delle strade irlandesi. Ogni notte viene assunta anche dieci volte, comincia ad assumere cocaina come molte sue compagne, per non sentire il dolore e l’umiliazione. Per non sentirsi.

Stupro a pagamento, la prostituzione raccontata da Rachel MoranNel 2000, il nuovo millennio segna l’inizio della sua rinascita. Dice basta a quel mondo, con fatica comincia il suo inserimento nella società. Il suo passato non diventa un peso, ma è il punto di partenza per essere la donna determinata che è oggi, è ciò da cui partono le sue battaglie.

La storia della Moran fa riflettere sul labile confine tra consenso e necessità. Ognuno è padrone del proprio corpo,si potrà ribattere. Ma il perbenismo non si addice alle istituzioni: il loro vero obiettivo deve essere tutelare i diritti umani di donne che, anche con una partita IVA, li vedrebbero quotidianamente calpestati. E tra questi diritti c’è  proprio avere pieno controllo sul proprio corpo, un bene invendibile, il cui commercio deve essere valutato alla stregua del commercio schiavistico. Perché, se da una parte c’è un uomo che mosso da impellente necessità fisica e dotato di sufficiente denaro da poter usare “per appianarsi la coscienza” mentre sfoga i suoi impulsi e dall’altra c’è un corpo dato in affitto, unica risorsa di una donna emarginata che addirittura arriva ad assumere droghe per non sentire cosa le viene fatto… risulta davvero difficile parlare di “consensualità”, ma l’unica definizione che viene in mente è quella usata dalla Moran nel titolo del suo libro.

Chiara Di Giambattista per MIfacciodiCultura

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By on luglio 13th, 2017 in Articoli Recenti, BOOK Crossing, Society

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